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Agosto 2009

Tutte le notizie del mese

01-08-2009 di redazione

Full Moon Party al Lost
L'appuntamento con l'emozione è fissato per giovedì 3 settembre. Una sorta di festa di fine stagione, ma soprattutto sarà la luna piena a fare la parte della protagonista. Il Lost Lounge Bar organizza il Full Moon Party, serata sulla spiaggia, a due passi da mare, dove sorge il "chiringuito" più famoso della costa nord, con musica chill-out sempre aggiornata e un'atmosfera che unisce la magia africana con il divertimento, la classe e la qualità europea. Nel locale sulla spiaggia del Lawford's Hotel, Giancarlo Trentavizi, maestro di cerimonia del Full Moon Party, attende turisti e residenti dalle 23 (ingresso Kshs. 500 per i residenti, Kshs. 1000 per turisti). C'è da scommettere che sarà un'altra serata "de fuego" come la splendida notte di ferragosto, e non solo per i falò sulla spiaggia.(31/08/2009)

Inaugurato l'ospedale "italiano" di Gede.
Grande giorno, oggi sulla costa keniota. A Gede si apre il sipario su una delle più grandi opere pubbliche che gli italiani che frequentano e amano il Kenya abbiano mai approntato. Si tratta del nuovo ospedale di Gede, il cui primo lotto di lavori è stato inaugurato ieri mattina alle dieci, alla presenza del Ministro della Salute keniota James Gesami, del parlamentare ed ex sindaco di Malindi Gideon Mung'aro e della responsabile sanitaria provinciale, Dottoressa Anisa Omar. 
Con loro il presidente della Onlus Karibuni Gianfranco Ranieri e alcuni soci dell'organizzazione no profit comasca che è lo sponsor maggiore di questo grandissimo sogno divenuto realtà, alla cui costruzione, con materiali e donazioni, ha partecipato buona parte dell'imprenditoria italiana di Malindi e Watamu. 
Si tratta di una struttura moderna che sarà ultimata nel febbraio 2010 e che per ora vedrà attivo il pronto soccorso. "Tra i tanti progetti che abbiamo messo in campo da quattro anni a questa parte - spiega Ranieri - il nosocomio di Gede è senz'altro il più importante, una struttura che aiuterà tutto il distretto e che avrà organizzazione e assistenza del tutto europea. Dobbiamo ringraziare le istituzioni locali che ci hanno agevolato e molti italiani che vivono sulla costa keniota che, chi più e chi meno, hanno creduto nella forza di questo sogno e ci hanno dato una mano".(30/08/2009)

Premiato il "microonde" di cartone da 5 euro inventato in Kenya.
L'invenzione dell'anno arriva dal Kenya. Si tratta di un forno ad energia solare che costerà la bellezza di cinque euro. Per questa invenzione il residente keniota (ma norvegese di nascita) John Bohmer, ha vinto il Climate Change Challenge, premio indetto annualmente nientemeno che dal Finantial Times.L’invenzione dello scandinavo-keniota Bohmer è stata ribattezzata "Kyotobox" e si compone di due scatole di cartone, infilate una nell’altra. Quella esterna è foderata di carta argentata, quella interna è dipinta di nero. Messo al sole, questo rudimentale forno si riscalda quel che basta per far bollire litri d’acqua e cuocere il pane. Il dispositivo può essere prodotto in qualunque scatolificio con costi irrisori, senza bisogno di modificare i macchinari. Una fabbrica di Nairobi già prevede di confezionarne due milioni e mezzo di esemplari in un mese. In termini pratici, la diffusione del forno solare potrebbe significare la salvezza per milioni di bambini africani che ogni anno muoiono per aver bevuto acqua infetta. Inoltre, abbattendo la necessità di legna, potrebbe ridurre il problema della deforestazione.
«Ci sono scienziati che lavorano per mandare la gente su Marte», dice Bohmer con una punta di orgoglio. «Io ho cercato qualcosa di più semplice e popolare». Bohmer ha battuto la concorrenza di altre trecento idee ammesse al concorso.(29/08/2009)

Presentato "Shamba".
La cornice era proprio da "La mia Africa", l'incantevole e curato giardino del Mwembe Resort, il bar del Ristorante Lorenzo Il Magnifico. Qui è stato presentato giovedì pomeriggio "Shamba", il romanzo della residente malindina Claudia Peli che esordisce nella scrittura con una storia coinvolgente piena di passioni e drammi, ambientata a Malindi negli ultimi vent'anni'. "Shamba è la storia vera di un ragazzo keniota che ho conosciuto - ha raccontato l'autrice - non si chiama Mwalimu come il protagonista di "Shamba" ma ha fatto le stesse cose. Il resto è frutto dell'esperienza di sei anni in questo Paese di cui mi sono innamorata e nella voglia di ascoltare anche le storie di questo popolo". Ma il romanzo della giovane bresciana non è solo questo, è uno spaccato di vita malindina tra la difficoltà di un'integrazione difficile e lo scontro tra sogni e bisogni. Un libro da leggere tutto d'un fiato, scritto volutamente con un linguaggio semplice e scorrevole e ricco di spunti e considerazioni che nascono spontanee nelle azioni e nei sentimenti dei protagonisti. "Una storia buonissima per un film - ha detto il produttore cinematografico Luciano Martino, presente alla serata - se un regista africano lo potesse girare, sarei pronto ad acquistarlo per l'Italia". Le cinquanta copie portate da Claudia a Malindi sono andate a ruba. In Italia si può ordinare in internet, al sito della casa editrice, www.starrylink.it(29/08/2009)

