Editoriali

EDITORIALE

Pace, lotta alla Corruzione e tragici eventi: il 2018 in Kenya

Dalla storica stretta di mano Kenyatta-Odinga al rapimento di Silvia Romano

30-12-2018 di Freddie del Curatolo

L’anno che ci apprestiamo ad archiviare, con la fortuna di averlo vissuto e con gioie e dolori, miserie e splendori che accompagnano il nostro tempo e i “nostri tempi”, per il Kenya è stato un anno di pace (con la storica stretta di mano tra i leader Kenyatta e Odinga) e di calamità naturali, di (troppi) incidenti stradali e di coraggiosi tentativi di cambiare rotta (primo tra tutti la lotta alla corruzione) non sempre o non ancora andati a segno.
Il Kenya italiano e gli italiani in Kenya hanno vissuto un 2018 tormentato, iniziato con la terribile inondazione dell’entroterra di Malindi e culminato con il dramma del rapimento di Silvia Romano.
In mezzo, tante aziende che investono nel Paese, il turismo in aumenta e i soliti problemi tra infrastrutture, aeroporto e servizi. Un anno  a cui si sarebbe potuto assegnare un 6 “politico” se non fosse per la sfortuna di alcuni eventi che ne fanno una stagione non troppo positiva.
Insomma, l’augurio di un 2019 migliore per il Kenya, il suo popolo e noi che lo viviamo o frequentiamo, sembra quanto mai sincero ed azzeccato.
Ma rivediamo in pillole gli eventi più significativi del 2019, per il Kenya anche in chiave italiana, considerando i nostri articoli più letti.

Febbraio: Sulla costa è emergenza acqua, da Malindi a Mombasa per oltre 10 giorni non ce n’è una goccia. Il problema annoso dell’impianto di erogazione di Baricho, per cui le aziende regionali hanno contratto un debito di milioni con la compagnia nazionale dell’elettricità, sembra arrivato ad un punto di non ritorno. Dopo una protesta esemplare degli imprenditori, e appelli di associazioni locali e straniere per le possibili ripercussioni sulla salute, il Governo sblocca provvisoriamente la questione. Per due mesi non ci saranno più “blackout”, poi la situazione tornerà quella di sempre, con quattro o cinque giorni al mese a secco.

9 Marzo: Il Presidente della Repubblica del Kenya Uhuru Kenyatta e lo storico leader dell’Opposizione Raila Odinga appaiono insieme stringendosi la mano.
Odinga, che durante e dopo le precedenti elezioni aveva accusato l’avversario di averle manipolate dando vita a ricorsi e alla ripetizione del voto decisa dalla Corte Suprema, annuncia che lavorerà con il Governo per la crescita del Paese e per la pace. Kenyatta lo chiama “mio fratello maggiore” e di fatto nel Paese non ci sarà più maggioranza ed opposizione, ma un intento comune, almeno fino alla vigilia della prossima tornata elettorale.

Aprile: A Watamu un imprenditore italiano e una società di Dubai presentano il progetto per costruire un grattacielo di 61 piani con hotel, negozi, ristoranti ed altre facilities. I residenti stranieri della cittadina turistica insorgono e chiedono un confronto con i progettisti e rilevano molte incoerenze e mancanze, specialmente sull’impatto ambientale. La popolazione locale sembra favorevole.
A tutt’ora i lavori, il cui inizio era previsto entro la fine di quest’anno, non sono ancora incominciati.

