Editoriali

EDITORIALE

Karibu tena wageni! Bentornati turisti italiani sulla costa del Kenya

A Malindi e Watamu si prevede un'alta stagione con parecchi spunti "antropologici"...

05-12-2017 di Freddie del Curatolo

Quest’inverno in Kenya sembra prospettarsi una grande novità, che ci rimanda a tempi antichi e leggendari: il ritorno del turista da villaggio. 
Ne sentivamo la mancanza, davvero!
In questi anni di crisi ci eravamo dimenticati della sua esistenza, accontentandoci via via di esemplari scientificamente meno interessanti, come l’Homo Zainettus, l’Hostellus Juventutis, il Cercopitecus Cercasubuking, la Scimmia Maldafricus ed altri.
Ci eravamo illusi (ma anche un po’ dispiaciuti, per tutto l’indotto) che l’Africa avesse chiuso per sempre con l’animazione, l’acquagym, i giochi-aperitivo.
Invece no, la riesplosione di Watamu e i nuovi servizi di resort gestiti direttamente dai tour-operator, oltre a quelli navigati che tornano ad essere un’attrazione alternativa al traballante Egitto, agli uraganati Caraibi e al lontano Oriente, ci riporteranno tanta bella gente consapevole che passare le feste di Natale a 7000 km da Gabicce Mare e Pietra Ligure, con il sole d’agosto, è una bella figata…che importa se c’è l’Africa intorno!
Abbiamo proprio voglia di vedere il loro sguardo intelligente e divertito, quel pellame che sembra uscito da italici caseifici, da nebbie invernali dense come stracchini e dai grigiori dello smog.
(Ma no, dai che non è vero, lo so che vi siete allenati con i raggi Uva, lo so che da voi i lettini dei centri d'abbronzatura sono più frequentati di quelli dello psicanalista, anche se a giudicare da come vanno le cose lassù, dovrebbe essere il contrario). 
Ci divertiremo per l’ennesima volta a scoprire i loro occhi spalancati sulla natura africana, le mucose del naso che respirano roba vera, il passo e il gesticolare che si fa più tranquillo. 
E a dirgli: “Siete in vacanza, e per giunta in Africa, rilassatevi!”
Avremo i turisti di primo pelo, che hanno paura degli scarafaggi in bagno ma amano i granchietti sulla sabbia, quelli che sanno già tutto e sono convinti che Vasco da Gama fosse un cantante rock e Naomi Campbell sia nativa di queste parti.
Arriveranno i “turisti del sorriso”, quelli che si commuovono a vedere un bimbo che salta e ride, pur non possedendo nulla, ignorando che si tratta di un giovane acrobata e che la risata è uno spasmo della fame.
Sbarcheranno i turisti amicali e creduloni, che prenderanno per buone tutte le storie che racconterà loro il primo beach-boy conosciuto sulla spiaggia.
Al loro ritorno diranno che il Safari è un po’ un’ammazzata, perché in 15 su un matatu non si sta comodi, l’autista corre come un pazzo e il pranzo al sacco a base di samosa di due giorni prima e fagioli non valeva il panino Camogli dell’Autogrill di Roncobilaccio.
Però avranno trovato un amico africano di cui si possono fidare come fosse un fratello. 
Ah, vacanzieri italiani, come vi vogliamo bene.
Quelli che si mettono il braccialetto all-inclusive e con il cavolo che ne vogliono sapere di uscire in un Paese che sicuramente è colluso con Al-Qaeda, dove gli hanno detto chei coccodrilli girano in centro senza guinzaglio e la gente è ostile come nel centro Katanga.
Ma anche quelli che appena vedono un italiano a piede libero lo assalgono di domande: 
“Ma vivi qui? Ma sei felice? Che bell’idea hai avuto! Con 600 euro al mese posso avere una villa con giardino, piscina, servitù, fuoristrada, partner focoso?” Ma certo caro! Dai a me i primi seicento euro che ti faccio fumare una sigarettina buona buona, poi avrai quello che desideri. Certe visioni…e non ci sarà bisogno nemmeno del partner focoso!
Deliziosi turisti, che chiameranno la spiaggia di Mayungu “Sardegna 2” e Che Shale “Spiaggia dorata” (ma ho sentito anche Spiaggia dello Scialle…sarà perché tira vento?), faranno la foto davanti alla barriera corallina con i pescatori locali e gli insegneranno a gridare “Italia Uno!” con il pollicione in primo piano. 
Ci sarà chi apostroferà i beach boys con i loro nomi di battesimo: Antonio, Giuseppe, Pasquale…o con i soprannomi che davano loro le mamme al villaggio da bambini: Toblerone, Mestolo l’Ottavo Nano, Katanzaro, Baggio, Ramazzotti. E giù a ridere. 
Perché nonostante il Kenya abbia tanti problemi (per dirvene due o tre, recentemente il Governo si è intascato 36 milioni di euro dati dal Regno Unito per l’istruzione elementare obbligatoria e non si sa dove siano finiti (!), l’inflazione galoppa e i ricchi si arricchiscono, la siccità record mette in ginocchio pastori e agricoltori), a Malindi conviene sempre sorridere perché come si sa, “the show must go on”. 
Sinceramente io vi aspetto, turisti…perché tengo famiglia. Ma soprattutto perché ogni volta che tornate, tra cento di quelli sopracitati, ce n’è sempre uno che ha voglia e tempo di gettare lo sguardo oltre, di “farsi un giro nella parte selvaggia”, di entrare in una scuola o nella nostra accademia di calcio che toglie i ragazzi dalla strada e non semplicemente in un orfanotrofio come fosse uno zoo equo-solidale a vedere questi animaletti umani con gli occhi grandi e rimpinzarli di caramelle provocandogli seri problemi ai denti e allo stomaco.
Io vi aspetto, perché fino a quando anche uno solo di voi mi darà la soddisfazione di capire questo posto, il mio scrivere e farmi sentire da qui, avrà un senso. 
Karibu wageni! 
Benvenuti turisti!

TAGS: turisti malindituristi watamuturismo kenyakaribu wagenistorie malindikenya alta stagione

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