I racconti di Camilla Bush Company/6 "Sapiens fino a che punto?"
Osservare gli animali in safari non significa solamente  avvistarli e fotografarli. Molto spesso, in maniera inaspettata e piacevole per i miei ospiti, il trovarsi di fronte ad un branco di impala o ad una famiglia di elefanti significa entrare per un attimo nella storia delle loro vite, negli intricati rapporti sociali e di parentela, trovarsi di fronte a comportamenti apparentemente privi di senso ma dettati da validissime motivazioni che mai ci saremmo aspettati in “caprette” in versione “wild”.
L’emozione dei primi incontri , con la fretta di avvistare tutto e subito, di fotografare meglio possibile, lascia poco spazio ad una analisi di cosa e perché stanno facendo e di chi rappresenta cosa nel branco o della situazione che abbiamo di fronte agli occhi. Quindi di solito durante i primi incontri mi limito a dare pochissime spiegazioni agli ospiti, lascio che sia l’incontro stesso a dettare le emozioni, che la vista si abitui alle forme nascoste dietro ai cespugli, e solo quando negli incontri successivi li vedo fotografare con più calma e prendersi il tempo di cominciare ad osservare anche con il binocolo, allora comincio a fare domande io agli ospiti, a chiedere perché quel maschio di impala se ne sta a margine del gruppo oppure se è maschio o femmina l’elefante più grosso di un branco….Non voglio certo valutare il grado di preparazione dei miei ospiti o capire quanti documentari abbiano visto prima di venire in safari, voglio semplicemente solleticargli la mente sul fatto che chi abbiamo di fronte non è solo un magnifico esemplare di uno dei tanti innumerevoli abitanti del bush, ma che è un elemento con un preciso ruolo nella vita dei suoi simili, con delle priorità , degli intenti, uno scopo e una funzione, che non se ne sta lì a far niente
,
SEGUE DALLA PRIMA
ma soprattutto che tutti i suoi comportamenti , molti comprensibili anche da noi, hanno una funzione ben precisa nel grande spazio del mondo selvaggio. Ha quindi una età, che varrebbe la pena valutare se possibile, ha una posizione sociale, che difende o dalla quale deve difendersi, gestisce un patrimonio, che può essere sotto forma di territorio o di femmine, ha delle speranze come allevare un figlio o assumere la guida di un gruppo e via dicendo …. All’improvviso l’animale di fronte a noi viene ad assumere una sembianza molto meno impersonale e veniamo tutti , per il breve attimo in cui siamo con lui, coinvolti nella sua vita. Non voglio certo umanizzare gli animali, i loro comportamenti non vanno mai ricondotti a quelli umani, così facendo si forzerebbero delle interpretazioni allontanandosi dal vero significato delle loro azioni, e dal momento che già i documentari troppo spesso “romanzano” alcune situazioni famigliari per fare più presa sul pubblico, non voglio cadere nello stesso errore e cerco di spiegare nel modo più coerente possibile quali siano i loro comportamenti. Ma nello spiegare questo, anno dopo anno, situazione dopo situazione, mi sono resa conto che in effetti molti comportamenti una volta analizzati ed osservati più e più volte trovano molte similitudini con i nostri. Quello che dovrebbe un momento di spiegazione scientifica molto spesso diventa così un momento divertentissimo in cui ognuno di noi si ritrova per un attimo nelle scornate dei due impala, nella ramanzina fatta da mamma elefantessa al piccolo disobbediente o nella spulciatura sociale dei babbuini. 
Ed ecco che immancabilmente la simpatia dell’ospite single scapolo incallito va immediatamente al piccolo e giallo uccellino tessitore, il quale con pazienza certosina e capacità di abile artigiano e ingegnere tesse e tesse e continua a tessere filando un piccolissimo e perfetto nido sferico con una deliziosa entrata rivolta in modo che non entri il vento prevalente, spesso ne fa anche più di uno per dare più possibilità di scelta alla futura sposa e una volta osservato il lavoro e ritenutosi soddisfatto si mette in bella mostra sul nido mostrando orgoglioso il suo invidiabile colore giallo e la sua opera perfetta pronta ad ospitare la più dolce delle uccelline tessitrici. Ed ecco che spesso accade l’inaspettato….con fare deciso ed arrogante la dolce uccellina valuta il maschio , se lo ritiene all’altezza passa a valutare il nido , all’esterno, all’interno, lo visita con cura per vedere se davvero il pretendente sappia il fatto suo. Se dovesse trovarlo di suo gradimento acconsentirà a metter su casa con il maschio e vivranno felici e contenti con qualche ovetto da covare, ma se per qualche motivo l’opera architettonica del poverino non dovesse essere all’altezza dei gusti di lei, allora l’uccellina non solo se ne andrà a cercarsi un altro maschio più promettente ma prima di andarsene distruggerà il faticoso lavoro del tessitore, lasciandolo con la casa sfasciata e depresso nelle sue piume gialle. A questo punto qualcuno fa commenti, c’è chi arriva a tirare in ballo ex fidanzate e spesso le mogli pensano che sarebbe il caso di riproporre quei lavori in terrazzo che vengono sempre bocciati dal marito troppo poco interessato alla casa…..e a quel punto che dopo avere illustrato la vita dei simpatici volatili passo all’ultimo affondo assicurando ai miei ospiti che “..ovviamente c’è sempre un perché nei comportamenti degli animali, in questo caso è certo che le azioni della femmina , per quanto apparentemente non troppo gentili, servono a far si che nessun tessitore non abbastanza abile possa fare figli, in questo modo la natura si assicura una progenie di tessitori validi dal punto di vista architettonico….”  Inutile dire che a questo punto il single incallito simpatizza in pieno con il poveretto piumato , ma in quanto umano arriva a sentirsi superiore al volatile che ancora è legato questo cerchio perverso di trovar moglie a tutti i costi e per un attimo le sue monoporzoni da scongelare al microonde non gli sembrano più poi così male…..! Diversa è invece la situazione quando trovandoci di fronte ad un branco di impala comincio a spiegare la struttura dell’harem. Un solo maschio dominante proprietario dell’intero branco di impala, unico maschio adulto del gruppo, nel branco sono presenti solo maschi cuccioli e le madri, tutte “mogli” dell’unico capo. A questo punto c’è sempre qualche uomo in auto che entra in sintonia col capobranco definendolo “beato lui” oppure “lui si che ha capito come si fa….!” , io allora lascio parlare, lascio che si gonfi tutto il maschilismo che la scena degli impala suggerisce e quando i miei interlocutori sembrano soddisfatti e osservano il fiero maschio in mezzo alle sue femmine allora svelo l’improbabile, e cioè che quello che sembrerebbe essere il gallo del pollaio in realtà è solo una povera antilope che deve fare un lavoro davvero duro, ovvero svolgere mansioni da cane da pastore, in quanto le femmine tendono a disperdersi rischiando di essere prese da branchi di altri maschi, e quindi gira e gira intorno al branco senza pace richiamando all’ordine le femmine più indisciplinate, deve inoltre cacciare lontano dal branco quei giovani maschietti adolescenti che vorrebbero rimanere nella tranquillità del branco insieme alle madri ma che ormai sono troppo cresciuti e troppo maschi per i suoi gusti, deve poi tenere lontani gli scapoli che continuamente si avvicinano alle femmine e quindi oltre che mantenere un’attenzione costante deve rincorrere e minacciare tali scapoli tutto il giorno, infine deve continuare a marcare il territorio durante i loro spostamenti e sorvegliare i dintorni in quanto responsabile della sicurezza del branco, e , cosa più difficile di tutte ,deve affrontare i maschi sfidanti che duellano con lui per rubargli il posto, e ovviamente in tutto questo appena ha un attimo di tempo deve accoppiarsi con le femmine in calore. In questo continuo lavoro durissimo il poveretto non ha praticamente tempo per nutrirsi e ruminare come dovrebbe e questo comporta una perdita di tono muscolare che nel giro di un paio di mesi solamente lo vedrà lasciare il posto ad un maschio più forte che lo ha battuto in duello. In tutto questo le femmine continuano a brucare pacifiche senza interessarsi del carosello di maschi che si alternano a capo dell’harem, consce del fatto che comunque in qualunque momento ci sarà sempre il maschio migliore a disposizione. I poveri maschi faticano per conquistare il posto di capo harem, faticano per le mansioni che a quel punto gli competono e dopo un brevissimo tempo se ne vanno sconfitti ed umiliati. Non un gran che per essere un “beato lui”….. Tutto questo è spiegabile perché in natura tutte le femmine sono preziose per procreare mentre di maschio ne basta uno ma buono, anzi più è feroce la selezione e peggiori le prove che deve affrontare e maggior sicurezza si ha che sia proprio lui a dover essere il padre della futura generazione. Questa spiegazione fa sempre torcere il naso a chi si proponeva per il fan club del capobranco, è un po’ come ammettere che sarebbe meglio un Brad Pitt per tutte , rapidamente sostituito da uno migliore quando non è più in tono….
Ma è quando ci troviamo a tu per tu con tutta una truppa di babbuini che le similitudini tra i nostri e i loro comportamenti saltano agli occhi di tutti. Le grida atterrite dei piccoli spaventati dalla nostra presenza e le madri che subito accorrono a prenderli e coccolarli fanno sorridere tutti ma è quando svelo qualche particolare sulla loro vita sociale che improvvisamente sembrano tanto simili a noi non solo per il modo di sedersi o di grattarsi la testa…. Il fatto che nella complicata scala gerarchica che governa le loro vite ci sia un “diritto di nascita” lascia piuttosto esterefatti i miei ospiti che improvvisamente si rendono conto che esistono favoritismi e rispetto acquisiti non sempre per merito quanto piuttosto per nascita da una femmina dominante. E così un figlio stupido e debole di una femmina dominante potrà essere più protetto e più in alto nella scala sociale rispetto a quello più sveglio e capace di una femmina di grado inferiore….fa riflettere…. E che dire del divertente spettacolo del momento del grooming , in cui tutti i babbuini si spulciano a vicenda con grande impegno dello spulciatore e grande soddisfazione dello spulciato…. Chi è di grado superiore si fa spulciare da uno di grado inferiore, le femmine spulciano i grandi maschi e tutti spulciano i piccoli, un vero e proprio ordine di spulciatura che peraltro assume più una funzione sociale che non igienica appunto… addirittura se un babbuino è molto più in alto nella scala gerarchica rispetto a chi vorrebbe spulciarlo potrebbe impedire a quest’ultimo di dedicarsi a lui, e a questo punto c’è sempre chi tra gli ospiti con aria pensosa riflette su chi in ufficio potrebbe spulciare e chi impedirgli di farsi spulciare da lui…..
E che dire delle liti tra cercopitechi , quando due clan di queste simpatiche scimmiette si incontrano su una linea di confine o se un gruppo sfida apertamente l’altro entrando nel suo territorio allora si scatenano delle faide terribili con litigi anche piuttosto violenti. In questi momenti di baruffa totale in cui tutti sono impegnati a litigare, spesso gli ultimi del branco, i reietti perché appena arrivati o deboli o colpevoli di qualche malefatta nel branco , spesso non partecipano alla lite ma nella confusione cercano di stringere i rapporti con i reietti dell’altra fazione , così che in caso di futura malaparata dalla loro parte possano sempre avere “amici” tra gli avversari tramite i quali magari essere introdotti nel nuovo branco….. chi non conosce qualcuno così…??...
Lasciando stare i primati,più simili a noi, anche l’osservazione del comportamento dei grandi felini fa spesso riflettere. Spesso nei documentari vediamo l’orribile uccisione dei piccoli di leone da parte di leoni maschi nuovi proprietari del branco. I nuovi arrivati uccidono tutti i piccoli leoncini per eliminare i figli degli sconfitti e mandare in calore nuovamente le femmine e sostituirli con la loro stessa progenie. Ogni cambio di proprietà del branco costituisce dunque un forte stress per le leonesse che hanno tutta la convenienza a far si che i leoni maschi attualmente capi le difendano al meglio dall’attacco di nuovi arrivati. In cambio di questa protezione le femmine cacciano spesso al posto dei maschi lasciandogli prendere la possibilità di mangiare per primi, ma fanno anche molto di più, qualcosa che sembra avere a che fare molto da vicino con una sorta di malizia femminile…..poichè i maschi per difenderle devono essere sempre presenti, è essenziale che mantengano sempre l’interesse nei confronti del branco, rimanendo il più possibile nei paraggi, e quale miglior modo di trattenerli se non col sesso?....di tutti i frequenti calori che presentano le leonesse , calori seguiti da qualche intera giornata col maschio con innumerevoli accoppiamenti, sembra che solo pochissimi siano veri calori seguiti da ovulazione, il più delle volte si tratta appunto di finti calori all’unico scopo di trattenere il maschio o i maschi nei paraggi mantenendo vivo l’interesse..un metodo molto ingegnoso inventato dalla natura…..non pensavamo mica di essere i soli a essere capaci di malizia…?? 
Che siano divertenti o meno, le similitudini tra il nostro comportamento e quello degli animali osservati in libertà, spesso fa riflettere, è una specie di specchio, nel quale possiamo vedere a che punto della nostra evoluzione siamo arrivati, in cosa non siamo cambiati per nulla e cosa dovremmo imparare da loro e fino a che punto siamo invece arrivati a essere davvero sapiens…(28/08/2009)