Aprile-Giugno: Una tremenda alluvione causa lo straripamento del fiume Galana, lungo la sua vallata che inizia dal parco nazionale dello Tsavo e arriva fino alle porte di Malindi. I senzatetto sono decine di migliaia, i dispersi fortunatamente pochi. Quasi tutti i lodge e i campi tendati per i safari vengono spazzati via, al pari di villaggi di capanne e terreni agricoli. La gente di quelle zone, che vive da sempre in condizioni non certo agiate, resta senza nulla. Parte una catena di solidarietà che coinvolge associazioni e istituzioni. Tramite malindikenya.net la comunità italiana di Malindi e Watamu, con il contributo anche di turisti e frequentatori dall’Italia, raccoglie in poco più di un mese 15 mila euro e dona materassi, medicine, cibo ed altre suppellettili. Con altri contributi “adotta” il villaggio più disastrato e sperduto, Mkondoni e con la NGO Karibuni lo ricostruisce, dotandolo di strumenti per riprendere a lavorare i campi.

10 Maggio: Durante le forti piogge, a Nakuru crolla una diga costruita probabilmente non con tutti i crismi. La massa d’acqua e fango si riversa su un intero quartiere periferico e causa oltre 60 morti.
E’ una delle maggiori tragedie degli ultimi anni in Kenya.

22 Maggio: Giro di vite dell’Ufficio Immigrazione del Kenya sui permessi di lavoro. Tutti gli stranieri che lavorano in Kenya vengono chiamati in appositi sportelli di Nairobi per esibire i loro “work permit” entro tre mesi. Chi non si presenta o viene trovato in possesso di documenti irregolari, verrà espulso dal Paese, come avverrà a decine di asiatici ed africani e a qualche europeo (anche due italiani).

Giugno: Il Governo annuncia una serrata lotta alla Corruzione. Nel giro di un mese vengono arrestati Ministri, Parlamentari, Governatori e molti amministratori pubblici. Altri vengono rimossi. E’ un’azione senza precedenti. “Molti amici personali e colleghi arriveranno ad odiarmi” dichiara Kenyatta.
Odinga conferma: “Svolta storica, cambieremo la mentalità di questo Paese”. Ce la faranno?

Luglio: Il Ministero del Turismo decide di ripopolare il Parco Nazionale dello Tsavo Est di rinoceronti, assenti da tanti anni. Ma gli undici esemplari presi dalle riserve di Nairobi e Nakuru, moriranno tutti nel giro di due settimane. Un colossale autogol ambientale, dovuto alla superficialità dell’azione e dei suoi promotori, che non hanno considerato la sensibilità degli animali al cambio del clima, dell’acqua e delle abitudini alimentari.

Agosto-Settembre: Avvicendamento all’Ambasciata d’Italia a Nairobi: dopo quattro anni di importante impegno, grande umanità e ottimo lavoro, l’Ambasciatore Mauro Massoni lascia il Kenya. Al suo posto arriva il romagnolo Alberto Pieri, già Ambasciatore in Kazhakistan.

Ottobre: Il più famoso comico italiano degli ultimi anni, Checco Zalone, autore di film campioni d’incasso come “Sole a catinelle” e “Quo vado”, girerà una parte della sua nuova commedia a Malindi. Le riprese cominceranno a gennaio 2019, Zalone effettua un sopralluogo in autunno e la produzione esecutiva per il Kenya resta a Malindi ed inizia ad organizzare location, comparse italiane e locali.

20 Novembre: A Chakama, villaggio a circa ottanta chilometri di Malindi, viene rapita una volontaria italiana di 23 anni, Silvia Romano. Sulle prime sembra trattarsi di una rapina finita male, ma con il passare dei giorni la fuga della banda con il giovane ostaggio assume i contorni di un vero e proprio rapimento. L’intento dei malviventi sembrerebbe quello di raggiungere la Somalia e vendere la ragazza alle organizzazioni estremiste islamiche. Polizia, esercito, servizi e Ros italiani sono impegnati da allora nella ricerca. In poco più di un mese si è scritto e detto di tutto, sono arrivati giornalisti e televisioni italiane in Kenya, sono spuntati tuttologi e sciacalli.  A tutto il 2018 le uniche informazioni trapelate che sembrano avere fondatezza sono che Silvia sia ancora viva e in Kenya, nascosta nell’enorme ed impenetrabile foresta del Tana River.   

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