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I gioielli di plastica di Michela, la bellezza del riciclo e della solidarietà

Collane e oggetti aiutano le ragazze maasai e aiutano a ripulire il Kenya

17-02-2017 di Freddie del Curatolo

Dal riciclo della plastica abbiamo visto scaturire oggetti utili, simpatici, inediti.
Ma che ripulendo la riserva del Maasai Mara dall’incuria del genere umano si potessero ricavare gioielli di rara bellezza e allo stesso tempo aiutare ragazze con grossi problemi sociali, sinceramente non ce lo saremmo aspettati.
Eppure ecco un esempio di come, mettendo insieme creatività e tutela dell’ambiente, in Kenya si possa arrivare a risultati davvero brillanti.
Se poi a far nascere cose belle è una ragazza italiana, il piacere di parlarne e promuovere la sua iniziativa è doppio!
Lei si chiama Michela Consiglio, ha da poco passato la quarantina ed è originaria della Sicilia.
Dopo aver conseguito il diploma alberghiero e aver lavorato come agente di viaggio, nel 2005 s’innamora dell’Africa durante un viaggio in Congo.
“Ero andata a trovare mia sorella che lavorava presso un’organizzazione non governativa nella Repubblica Democratica del Congo – racconta Michela - Fu amore a prima vista con il Continente Nero, nonostante quello non fosse certo il luogo più tranquillo dove vivere. Così ho fatto un po’ di volontariato e per fortuna, proprio quando stavo per rientrare in Italia (perché di volontariato non si campa…) ho trovato lavoro con una compagnia aerea sudafricana”.
Se il mal d’Africa aiuta a superare l’adattamento e le ansie di vivere in un Paese in guerra, l’amore può abbattere tutte le altre resistenze.
“Uno dei miei colleghi era un keniano – prosegue la creativa siciliana - con lui è nato qualcosa d’importante e insieme abbiamo deciso di lasciare la guerra ed attendere una pace che non sarebbe mai arrivata. Siamo sposati da 11 anni e il Kenya oggi è la mia casa”.
In questi anni Michela ha vissuto in una casa senza elettricità, senza televisione e senza amici, lavorando come tour operator.
“Ogni volta che uscivamo notavo la plastica e la spazzatura dappertutto. Una tortura per i miei occhi e la mia anima. A Hell’s gate lo stesso. Turisti (spesso purtroppo locali) buttavano di tutto, dalle lattine di birra alla carta per terra. Certo, pensandoci bene mi sono chiesta dove avrebbero dovuto gettarla, dato che non ho mai visto a Nairobi e dintorni un sistema serio di raccolta rifiuti”.
Così Michela, nel tempo libero, inizia a coltivare un’idea. Studia su youtube, segue “tutorial” ed esempi da tutto il mondo attraverso internet e inizia a creare dalla plastica oggetti che sembrano di vetro.
Inizia con le collane, poi altri gioielli che lei stessa indossa e che vende nella boutique del campo nel Maasai Mara di cui nel frattempo è diventata manager.
Un prezioso e originale passatempo? A una donna vitale e battagliera come Michela non sarebbe mai bastato, così organizza con i ragazzi del campo giornate di pulizia e spiega il perché non sia una buona abitudine trattare il proprio Paese come un gigante sacco della spazzatura.
“Siamo andati al Look Out, un posto famoso nel Maasai Mara per il panorama ma anche per la spazzatura – ricorda l’ambientalista italiana - e abbiamo tolto da lì ogni singolo pezzo di carta. Ho fatto foto alle bottiglie di plastica e contenitori del pranzo con i nomi di alcune compagnie e privatamente le abbiamo contattate per notificare che abbiamo trovato la “loro” spazzature dentro la riserva e che avrebbero dovuto comunicare alle loro guide di non lasciare “taka taka” in giro”.
Michela non si ferma: dopo aver creato eclastic, la produzione di gioielli di riciclo con vendita online, tiene workshop ad alcune donne maasai e insegna loro come creare collane con la plastica. Ne arrivano altre, e altre ancora.  Molte sono ragazze scampate alle mutilazioni genitali o a matrimoni precoci, altre donne con altri problemi alle spalle.
“Dovrei assumerle tutte, aiutarle tramite il commercio dei miei gioielli – spiega Michela – ma come fare? Bisognerebbe mettere in piedi una catena di lavoro che inizia con la raccolta della plastica, pagando chi ripulisce e ce la porta, poi organizzare le donne in un ambiente di lavoro ad hoc e infine commercializzare il tutto. Ma sono sola e devo lavorare per vivere, anche se continuo a coltivare quella che chiamo la mia “mission impossibile”.
Il grande cuore di Michela va a braccetto con il suo genio creativo.
Il cinquanta per cento delle creazioni di Eclastic vanno alle donne che danno una mano e ne hanno bisogno. Una di queste ragazze vive con lei e il marito e i suoi due figli studiano grazie ai gioielli.
Finché la vendita dei gioielli è limitata ai turisti dei safari, è difficile poter mandare avanti la splendida iniziativa che abbina tutela dell’ambiente, talento e solidarietà.
E allora fatevi un giro su www.eclastic.org, iniziate ad acquistare i meravigliosi gioielli di plastica di Michela e sappiate che presto Malindikenya.net farà in modo che arrivino sulla costa keniana in pianta stabile.

TAGS: Michela ConsiglioEclasticGioielli plastica

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