Ecco "Shamba", il romanzo malindino di Claudia Peli
Questo pomeriggio, alle 18 nel bar del ristorante Lorenzo Il Magnifico, viene presentato il romanzo d'esordio della residente malindina Claudia Peli, dal titolo "Shamba" (Starrylink Editore, pagg.250, € 15). Non è facile capire l'Africa e la gente che la popola, mettere a confronto la civiltà occidentale che un tempo la colonizzò e oggi la frequenta, con chi da sempre è parte degli scenari che amiamo. Ancor più arduo è scriverne, senza scivolare nella retorica, in considerazioni superficiali o al contrario troppo sofisticate.
Ci vuole una buona dose di realismo, un pizzico di disincanto, tanta sensibilità e altrettanta capacità di osservazione. Sono tutte qualità che, unite a una scrittura semplice e scorrevole, fanno dell'opera prima dell'autrice bresciana un libro da leggere tutto d'un fiato, come si stesse sorseggiando un succo della passione che lascia un retrogusto aspro, ma assolutamente genuino. "Shamba" è la storia di una famiglia keniota che dal Nord del Paese si trasferisce a Malindi alla fine degli anni Ottanta e vive l'escalation del turismo europeo sulla costa. Due civiltà si confrontano, si scontrano, si seducono e travolgono abitudini e sentimenti. Forse la morale non è positiva, ma il romanzo porta in sè anche ragioni e possibilità di redenzione. Si legge nel retro di copertina: "L'accostamento di due civiltà, in sè incomplete e tremendamente distanti, genera tragedia. Questo nella storia di Mwalimu come in quella di Sami. Storie d'amore, di speranze, soprusi, tradimenti e vendetta, sullo sfondo della splendida Natura del Kenya". Un romanzo d'esordio "tutto nostro", un viaggio sorprendente e toccante, come solo le favole che diventano realtà senza che il lettore se ne accorga, sanno essere. Di tutto questo si parlerà, durante la presentazione di "Shamba", nell'incontro di oggi pomeriggio con l'autrice e con il direttore di malindikenya.net, Freddie del Curatolo. Dopo la presentazione sarà possibile acquistare le copie (disponibili in numero limitato per questa anteprima keniota, la presentazione vera è propria avverrà in Italia, alla libreria Feltrinelli di Brescia ad ottobre) e gustare un aperitivo offerto dall'autrice.(27/08/2009)

Censimento: festa nazionale.

Per i kenioti è un vero e proprio evento, tanto che il Presidente della Repubblica, Emilio Mwai Kibaki, ha dichiarato la giornata di oggi festa nazionale (public holiday). Insomma, il censimento 2009 della popolazione keniota per una settimana prenderà gli onori delle cronache e in qualche modo interesserà anche il Kenya turistico. Intanto la buona notizia è che sulla costa non ci sarà obbligo di chiudere i locali pubblici, come ha ventilato il Coast Province Office. Ogni Prefetto ha il potere di decidere se dare la possibilità alle attività che operano nelle località turistiche di stare aperte o meno, e ai dipendenti di poter lavorare. Qualche problema invece potrebbe crearlo l'arrivo degli agenti censori nelle ville e nelle case degli italiani, specialmente a Malindi, Watamu e Mambrui. C'è chi, specialmente dopo il tramonto, non fa entrare in casa nessuno, tantomeno qualcuno che potrebbe essere travestito da agente del governo. Raccomandiamo quindi a residenti e villeggianti di controllare che si tratti di regolari dipendenti del governo, scortati da un agente di polizia e provvisti di maglietta e berretto rossi, con documento che comprovi che stanno lavorando al censimento. Si esclude che possano arrivare in piena notte, in ogni caso la "visita" sarà breve, il tanto che basterà a contare residenti e cittadini kenioti. Tra inevitabili malintesi, conteggi e riconteggi, feste nazionali e gli ultimi botti d'agosto, sicuramente chi si trova in Kenya in questo periodo potrà dire, riguardo al censimento keniota 2009, "Ebbene sì, io c'ero!".(26/08/2009)

Due lunedì per inaugurare i gioielli Karibuni.

