Editoriali

EDITORIALE

Alta stagione già finita

I pezzi d'archeologia italiana a Malindi non vedono l'ora che le migliaia di connazionali natalizi spariscano dalla loro vista

15-03-2012 di Freddie del Curatolo

Come fosse la performance sessuale di un playboy attempato, si temeva il crollo verticale.
"Una, ma fatta bene" ci si augura a una certa età.
Malindi, che quest'anno comunque ha abbassato quella media dei suoi frequentatori, di mezza età se ne intende e non ha potuto evitare il crollo che la crisi economica del mondo occidentale ha accentuato.
Da Natale fino all'Epifania in Costa Nord si è marciato a livelli record, che se fosse così almeno quattro mesi all'anno saremmo tutti milionari. Invece sono i soliti quindici giorni di gloria (un po' come i quindici minuti di Andy Warhol) che ci fanno sognare e poi ci lasciano su una spiaggia bianca, sedotti e abbandonati come una turista innamorata di un beach boy.
Chi se la gode, da questa settimana in avanti, sono i semi-residenti: creature mitologiche metà turista e metà nababbo.
Felici loro, che tornano a poter parcheggiare davanti ai bar e ai negozi, che pagano finalmente il pesce come nel resto dell'anno, che trovano facilmente il lettino in spiaggia, la pizza durante la prima mezzora di soggiorno in un ristorante e tante altre "facilities" che nei fatidici quindici giorni di altissima stagione vengono loro negate. Senza parlare dei residenti storici, antichi, paleolitici.
I pezzi d'archeologia italiana a Malindi non vedono l'ora che le migliaia di connazionali natalizi spariscano dalla loro vista.
E il bello è che molti ancora lavorano e sopravvivono grazie a loro!
Si sa, Malindi (con i satelliti Watamu e Mambrui che ultimamente si vantano di girare su orbite proprie) è un luogo strano, oseremmo dire "diverso da tutti gli altri".
Così il pur breve periodo in cui si mette fieno in cascina per permettersi un letargo degno della talpa canadese, diventa uno dei pochi motivi di stress di una vita africana al tiepido rallentatore della costa keniota.
Qualcuno lancia il monito: "dura sempre troppo poco, arriveranno tempi duri", ma a lui tocca il ruolo di Cassandra keniota e nessuno se lo fila.
Anche perchè se i tempi duri sono il dolce far niente all'ombra di una palma, l'andare in spiaggia e tuffarsi nell'oceano indiano e mangiare mal che vada una porzione di sima (la polenta) con un sughetto di verdure per 20 centesimi di euro...altro che crisi occidentale...vengano pure questi tempi duri, karibu! 

TAGS: Alta stagione KenyaMalindi bassa stagione

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