Editoriali

EDITORIALE

La sai l'ultima sull'Africa...si sta spaccando in due

Anche l'informazione superficiale ogni tanto penetra nella crosta terrestre

04-04-2018 di Freddie del Curatolo

“Vedremo soltanto una sfera di fuoco, più grande del sole, più vasta del mondo; nemmeno un grido risuonerà.
E catene di monti coperte di neve saranno confine a foreste di abeti, mai mano d'uomo le toccherà.
E solo il silenzio come un sudario si stenderà fra il cielo e la terra per mille secoli almeno. Ma noi non ci saremo”
Così cantavano i Nomadi più di mezzo secolo fa.
Allora nella grande Rift Valley del Kenya gli animali abbondavano, nonostante l’uomo avesse l’abitudine allora legale di ammazzare tutte le specie allo stato selvaggio per divertimento.
La Natura era davvero incontaminata, con pochissime strade degne di questo nome, che non fossero piste irregolari di terra rossa.
Oggi il Kenya, com’è noto, è un Paese in grande crescita e si divincola tra il concetto di “sviluppo sostenibile” e la realtà di un progresso economico, tecnologico e industriale che sembra non tenere abbastanza conto di presunti caposaldi della civilizzazione, come sanità, educazione e condizioni di vita per l’appunto “civili”.
La Natura, nel contempo, assiste all’intrusione (spesso giustificata e giustificabile) delle infrastrutture e del progresso. Arterie stradali asfaltate, rete elettrica, ferrovie, grandi edifici in muratura ed altre “facilities” di tipo occidentale.
Trasformazioni e rinnovamenti che portano benessere a categorie nuove e crescenti di cittadini e che spesso vengono recepite come rovina (se non distruzione) da chi ha sempre visto, anche un po’ egoisticamente, nel Continente Africano un paradiso terrestre, una semivergine oasi di vita selvaggia con cui avere un approccio naturale, diretto, magari anche un po’ ideologico e adolescenziale.
I Media, dal canto loro, seguono un’altra onda che spesso ormai con l’informazione e la cultura ha poco a che fare.
La notizia è tale quando fin dal titolo reca un commento, un’indicazione. Insomma, quando suscita attenzione in un mondo “social”sempre più distratto e superficiale.
Così abbiamo seguito la traiettoria di una sonda spaziale cinese che prima avrebbe dovuto schiantarsi al suolo in Emilia Romagna, qualche giorno dopo avrebbe cosparso la nostra Penisola di frammenti pesanti, infuocati e contundenti e infine si è sbriciolata nell’Oceano Pacifico.
Con grande sollievo degli abitanti di Forli e Cesena che già avevano sigillato le loro case e parcheggiato le automobili in garage a pagamento, e di quelli di Riccione che avevano affittato appartamenti fuori stagione a tedeschi e scandinavi a metà prezzo.
Un po’ meno contente le ormai desolate specie ittiche del Pacifico, che già devono lottare con le infinite isole di plastica e immondizie varie fluttuanti. Di questo discutevano giorni fa il pesce-infradito con l’aragosta zincata. 
Ogni evento è una potenziale sciagura, ogni virus una pandemia, qualsiasi “querelle” una minaccia al nostro presunto benessere. Spesso per farci scordare che questo benessere, specialmente nel vero significato della parola “stare bene”, non c’è.
Tornando all’Africa, in queste ultime settimane, assistiamo al florilegio di titoli allarmistici, sensazionali o anche solo intriganti, sulle possibili ripercussioni della spaccatura di qualche chilometro nel terreno che è apparsa sulla strada che collega Nairobi alla cittadina di Narok, ovvero alla riserva del Maasai Mara.
Un fenomeno collegato ad alcuni movimenti sismici di assestamento e distacco nella faglia conosciuta ed esistente che dal Medio Oriente arriva fino allo Zimbabwe. 
Con i suoi 3000 chilometri, è una delle più lunghe ed antiche dorsali della terra, qui d’altronde è apparso il primo essere riconducibile all’uomo. 
E’ anche indubbio che tra migliaia di anni, come già da tempo geologi di tutto il mondo hanno previsto, la faglia si staccherà, seguendo quella linea per nulla immaginaria che attraverso il golfo di Aden, scende verso l’Etiopia e varca l’Equatore, lasciando a sud il Kilimanjaro.
L’anno scorso in una cittadina non lontana dal capoluogo tanzaniano della regione del Lago Vittoria, Mwanza, un violento terremoto (5.7 di magnitudo) causò 13 morti e 200 feriti.
Secondo alcuni scienziati americani intervistati dalla rivista “The Conversation”, altri fenomeni simili potrebbero verificarsi in futuro lungo la dorsale, per via del movimento delle placche tettoniche. 
Un “mal di gola” terrestre per il quale non c’è cura, perché noi abitanti del pianeta siamo stati bravi ad andare sulla luna, ma essendo animali, il magma, fluido incandescente eterno di cui è formata la Terra, ci fa paura e non lo indaghiamo.
Ecco perché avevano ragione i Nomadi, la prima cosa che (non) vedremo sarà una palla infuocata, ovvero il nostro Pianeta incazzato e messo a nudo.
Fenomeni naturali: anche per le spaccature nel cervello umano, che dividono i già pochi neuroni funzionanti, c'è ben poco da fare.
Intanto si sprecano congetture su come il Continente Nero si potrà dividere, perché di qualcosa si deve pur parlare, in tutti i parrucchieri e circoli bocciofili virtuali.
Ecco allora spuntare mappe e cartine che propongono un Est Africa trasformato in isola, con meravigliosi chilometri di coste, da una parte rocciose e frastagliate, dall’altra sabbiose e maldiviane.
Addio Corno d’Africa, addio pirati somali, con un canale lunghissimo tempestato di yacht e di cittadine modello Dubai.
E che dire dell’Etiopia ed il Sud Sudan che finalmente avranno il mare?
E di porti, petroliere, crociere?
Dei deserti che torneranno ad essere campi coltivabili, e foreste.
Di nuove città e strade che collegheranno territori tutti da (ri) scoprire.
Cosa si può sognare, da una semplice spaccatura nel terreno che per adesso si può percorrere a piedi con meno timore di essere inghiottiti, rispetto a una voragine a Roma sulla Cassia.
Ne vedremo proprio delle belle, e ne possiamo discutere, argomentando, indignandoci e lanciando strali al progresso e al modo in cui stiamo trattando e riducendo il nostro ambiente naturale.
Sarà tutto terribile, straordinario, sovrumano, disdicevole, fantastico.
Ma noi non ci saremo. 