Due grandi lunedì per Karibuni, la Onlus più attiva sul territorio del distretto di Malindi che da anni lavora di concerto con Diocesi e Provincia, e con il Ministero della Salute. Infatti ieri e il 31 agosto presenta i suoi ultimi due gioielli: prima la scuola di Mida, che ha unito all'asilo anche tutte le otto classi della "primary school", ma non si è fermata qui. C'è un campo agricolo immenso che produce mais e verdura per il sostentamento di alunni e insegnanti e che tra non molto potrà anche far commercializzare i prodotti. La scuola è stata inaugurata ieri, mentre lunedì 31 sarà la volta dell'ospedale di Gede, struttura polifunzionale ormai in dirittura d'arrivo i cui lavori saranno presentati alla presenza del parlamentare Gideon Mung'aro, della dottoressa Anisa Omar, responsabile regionale della Sanità e del Vescovo di Malindi, Monsignor Baldacchino. Per l'occasione è arrivato dall'Italia anche il presidente di Karibuni, Gianfranco Ranieri, mentre alcuni volontari sono da giorni "sul campo". E' possibile, come già reclamizzano alcuni villaggi e hotel della costa, visitare le strutture frutto della grande opera di solidarietà di Karibuni (che ha fatto splendide cose anche a Marafa e Langobaya). Per informazioni potete contattare malindikenya.net al tel. 0720/178982 o inviare una mail a info@malindikenya.net(26/08/2009)

Clean Malindi, l'operazione spiaggia pulita.

L'ambiente chiama...Malindi risponde. In questo fine settimana gli hotel che si affacciano sulla spiaggia di Silversand (dal Kilili Baharini al Coral Key) hanno collaborato con il Kenya Willdlife Service, con il coordinamento di Milano Electronics e i bambini dell'associazione Watoto Kenya, per ripulire da alghe e rifiuti (pochi per fortuna) la spiaggia più bella e frequentata della località turistica. Un'operazione che sicuramente rende più appetibile una delle cartoline rappresentative di Malindi. Si tratta della prima operazione pulizia della stagione, ma vuole essere un precedente affinchè le prossime volte partecipino anche altre attività ed altre associazioni. Il sindaco appena eletto Samson Mapinga ha sposato subito la causa. "Da una Malindi più pulita e più sicura - dice - passa la crescita del turismo e del benessere anche per noi cittadini". Soddisfazione anche da parte del Kilili Baharini, da anni in prima fila in questo genere di iniziative.
"E' stato un evento ben organizzato e positivo - ammette il direttore Marco Binda - grazie a tutti coloro che hanno partecipato". A questa attività, chiaramente, a partire da malindikenya.net che ne da notizia, deve corrispondere un'opera di sensibilizzazione e di promozione per una Malindi più pulita e non soltanto sulla spiaggia.(25/08/2009)

Censimento keniota da oggi.

Scatta oggi il censimento della popolazione keniota. Lo stato africano si fa la conta per scoprire l'incremento dopo quattro anni dagli ultimi dati. Contrariamente a quanto era trapelato dopo la designazione del giorno, i cittadini kenioti non saranno obbligati a stare in casa dalle otto di sera alle sette del mattino di domani. Semplicemente dovranno avere una buona ragione per non trovarsi nella propria abitazione ed il lavoro è sicuramente la migliore di queste ragioni. Così nessuno potrà accampare la scusa del censimento per restare a casa e non presentarsi sul posto di lavoro. Men che meno chi presta opera nel campo del turismo sulla costa e nemmeno il personale delle ville e degli alberghi che è solito restare a dormire in loco. Una sera come le altre, quindi, con la differenza che qualcuno passerà per le case a contare e chiedere documenti. Sarà senz'altro un censimento meno comico di quello del 1990. A quei tempi i kenioti erano meno esperti in questo campo e contavano chiunque gli capitasse a tiro, compresi turisti e villeggianti che passano in Kenya solo pochi mesi all'anno. Nel 2009 avremo di certo dati più certi e valutabili di quelli proposti in precedenza.(24/08/2009)

"Samburu", la mostra di Annelise Della Rosa.

La vocazione artistica di Annelise Della Rosa è ormai nota alla maggior parte dei malindini. Autrice di libri, fotografa dallo sguardo realista ma anche immaginifico. Quel che sorprende, semmai, è proprio la capacità di spaziare tra le forme d'arte, quasi che tecnica, stili e generi siano soltanto "scuse". Il vero motore è una passione, per la cultura e per l'espressione, un amore infinito e anche critico talvolta, per la vita africana. I quadri della mostra "Samburu", inaugurata venerdì nel Concept Store "Wild Side Shop", sono la testimonianza di come Annelise sappia esprimere a meraviglia questa passione. Teniche differenti, passaggi di tempo che rivelano un percorso di ricerca delle linee, delle forme e della pastosità dei colori. Il risultato sono opere in cui le figure femminili sono in primo piano e i colori sono funzionali alle storie che le stesse figure sono capaci di raccontare. Opere da gustare, per chi passa dal Galana Centre a Malindi. Anche perchè esposte in uno spazio che le esalta. (f.d.c.)

A Salò si aiuta il Kenya.

Dal lago di Garda a Malindi con amore e solidarietà tra donne. Questa sera la Onlus Malaika ha organizzato a Salò, località anche balneare molto frequentata d'estate, un mercatino di prodotti tradizionali e oggetti acquistati in Kenya il cui ricavato andrà interamente in beneficenza. "Si tratta - spiega la presidente di Malaika, Doris Consolini - di un progetto che abbiamo iniziato due anni fa con la finlità di portare aiuti per un gruppo di donne che avevano chiesto una macina. La macina è stata comperata grazie ai fondi che abbiamo raccolto facendo serate di beneficenza e dei mercatini dove vendiamo i prodotti. Ma ora serve energia elettrica per poter far funzionare la macina a prezzi inferiori che con il combustibile". La serata di Salò, irrobustita dalla presenza musicale di un gruppo che esegue cover dei Nomadi, serve proprio a far conoscere i progetti e a sensibilizzare le persone per questa iniziativa. "Ci siamo sempre recate a trovare il gruppo delle Fahiso Woman - spiega ancora Doris - per sostenerle e avere con loro un rapporto di conoscenza e concretezza per riuscire nel progetto. Con i fondi per l'elettricità il progetto potrà dirsi concluso.(23/08/2009)

Anche il ministro Meloni a Malindi.

