Editoriali

EDITORIALE

Il "Ciaffico"

Sono più gli scempi di costruzioni terribili, al limite, a deturpare lo scenario naturale della costa, non tanto le strade asfaltate

24-08-2012 di Freddie del Curatolo

Nell’indimenticata commedia “Johnny Stecchino”, il grande Roberto Benigni fa dire al mafioso siciliano che il problema principale di Palermo è il traffico.
Anzi, il “ciaffico”, con pronuncia da siculo doc. 
Ecco, il residente italiano di lungo corso (che non a caso a volte viene bonariamente additato dai locali come “italian mafia”) potrebbe oggi affermare la stessa cosa riguardo a Malindi. 
Perché, come nell’ironia del film del comico toscano, in realtà i problemi del Kenya e della sua costa sono ben altri: la povertà dell’entroterra, la sanità statale deficitaria e quella privata inaccessibile ai più, la mancanza d’acqua in alcuni distretti, la condizione femminile, specialmente riguardo alle giovani donne, la scarsa qualità dell’educazione scolastica, la corruzione. 
Sono argomenti di cui su questo portale ci occupiamo quotidianamente e sui quali purtroppo raramente possiamo testimoniare di vistosi cambiamenti in meglio. Allora in chiave turistica e di vita quotidiana, meglio parlare del “ciaffico”, che magari considerandolo in senso economico, di servizio che migliorando può aumentare il cosiddetto “indotto”, qualcuno in alto ci pensa. 
Anche perché se Malindi diventa più bella e accessibile, ne guadagna il suo appeal e aumentando il turismo si creano più posti di lavoro. 
Insomma, non è solo la rottura di balle del residente italiano che sotto casa vede sfrecciare centinaia di tuk-tuk scoreggianti, né quella del negoziante che sente le vetrine tremare per il passaggio degli autoarticolati in pieno centro. 
Si tratta di operare quelle poche e sacrosante modifiche a una cittadina che velocemente si sta ingrandendo e aumenta le proprie attività. 
Cosa servirebbe: innanzitutto ciò di cui si parla da ormai tre anni.
Il famoso “bypass”. La circonvallazione, si direbbe in Italia. 
Lo so, l’asfalto è poco poetico e ci ricorda l’antico adagio di quando un vecchio e noioso predicatore era un grande cantautore: “là dove c’era l’erba ora c’è una città”. 
Ma lo sterrato teniamocelo per la savana, Malindi ha bisogno di un minimo di organizzazione e smaltimento del traffico (oops…“ciaffico”). 
In tempi di prima propaganda elettorale, alcuni politici locali iniziarono a lavorare al progetto di asfaltare la strada che dal distributore BP (arrivando da Mombasa) va a sinistra, costeggia il mattatoio, lo stadio del Malindi United, interseca la strada per lo Tsavo, passa dietro il cimitero e sbuca di fronte all’ingresso per il vecchio Palm Tree, davanti al ristorante +39. 
Come succede in tutto il mondo, si è verificata l’opposizione (in parte comprensibile) degli abitanti delle zone limitrofe alla strada e soprattutto di quelli che, allo sbocco finale della strada, si sarebbero visti espropriare qualche triangolo di terreno, ripagato dalla Municipalità malindina al prezzo d’acquisto. 
Ipotesi quindi scartata. Ne è rimasta in ballo una seconda, che prevede un “taglio” molto più lungo e indolore, da prima dell’aeroporto a dopo il quartiere di Kibokoni. Così almeno si decongestionerebbe la cittadina dal trasporto con altra destinazione, sulla direttrice per Lamu.
Anche perché con la costruzione del nuovo porto, sicuramente aumenterà la viabilità Lamu-Mombasa. 
E Malindi, che adesso come adesso vive con la sola arteria Kenyatta Road-Lamu Road, sarebbe un vero disastro. 
Tra qualche mese sarà operativo anche il centro commerciale con all’interno il supermercato Nakumatt, proprio in Lamu Road, di fronte al Karen Blixen, nel centro nevralgico della Malindi commerciale e turistica.
Vi immaginate con una sola via d’accesso il casino (senza l’accento sulla o) che si verificherà? Bisogna agire quanto prima, cercando di creare percorsi alternativi all’interno di Malindi, anche semplicemente per il traffico (scusate ancora, per il “ciaffico”) interno.
Cosa che ad esempio si sta facendo, pole pole ma meglio che niente, dalla stessa BP a destra, tagliando il quartiere di Maweni per arrivare sulla Casuarina, all’altezza dell’Ospedale. 
Tutti coloro che, arrivando dall’aeroporto o da Mombasa e Watamu, potranno svoltare lì per andare verso i villaggi turistici e il parco marino, senza intasare il “roundabout” e la “Old town”.
Oltretutto le strade nuove e non chilometriche, sono fatte con i blocchetti di cemento autobloccanti, che non è proprio catrame e non da l’idea della “concrete jungle”. 
Sono più gli scempi di costruzioni terribili, al limite, a deturpare lo scenario naturale della costa, non tanto le strade asfaltate. 
Quelle renderebbero Malindi meno intasata nelle poche vie in cui si circola, creerebbe nuovi quartieri in cui un negozio non sarebbe più fuori mano, un ufficio avrebbe più senso.
Potremmo infine sognare una Lamu Road con marciapiedi, in cui la gente possa passeggiare come si fa nel “corso” delle cittadine turistiche.
Certo, sempre ricordandosi che siamo nel Terzo Mondo, dove i problemi sono tanti e nessun italiano, finanche mafiosetto, potrà mai azzardare che il problema principale di Malindi sia il “ciaffico”! 

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