TAGS: faglia africaafrica divisakenya terremotispaccatura kenya

Africa è nel cielo, nella terra e nella gente.
La gente d'africa si muove lenta ma ti smuove il cuore, ti scuote l'animo.
Comunque tu sia, ferro o argilla, l'africa ti plasma.
 

LEGGI QUI

L’Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. 
E’ un vero e proprio oceano, un pianeta a parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo. 
E’ solo per semplificare, per pura comodità che lo chiamiamo Africa. 
In realtà, a parte la...

Originariamente era il "Kenyatta Day", il giorno che ricordava la data di nascita di Jomo, primo Presidente del Kenya indipendente, 20 ottobre 1889.
Dal 2010, dopo la stesura della nuova costituzione, la festa nazionale è stata dedicata anche

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Dico Africa ma penso al Kenya. Dico Kenya ma penso a Watamu. 
Africa è un concetto troppo grande perché entri nel mio cuore senza devastarlo. 
Le guerre, la fame, i soprusi, le ingiustizie perpetrate dalla sua stessa gente nei confronti...

LEGGI TUTTO

L'Africa ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, è sempre stata autentica, irripetibile, sé stessa.
L'Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, affascinano.
E anche dopo anni e anni non si riesce...

Se in Italia non vivi più bene, vieni in Africa.
Se in Italia vivi bene ma è diventato un Paese di merda, vieni in Africa.
Se hai una rendita di 700 euro e non riesci nemmeno a mangiare, vieni in...

LEGGI TUTTO

Il mio mal d'Africa esiste da quando ero bambina.
Sono ormai 10 anni che vado in Kenia e ogni volta che scendo dall'aereo mi viene da piangere cosi pure quando devo tornare,un pianto di felicità non so come spiegare, in...

LEGGI TUTTO

La Tsavorite compie cinquant’anni.
La pietra verde che prende il nome dal Parco Nazionale dello Tsavo è stata scoperta nel 1967 dal geologo scozzese Campbell Bridges.
 

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Ora io so una canzone dell’Africa, una canzone della giraffa e della luna nuova sdraiata sul dorso,
dell’aratro nei campi e dei visi sudati degli uomini che raccolgono il caffè. 
Ma sa l’Africa una canzone che parla di me? 

MAL D'AFRICA

Io lo chiamerei "ardore"

"...non è un male, è un dono"

di Dario Scaccabarozzi

Mal d’Africa , termine usato a sproposito. 
Non c’è nessun Male accostabile all’Africa , non credete ?
Si ripetono queste tre parole per definire quel sentimento che si prova quando , lasciato il continente , è struggente la nostalgia di...

LEGGI TUTTO

La sensazione è la stessa, forse banale, forse ovvia ma sentirsi a casa nella culla del mondo, probabilmente è normale.
Il richiamo dello spirito, dell'anima per un luogo di percezione ancestrale, ci riporta ad un equilibrio assopito ma mai dimenticato.
Forse siamo...

LEGGI TUTTO

MAL D'AFRICA

Il mio sogno si chiama Africa

"tu sei la mia vocazione"

di Federica Andreoli

Molti mi giudicano una pazza perché il mio sogno si chiama Africa.
Mi è stato sempre detto di sognare, di credere nei sogni perché sono loro che colorano la realtà…quindi qualsiasi sogno è un bene e l’Africa è il mio...

LEGGI TUTTO

La storia di Susan Gaita, una ragazza quindicenne di etnia pokomo, è una storia comune purtroppo a tante giovani del distretto di Malindi, ma lei ha una marcia in più: è bravissima a scuola e questo potrebbe salvarla.
Orfana di...

LEGGI TUTTO

In Africa contano gli occhi. 
Sguardi penetranti e vivi vestono la povertà di fame e paura, ma anche di curiosa libertà, il dolore di lacrime e stanchezza, ma pure di fratellanza e lotta. 
Sono gli occhi a gioire, prima ancora...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Ben conosciamo la storia e i travagli del continente africano: pochi ceppi e migliaia di tribù sparse su una superficie di circa 30 milioni di chilometri quadrati, che hanno pagato un amaro dazio all’evoluzione del mondo occidentale, subendo eguale trattamento...

LEGGI TUTTA L'INTRODUZIONE

In Africa l’aeroplano è più rivelatore dell’automobile
perché l’Africa è monotona e iterativa
e dall’aereo la monotonia e l’iterazione si contemplano
mentre in automobile si soffrono. 
La savana per esempio, che è per eccellenza monotonia e iterazione
con i suoi milioni di acacie su milioni...