Che Malindi e la costa keniota stregassero anche i politici, alla ricerca di relax e di magia, dopo la lunga stagione parlamentare, è cosa risaputa. Qui hanno casa da qualche anno l'ex ministro dello Sport Giovanna Melandri e l'onorevole della maggioranza Maurizio Leo, e negli anni sono arrivati esponenti di spicco dei governi di casa nostra, a partire dall'allora ministro dell'era Craxi Claudio Martelli. In questo agosto africano le rive dell'Oceano Indiano hanno accolto addirittura un ministro del Governo Berlusconi, la giovanissima Giorgia Meloni, ex Alleanza Nazionale e oggi chiaramente PDL, capo del dicastero della Gioventù. La trentaduenne che con Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo rappresenta la linea verderosa della nuova politica italiana, riparte in questi giorni dopo un periodo di assoluto relax, con qualche escursione nella vita notturna. E' stata vista lunedì sera al beach party di Rosada e mercoledì al disco-pub Fermento. Proprio lei che è una delle più accanite sostenitrici dei controlli sui giovani in discoteca e che sarà in prima linea nella giusta battaglia contro lo sballo dei rave party, ha potuto verificare di persona il divertimento "sano" delle notti malindine, di cui malindikenya.net ha già raccontato diffusamente. Prima di una serata ai tavoli da gioco del Casino, sulla spiaggia del White Elephant ha trovato anche le sue giornate di completo abbandono al sole e al mare e ha incontrato proprio il suo collega onorevole e compagno di partito Maurizio Leo. Il Kenya per la Meloni è stato un vero e proprio richiamo a cui non si è potuta sottrarre, infatti nell'ultimo numero della rivista "Chi" aveva assicurato che da quando è ministro non fa più vacanze all'estero, ma cerca di stare sempre non lontana da Roma. Non ne dubitiamo, ma questa minivacanza africana ci voleva proprio, serate danzanti comprese...(22/08/2009)

Si inaugura "Samburu" al Wild Side Shop.

Ecco la storia di un incontro felice tra menti creative e innamorate dell'Africa e di Malindi. Annelise Della Rosa, frequentatrice di lungo corso della costa keniota e già nota per la bellissima pubblicazione "The art of recycling in Kenya", libro di testi (in italiano e inglese) e fotografie i cui ricavati vanno in beneficenza per i progetti di Amref legati ai ragazzi di strada di Nairobi, ora si è cimentata con la pittura, antica passione mai svelata appieno. E' quindi l'occasione per rendersi conto di persona di quanto l'arte e il "mal d'Africa" di Annelise riescano a trovare sfogo e dare emozione nei suoi quadri. Per presentare la mostra tematica dal titolo "Samburu", l'artista ha scelto quella che ormai è riduttiva chiamare boutique, ma che è più consono denominare "concept store". Wild Side Shop di Stefania Livi ospita a partire da questo pomeriggio (inaugurazione alle 18) la mostra nel rinnovato spazio che a sua volta era stato presentato ai malindini la settimana scorsa.(21/08/2009)

Il turismo può proteggere i leoni del Kenya.

"Sensibilizzare gli allevatori che uccidono i leoni, per il timore che possano mangiare i loro capi di bestiame. Fargli capire che senza il re della savana ci sarebbe meno turismo e che tutto il Paese ne risentirebbe". Questa l'idea del Kenya Wildlife Service per ovviare alla diminuzione di felini.
Tra meno di una settimana in Kenya ci sarà il censimento degli abitanti, ma il KWS ha già fatto quello dei leoni, e ha fatto una dolorosa scoperta: all'appello rispetto alla scorsa stagione ne mancano ben cento. Sono poco più di duemila infatti gli esemplari, contro i 2150 del 2008. 
Verrebbe da pensare che bisogna dare la caccia ai bracconieri, a chi si aricchisce vendendo la pelle, i denti ed altro del re della savana. Invece, dal 2002 a questa parte, il KWS punta il dito soprattutto sugli allevatori, in gran parte pastori masai, che uccidono i leoni in quanto sono causa della moria delle loro mucche. Tra gli altri motivi legati alla rapida scomparsa di questi predatori, c’è la distruzione dell’habitat naturale e un forte aumento della popolazione umana assieme alle malattie. Il numero di leoni registrati, sette anni fa, era 2.749. «Dobbiamo cercare di stabilizzare il loro numero a 2 mila», ha spiegato il portavoce della KWS Paul Oduoto. «Dato che le comunità umane sono la minaccia principale contro i leoni e i grandi felini», ha detto ancora Udoto, bisogna educare i keniani e far capire loro che il turismo è una priorità per il Paese. I safari fotografici nei grandi parchi naturali e sulle spiagge dell’Oceano indiano sono una delle principali risorse del Kenya: facendo capire che i turisti arrivano anche e soprattutto per vedere animali come i leoni, forse - è l'idea di fondo - questi ultimi saranno considerati non più come un problema bensì come risorsa.(20/08/2009)

Era keniota lo studente più vecchio del mondo.

Qui lo chiamavano semplicemente "mzee". Anche nella scuola di Eldoret in cui sei anni fa aveva iniziato a frequentare la prima elementare. Allora aveva ottantaquattro anni ed era fiducioso di poter finire la scuola dell'obbligo keniota (otto anni) e prendere la licenza, per poi proseguire gli studi e diventare veterinario. L'anno dopo per il Guinness dei primati era già lo studente più vecchio del mondo. Lo spirito lo accompagnava, ma il fisico non ce l'ha fatta. Dopo una lunga malattia è scomparso sabato scorso all'età di novant'anni Kimani Nganga Maruge. "Era malato (gli era stato diagnosticato un tumore allo stomaco) e le sue condizioni di salute si erano aggravate di recente", ha spiegato Donatila Ekuyi, dell'istituto per la terza età Cheshire. In giovane età Kimani aveva partecipato alla lotta per l'indipendenza del suo Paese nelle fila dei guerriglieri Mau Mau, poi si era ritirato a nord per fare il contadino. L'anno scorso la scuola che frequentava era stata chiusa a causa del caos post elettorale che proprio dalle sue parti era stato più problematico. Contemporaneamente l'aggravarsi della malattia aveva impedito all'anziano studente di proseguire nel suo sogno di educazione e cultura, che ora sarà d'esempio a molti giovani. A "mzee" Kimani probabilmente verrà intitolata un istituto scolastico della cittadina keniota.(19/08/2009)

Kenya: dove i party sono "sani"
Mentre in Italia l'opinione pubbica punta il dito sulle feste in spiaggia, in discoteche in riva al mare o in "rave party" nelle località balneari che offrono sballo e droga, violenze sulle donne e quantaltro, a Malindi la settimana di Ferragosto ha messo in evidenza quanto la vita notturna di Malindi al confronto sia roba da collegio elvetico. Non stiamo scherzando, bastava essere venerdì scorso alla prima del White Elephant, sabato sera nella tranquillissima bolgia (sembra un paradosso) del Lost Lounge Bar o bastava presentarsi ieri sera a Rosada Beach, per rendersene conto. E malindikenya.net può raccontarlo a chi non c'era e a chi presto vi parteciperà. Qui la festa è soltanto puro divertimento, qualche birra, un paio di cocktail, chiacchiere e gran voglia di ballare. Il resto lo fa la magia dell'Africa, altro che pasticche e perdizione a tutti i costi. "E' stata una serata memorabile, meglio che a Ibiza - racconta Giancarlo Trentavizi, gestore del Lost - tantissimi turisti soprattutto da villaggi come Tropical, Stephanie Sea House, Tamani Jua, Eden e Jacaranda, si sono felicemente mescolati con residenti italiani e stranieri del Kenya, uniti dalla bella musica e dalla voglia di divertirsi". Così è stato anche la sera prima nel rinnovato White Elephant, mentre ieri sera a Rosada il "meltin' pot" era completo, con tanta partecipazione dei locali, per un beach party all'insegna dell'integrazione. Difficile anche trovare una semplice rissa, in questi posti dove vanno anche i giovanissimi, ma anche ultrasettantenni. Figuriamoci tutte le altre schifezze di cui si fa tanto parlare in questo periodo in Europa. Qui la realtà non bisogna evitarla, è bello viverla!(18/08/2009)

