archivio 04/2010

EDITORIALI

Vivere in Kenya secondo me

"si può anche rinunciare alle domande, basta conoscere qualche risposta"

29-04-2010 di Freddie del Curatolo

Vivere in Kenya, per un occidentale, è innanzitutto una scelta.
Significa abbandonare la propria patria, allontanarsi dalle proprie radici, lasciare parenti, amici e abitudini che ci hanno affiancato sin dalla nascita.
Ma vivere in Kenya significa (e deve significare) anche avvicinarsi ad un’altra civiltà, un’altra cultura, un altro modo di vivere.
La storia del Vecchio Continente ci ha insegnato che quando ci troviamo in presenza di popolazioni che riteniamo più “indietro” di noi, magari perché mangiano con le mani o non hanno ancora dimestichezza con le ultime invenzioni della scienza e della tecnica, tendiamo a trasmettere le nostre cognizioni e fantastichiamo che quella sia superiorità. 

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EDITORIALE

Era meglio la Pasqua bassa...

Malindi, per capire devi venire! (non male come slogan, vero?)

02-04-2010 di Freddie del Curatolo

Dice che in Kenya una Pasqua vale l’altra, che come sempre il sole sorge alle 6.21 e tramonta alle 18.26, i santi del weekend sono Venerdì (un parente bantù) e un certo L. Dell’Angelo.
A Malindi però c’è una differenza spropositata tra la Pasqua Alta e la Pasqua Bassa.
Non si tratta di attendere più a lungo la resurrezione di Gesù, anche perché da queste parti siamo abituati alle attese estenuanti.
La Pasqua “pole pole” semplicemente va fuori stagione e quasi nessuno ne approfitta per farsi una vacanziella sulla costa keniota. In Egitto, schivando le manifestazioni di piazza e un improbabile attentanto a Sharm dove risiede la famiglia Mubarak, inizia a far calduccio e le offerte per la vacanza di una settimana equivalgono al prezzo di un biglietto di sola andata in treno da Sesto Calende a Bassano del Grappa.

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ARCHIVIO

Aprile 2010

Tutte le notizie del mese

01-04-2010 di redazione


Costa, tapiro per i soldi mai mandati in Kenya
Il Tapiro d'oro di Striscia la notizia stavolta è andato a Edoardo Costa che «per anni con la sua associazione onlus C.I.A.K. non ha inviato tutti i fondi raccolti per i bambini del Kenya, ai quali hanno provveduto con una raccolta i telespettatori di Striscia». Lo rende noto un comunicato del Tg satirico di Canale5 dove si precisa che i fondi raccolti per anni da Edoardo Costa, «non sono stati inviati totalmente agli enti beneficiari, a favore dei bambini poveri nel mondo, ma l'unico obiettivo era di farsi pubblicità attraverso la vendita di cataloghi fotografici. I piccoli del Kenya, dei quali Costa aveva promesso di occuparsi, sono stati aiutati invece dai volontari dell'associazione 'La Prima Stellà e dal contributo dei telespettatori di Striscia, che hanno permesso di raccogliere gli aiuti necessari per il sostentamento di tantissimi bambini disabili». «Ho fatto tante cose - ha detto Costa a Valerio Staffelli - tante buone e tanti sbagli»(01/04/2010)

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