I RACCONTI DI CAMILLA /5 "Strane Parentele"
“Ehi lassù c’è un coso…un topo….no no è una marmotta….no no è una specie di castoro…si si c’è un castoro sulla roccia che ci guarda…ma no non ha la coda….no non è un castoro…..ehi ma qui in Kenya ci sono i castori….?.....”
….Topo, marmotta, castoro senza coda, pantegana di savana, sono tanti e bizzarri i nomi che spesso sento affibbiare dai visitatori ad un simpatico animaletto peloso presente in gruppetti più o meno numerosi ovunque ci sia una collinetta rocciosa  in savana.
E’la procavia delle rocce, o più semplicemente l’irace, un animaletto di circa un paio di chili di peso, dall’aspetto simile a una marmotta, di un colore marroncino-grigio che lo rende quasi indistingubile dalla roccia su cui sta appollaiato.
Mentre gli improvvisati accompagnatori di tour turistici liquidano la questione con un “topo di savana…” io immancabilmente mi sento in dovere di spiegare ai miei ospiti cosa è un irace. Nemmeno fossi stata contattata da un improbabile sindacato per la difesa dell’immagine dell’irace , o fossi la responsabile di un movimento per la rivalutazione del mammiferetto peloso in questione….eppure ogni volta che passando con la jeep avvistiamo un gruppetto di procavie sdraiate sulle rocce con l’aria annoiata, a quel punto immancabilmente spengo il motore della auto e comincio a spiegare chi è in realtà l’irace.
 
SEGUE DALLA PRIMA 
Inizialmente devo dire che i miei ospiti ,ammaliati dai grandi mammiferi, dai predatori e dalla varietà di creature particolari , considerano il mio interesse per l’irace come una sorta di improvvisa demenza professionale e mi osservano con la stessa aria spenta che avrebbero ad una conferenza sul raffreddore del pesce rosso.
Ma è quando gli dico chi è realmente l’irace che allora si accende un po’ di entusiasmo ed improvvisamente la supposta pantegana di savana appare ai loro occhi come un essere degno di più attenzione.
Si perché in realtà la procavia non è un roditore! E qui ogni volta credo di avere detto qualcosa di rivelatore, di scioccante, di avere aperto a comuni mortali il regno nascosto dell’irace…e invece nulla, nemmeno un segno di vago interesse negli occhi dei miei ospiti….allora rivelo di più…” ragazzi ma avete capito..?....quella specie di topo non è un topo, non appartiene alla famiglia dei roditori, non rode! …bruca l’erba come una antilope!!!!!” è a questo punto che ogni volta credo di averli scioccati e invece vedo appena qualche sopracciglio alzato e sguardi perplessi che pensano “ma questa c’è o ci fa?..eppure sembrava tanto preparata…”…
Insomma….perchè afferrino il binocolo ed osservino il mammiferetto che si gratta distrattamente sulla roccia devo rivelare la verità più nascosta , il segreto che cambierà per sempre la loro considerazione dell’irace…..la sua parentela!!..... quel coso di un paio di chili scarsi, arrampicato sulla roccia è in realtà il parente più vicino dell’elefante.
A questo punto sì che la procavia guadagna parecchi punti di interesse e con gli ospiti che cercano di valutare se sono pazza io o se effettivamente può esserci una vaga parentela tra il marmottino e il pachiderma, allora tranquillamente posso cominciare a spiegare cosa effettivamente accomuna ancora oggi due animali tanto diversi che hanno però avuto un passato in comune e che ancora oggi portano tratti uguali che li rende indiscutibilmente parenti, stretti, strettissimi.
Innanzitutto l’irace appartiene all’ordine dei paenungulata ovvero quasi ungulati…insomma un erbivoro simile ad una antilope. Fin qui si tratta solo di disquisizioni tassonomiche, ma è osservando alcuni tratti particolari e comuni ai due animali che la parentela risulta decisiva….
Tutti sanno che le enormi zanne dell’elefante sono denti, ma in pochi sanno che a differenza delle zanne di tutti gli animali zannuti (dal cane al leone al babbuino all’ippopotamo al cinghiale) in cui si tratta di canini modificati, nel caso dell’elefante le sue due zanne sono incisivi modificati. Ebbene, anche la piccola procavia possiede due piccole zannine (che rimangono nascoste dentro la bocca) che sono appunto incisivi. Chiunque abbia avuto la fortuna di osservare un elefantino che prende il latte dalla mamma avrà notato che si posiziona tra le zampe anteriori della elefantessa e non tra le posteriori come farebbe qualunque altro piccolo di altro mammifero, questo perché l’elefante ha due mammelle tra le zampe anteriori, come le scimmie, l’uomo e….l’irace.
Inoltre in molti sanno che l’elefante ha una gestazione tra le più lunghe del regno animale, 22 mesi per l’esattezza, e da un animaletto piccolo come l’irace ci si aspetterebbe una quarantina di giorni massimo di gestazione, invece mamma irace deve aspettare ben otto mesi per partorire i piccoli iracini che prenderanno il latte davanti a lei proprio come un bambino o …un elefantino.
Inoltre sia elefante che irace hanno i testicoli interni e le dita in entrambi terminano in unghie rotonde, né artigli né zoccoli, ma la classica unghia tonda dell’elefante dei cartoni animati, esattamente riconoscibile anche nel piedino peloso dell’irace.
Svelato tutto questo a questo punto quelli che erano ospiti dall’aria basita si sono trasformati tutti in interessatissimi esploratori con il binocolo puntato all’insù ad osservare le procavie che, continuando pacifiche a prendere il sole , si sono trasformate improvvisamente e loro insaputa in personaggi degni di una intera puntata di superquark.
Ed è allora che immancabilmente sento dire “…ma che bello…proprio interessante questa parentela….proprio carini questi toponi!”
…..a quel punto l’aria basita ce l’ho io…per favore non chiamateli topi…..!

FACT FILES

  • Esistono tre tipi diversi di irace, l’irace delle rocce, l’irace del bush e l’irace degli alberi.
  • L’organizzazione sociale delle procavie ricorda quella della marmotta, con una sentinella che dall’alto controlla e da l’allarme in caso di predatore.
  • Tale è il rischio di predazione che l’irace spende solo un’ora della propria giornata brucando foglie ed erbe, il resto del tempo lo passa in prossimità di rocce e buchi in cui nascondersi.
  • Spesso i piccoli di irace si raggruppano salendo sulla schiena della madre.
  • L’irace possiede una ghiandola odorosa sulla schiena nascosta da un ciuffo di peli che si aprono in caso di stati emotivi alterati, con tale ghiandola i componenti del gruppo si strofinano uno con l’altro per essere tutti “marchiati” con gli stessi odori.
  • La procavia degli alberi ha una laringe modificata che le permette di emettere potenti grida nella notte, un suono caratteristico delle foreste di montagna in cui è presente tale specie di irace.
  • Iraci catturati da predatori spesso fingono di essere morti per poi scappare alla prima distrazione del predatore.(17/08/2009)

"Mekatilili wa menza" a Malindi.
I "mzee", gli anziani dei villaggi, con i "kanga" e i piumaggi tradizionali, le "mama" agghindate di conseguenza, con kikoy cangianti e pelli d'animale. Poi tamburi, trombe, corni e altri amennicoli della tradizione popolare giriama. Ieri in decine hanno sfilato per le vie di Malindi, seguiti da bambini, giovani, gruppi folkloristici e associazioni anche di mzungu, come "Watoto Kenya" e "Nativo Onlus". E' stato il momento clou della festa tradizionale culturale "Mekatilili wa Menza", che ogni anno si tiene in memoria di un'eroina locale che combattè per i diritti delle donne, un secolo fa, e cadde vittima dei pregiudizi. Ieri l'allegra sfilata è partita alle 11 dal Museo Storico di Malindi ed è terminata al Sabaki Center, con una simpatica coda festaiola, caroselli a cui si sono uniti automobili e camioncini traboccanti di persone, con danze giriama davanti all'Italian Supermarket. Nel pomeriggio poi la festa (per troppi pochi intimi) si è spostata sulle rive del fiume Sabaki, proprio sotto il ponte. Oltre al breve momento di divertimento (per i più giovani, serata finale all'Eden Rock con la Brasso Band ed altri gruppi musicali) rimane un po' di amarezza per la più importante celebrazione del distretto malindino che viene così sottovalutata dalle istituzioni locali (non una carica qualsiasi dello Stato e del Comune) e di conseguenza anche da operatori turistici e residenti stranieri. Per l'anno prossimo, malindikenya.net è pronta a collaborare.(16/08/2009)

Casino e Lost, è stato un bel ferragosto!
Una serata piacevole iniziata molto presto, già all'ora di cena con lo spettacolo di musica e canzoni partenopee "Viva Napoli" al Casino Malindi, gremito di residenti italiani e non, e parecchi turisti, per ascoltare la bella voce di Tiziano Barbafiera e Anna Granata, esibirsi nel più classico dei repertori della canzone napoletana. La serata è poi terminata per molti alla serata disco in riva al mare, che quest'anno è stata organizzata dal Lost Lounge Bar di Giancarlo Trentavizi, che ha scaldato gli animi con la sua ottima chill-out proveniente da Ibiza, per poi affidarsi all'immarcescibile Dj Dulla che ha condotto il variopinto popolo malindino nei meandri della notte, tra cocktail ben fatti e "fiesta" fino a tardi. Si è ballato come sempre fino all'alba nei locali tipici kenioti, come lo Stars & Gatters, con la sua live band e poi reggae nonstop, o il Lena's Joint con la hip-hop swahili e giriama. E domani si replica con il decano dei beach-party, quello della Rosada.(16/08/2009)


Ferragosto, gli italiani sulla costa sono 15 mila.
In quindicimila per il Ferragosto in Kenya, tanti sono gli italiani che anche quest'anno hanno scelto la costa keniota per trascorrere le loro vacanze estive. Agli oltre duemila arrivati questa settimana con i charter a Mombasa, se ne aggiungono altrettanti che sono giunti la scorsa settimana e si fermeranno due settimane (sono pochi infatti i turisti che ad agosto hanno prenotato pacchetti per una sola settimana, e pochi anche gli hotel che hanno privilegiato questa soluzione) ma soprattutto ci sono oltre diecimila villeggianti che hanno una casa di proprietà o sono ospiti da amici e parenti che ce l'hanno. Questi ultimi si fermano per periodi ancora più lunghi. Insieme ai residenti e agli altri connazionali che lavorano stagionalmente, Malindi, Watamu e Mambrui specialmente si trasformano in vere e propri distaccamenti di località balneari italiane, con la splendida natura esotica, i parchi nazionali con i loro animali e l'Oceano Indiano con la sua barriera corallina a ricordare che siamo in un angolo d'Africa meraviglioso e unico. Intanto per le prossime settimane iniziano già ad apparire sui siti internet le offerte "last minute" e "last second" che offrono il Kenya a prezzi interessantissimi. Quello che si augurano gli operatori turistici che lavorano qui, è che la coda d'estate sia molto, molto lunga.(14/08/2009)

Mekatilili Wa Menza, il festival tradizionale di Malindi.
Si chiama "Mekatilili wa Menza", il Festival Culturale Tradizionale che ogni anno la Malindi District Culture Association (MADCA) in collaborazione con associazioni ed enti privati, cerca di organizzare al meglio nel nome di Mekatilili, leggendaria donna che cambiò le regole maschiliste dei villaggi giriama, un secolo fa. Quest'anno, per mancanze di fondi (hanno partecipato come l'anno passato Cisp e Watoto Kenya) l'esecutivo dell'associazione ha deciso di raggruppare tutti gli eventi in un solo giorno, oggi, ad eccezione di un evento aggiunto, la sfilata di moda alla discoteca Stardust, domani sera. Questa mattina invece il ritrovo è fissato alle 9.30 al Museo di Malindi, in zona Porto, per poi far partire una processione in strada verso il fiume Sabaki, con tappa nel centro commerciale della Barclays Bank. Nel pomeriggio, nelle vicinanze del ponte sul Sabaki, il vero momento di aggregazione interessante anche per i turisti: mercatino di prodotti artigianali, danze tradizionali ed altri eventi a sfondo culturale. La sera concerto all'Eden Roc Hotel.(13/08/2009)


Le stelle keniote si vedono stasera.

La Notte di San Lorenzo è già passata, ma secondo gli astrofili e specialmente gli esperti che frequentano l'Africa Equatoriale, questa sera (nuvole permettendo) il cielo stellato offrira lo spettacolo più bello dell'anno, con le famose stelle cadenti per cui vale la pena di esprimere un desiderio. Ma a parte le credenze e i romanticismi, sulla costa keniota il cielo rappresenta sempre una delle meraviglie di questi luoghi, sia di giorno con i suoi infiniti disegni di nuvole e le lontananze d'azzurro, sia al tramonto con i suoi colori pastello e le cromie sorprendenti, che dall'arancione e dal rosa sfumano al lilla e al viola, per poi perdersi nel cobalto della notte. Più raro accorgersi della favolosa "tettoia" blu alla sera, ma spesso quando l'Africa si presenta nei suoi luoghi senza luce, a tu per tu con la natura, come in safari o sulla spiaggia, ecco che guardando a naso in su si può godere dello straordinario spettacolo della'universo visto dall'equatore, con le sue stelle e le striature delle galassie sullo sfondo. Questa sera la speranza di cogliere al volo ad occhio nudo qualche stella cadente, ci farà ricordare una delle bellezze del Kenya, quella che si nota solamente quando tutti gli altri incantevoli paesaggi si nascondono nel buio.(12/08/2009) 

Scuola di Mida, i corsi di italiano di Karibuni onlus

Un corso d'italiano per insegnanti, volontari e alunni della scuola di Mida. E' iniziato lunedì a cura dei volontari italiani di Karibuni Onlus, capitanati da Erica, una ragazza dall'entusiasmo contagioso e dal mal d'Africa evidente.
E' un piccolo gioiello in divenire, la scuola di Mida costruita da Karibini Onlus. Una nursery ben curata, il dispensario e una zona di pronto soccorso, la primary school (le ultime classi saranno inaugurate il prossimo 24 agosto) e uno "shamba", cioè un grande terreno agricolo coltivato a mais, verdura e ortaggi che presto potrà sfamare alunni e personale della scuola e più avanti costituire anche un guadagno supplementare, oltre le donazioni. A questo servirà anche la piccola foresta di alberi di causarina piantati da Karibuni a ridosso del campo. E' la prima delle tante iniziative che la Onlus italiana ha in programma per agosto. Sarà festeggiata anche la fine di opere importanti a Langobaya e a Gis, procedono i lavori del nuovo ospedale di Gede e altro ancora. Chi fosse interessato a un tour a Mida, per scoprire di cosa sono capaci tanti connazionali, può rivolgersi direttamente a malindikenya.net scrivendo a info@malindikenya.net o chiamando lo 0720/178982(11/08/2009)

"Viva Napoli" sabato 15 al Casino Malindi

L'Oceano Indiano incontra il Mediterraneo, Malindi diventa per una sera Posillipo e la costa keniota prende le forme della costiera amalfitana. Tutto questo perchè la grande canzone napoletana sarà protagonista del Ferragosto del Casino di Malindi, sabato sera (ore 20.30) nella splendida ed elegante cornice del Ristorante La Griglia della sala da gioco keniota. 
"Viva Napoli" è un vero e proprio festival della musica tradizionale partenopea, un viaggio attra verso le più belle canzoni mai scritte ai piedi del Vesuvio, con la partecipazione di un quartetto d'eccezione: due cantanti d'impostazione lirica (un tenore e un soprano) un chitarrista classico e mandolinista e un suonatore di tammorra, la tradizionale percussione napoletana. Tiziano Barbafiera (tenore) e Anna Granata (soprano) interpreteranno i capolavori indimenticabili che hanno fatto il giro del mondo, da "O' surdato 'nnammurato" a "Funiculì funiculà", da "Rundinella" a "Torna a Surriento", accompagnati dalle corde di Ranieri Sessa e dalla tammorra di Rocco Zecca. La serata di intrattenimento musicale prevede anche la cena (Kshs. 4400, menu di gala con scelte tra pesce o carne e una bottiglia di vino per coppia, oltre ad acqua, bibite analcoliche e caffè). Si può anche optare per il menu sushi all'attiguo Shogun Sushi Restaurant. 
Per prenotare i biglietti per lo spettacolo e i tavoli per la cena, telefonare allo 04221-31561 oppure inviare una mail a eventi@casinomalindi.com. Oppure basta presentarsi alla biglietteria del Casino di Malindi, di fianco alla cassa. E...jamme jamme!(10/08/2009)

Ferragosto al Lost con il Beach Party

Il Ferragosto da sempre a Malindi vuol dire beach party: la festa sulla spiaggia fino a tarda notte con i falò, drink esotici e non da gustare sotto un cielo stellato e a due passi dall'oceano, con musica tutta da ballare e il dj set dell'intramontabile Dulla. Quest'anno l'appuntamento è al Lost Lounge Bar, sulla spiaggia del Lawfords Hotel (ingresso da Arnoldi Road, di fronte alla posta di Malindi). Una serata a tutto ritmo, nel beach bar più esclusivo della costa nord keniota, con l'estro di Giancarlo Trentavizi (che in questi giorni sta deliziando Malindi con le sue raffinatissime proposte musicali, chill-out dell'ultimissima generazione, direttamente da Ibiza) e la professionalità della barman Camilla. Una serata di "movida" da non perdere assolutamente, anche per chi sarà a cena altrove.(9/08/2009)

I racconti di Camilla/4 "Sotto un cielo stellato"
Un cielo stellato, un fuoco, degli amici intorno, chiacchiere coi nasi all’insù a guardare le stelle ridendo della giornata passata insieme, qualche bicchiere di vino di troppo forse e ancora stelle e allegria. Chi più chi meno tutti portano nei propri ricordi qualcosa di simile. Qualcuno ha magari anche una chitarra ad arricchire il ricordo,altri magari una spiaggia, altri un campeggio. Non proprio tutti hanno la carica degli elefanti….ma andiamo con ordine.
Tutto è nato navigando in internet, alla ricerca di una tendina da campeggio montabile sul tetto del land cruiser. E così dopo avere valutato i pro e contro di vari modelli, aspettato con ansia l’arrivo del pacco e montato la tendina sul tetto, siamo partiti impazienti di provare il nostro nuovo modo di fare campeggio. In savana. Si dimenticavo di dire che noi quando non lavoriamo ci divertiamo con delle gitarelle fuori porta che ci conducono immancabilmente o nello Tsavo o in qualche zona limitrofa ma sempre nel bush. A volte i miei ospiti durante un safari mi chiedono cosa faccio durante il mio tempo libero e rimangono stupiti quando dico loro che spesso vado in safari, con gli amici, tra noi, per divertirci senza dover trovare necessariamente un leone da mostrare ma solo per il gusto di starcene lì, lontani dal mondo, in mezzo alle spine, fra i suoni e gli odori dei quali ormai non possiamo più fare a meno. E così avevamo fatto, eccitati all’idea di campeggiare invece che di farci ospitare in un campo tendato come quelli dove porto i miei ospiti, eravamo partiti non senza esserci preparati a dovere per essere autosufficienti, o quasi, in savana. 

SEGUE DALLA PRIMA 
E quindi montagne di taniche, tanichine e tanicone d’acqua, stipate nelle jeep e nel trailer, ghiacciaie colme di ghiaccio, macheti vari, coltelli e martelli per tagliare, picchettare,pelare patate , bombole del gas, sedioline da safari , una cucina intera con tanto di cuoco stipato in cima, insomma organizzatissimi per scomparire dal mondo per quattro giorni. Stipati e contenti dentro alle jeep eravamo arrivati nella zona prefissata: il Galana Ranch, una zona vastissima adiacente al parco nazionale dello Tsavo Est, enorme, senza fine , arido.
Il primo problema da risolvere era “dove”.
Il punto dove posizionare il campo è fondamentale, sia per questioni logistiche, prima fra tutte l’ombra su tende e cucina , sia per questioni romantiche , almeno per quanto riguarda me che trovo indispensabile avere una bella vista dalla tenda ed essere il più possibile vicina agli animali. L’idea più ombreggiata e romantica che ci venne in mente fu il fiume , il fiume Galana, lo stesso serpentone di acqua rossa che abbevera lo Tsavo attraversa infatti anche il Galana Ranch. Un nostro amico provò a suggerire che sul fiume avremmo avuto più animali vicini, magari anche pericolosi, ma tutti facemmo spallucce, finalmente che non dovevo preoccuparmi dell’incolumità dei miei ospiti volevo la mia tendina nuova-vista fiume e se fossero passati degli animali tanto meglio, li avrei visti più da vicino, per professionalità non posso fare follie in safari con ospiti ma adesso la storia era diversa, solo noi.
Enormi palme dum sembravano avessero dedicato la loro esistenza solo per darci il benvenuto con la loro ombra e noi ammaliati dall’ansa del fiume che disegnava una s davanti a noi piantammo il campo a pochi metri dall’acqua, all’ombra delle palme.Il fatto che tutto intorno fosse disseminato da escrementi di elefanti venne notato da tutti e nessuno ne parlò, mai ci saremmo voluti spostare di lì. Il fatto poi che tutto intorno le altissime sponde non permettessero agli animali l’accesso all’acqua rendeva il nostro campo l’unico accesso della zona, era più che evidente ma il nostro accogliente gazebo sul fiume e la cucina sotto il tamarindo con il cuoco che già preparava il pranzo rese questo “dettaglio” ancora più trascurabile.
Le tendine furono sistemate, le lanterne accese, il fuoco preparato con le sedioline intorno, e , come sempre accade,  scese la notte. 
Ed eccoci dunque qui,il cielo stellato, il fuoco, amici intorno. La cena volgeva al termine e intorno alla fievole luce sul tavolo gli insetti cozzavano tra loro ronzando, tra ronzii e risate udimmo uno sciabordio d’acqua più vicino, sembrava che il fiume si fosse alzato, oppure…… immediatamente afferrammo la torcia dal tavolo e illuminai l’acqua. Un enorme ippopotamo era a quattro metri da noi, stava dirigendosi nel punto dove chiaramente usciva tutte le sere, una specie di scivolo naturale che usciva…proprio in mezzo al nostro gazebo.
Abbagliato dalla luce e spaventato da quello che dovrebbe essergli sembrato una astronave piena di alieni, si fermò gocciolante, fiutò l’aria e corse, per fortuna dalla parte opposta alla nostra continuando a girarsi con aria offesa. Lo trovammo molto divertente ed eccitati dall’incontro ci spostammo al fuoco. L’effetto vino e ippopotamo insieme contribuirono a rendere più frizzante l

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