Reportage

LUOGHI

Saruni Samburu, un paradiso nel Paradiso del Kenya

Splendida oasi di pace, ecosostenibilità e comfort nella Kalama Conservancy

29-09-2018 di Freddie del Curatolo

Un paradiso nel Paradiso, nel cuore del Kenya.
Luoghi come la Kalama Conservancy, ai margini della Riserva Samburu, alimentano l’idea che il nostro Pianeta abbia ancora possibilità di salvezza.
La verginità del paesaggio, la pace estrema, il senso di selvaggia libertà ed il rispetto incredibile nel quale uomini, animali e tutti gli altri elementi della Natura si muovono ed intersecano, si respirano come l’aria pulita ed essenziale.
Siamo nel Kenya del nord, in un’oasi protetta dove la popolazione locale ha imparato ad autosostenersi convivendo con poche realtà turistiche che tutelano il loro ambiente, senza né prenderne possesso, né semplicemente usufruirne.
In questo contesto, sorge Saruni Samburu, un lodge unico nel suo genere che abbina il concetto di conservazione a quello di ospitalità in maniera esclusiva, elegante ma non pretenziosa e fuori luogo.
La struttura è stata pensata dall’italiano Riccardo Orizio, ex giornalista di Corriere, Repubblica e BBC, su una delle colline rocciose della Kalama Conservancy, da cui si gode di una vista favolosa sulla terra Samburu, a perdita d’occhio: da una parte in lontananza le vette del Monte Kenya, dall’altra la striscia verde di piante che contornano il corso del fiume Ewaso Nyiro, fonte e ristoro di migliaia di esemplari di fauna selvatica.
Si arriva al Saruni arrampicandosi letteralmente con le Land Rover sulla roccia e nel momento in cui si accede alla zona comune, ci si rende conto di essere capitati in un luogo inedito, magico, spettacolare.
Un’enorme veranda aperta sull’infinito africano, contornata da altre vette e scollinamenti.
Si fa colazione, si prende l’aperitivo, si legge un libro e ci si rilassa in un altro mondo, avvertendo nel sangue la rarefazione del male che avvolge questa civiltà.
Si torna ai primordi, “dove tutto è vero, anche le cose spiacevoli, perché tutto è vita”.
Sulla collina solitaria a sinistra del Saruni ogni tanto appare il leopardo “di casa”: Ugali.
E’ già capitato di vederlo arrivare in una delle due splendide piscine a strapiombo sulla vallata, in cerca di acqua per dissetarsi. A noi tocca invece l’incontro ravvicinato con un timido impala, che alla fine condivide la fresca acqua della piscina, sia pure con due “carnivori” che sguazzano.
Le suite del Saruni sono la sublimazione dell’idea di pace e serenità che avvolge il luogo, perché aggiungono la privacy e regalano momenti indimenticabili: le stanze da letto sono rivolte sulla savana, sempre a strapiombo tra le rocce, e le strutture in muratura offrono sicurezza, comfort ma allo stesso tempo sono inserite in maniera affatto invasiva nell’ambiente.
Da queste parti Ugali non arriva, ma gironzola “White Ear”, un babbuino simpatico e dispettoso, ghiotto di biscotti e, chissà perché,  di medicine.
La comunità Samburu, “cugini di primo grado” dei Maasai, ha tradizioni antiche e radicate, sono grandi esperti di savana ma molto meno ruvidi e distaccati di quanto si possa pensare: la loro accoglienza non è studiata e il piacere di far scoprire il loro habitat è genuino ed appassionato.
La riserva Samburu, dove le guide e i driver locali ci portano per un game drive emozionante, su una land rover completamente aperta, mette in relazione con la fauna selvaggia più affabile e meno infastidita dall’uomo con cui ci si possa confrontare in Kenya. Questo è dovuto alla non abbondanza di veicoli e turisti, ma anche al rapporto che da sempre esiste tra Samburu e animali.
Qui i leoni utilizzano i fuoristrada per nascondersi durante gli agguati alle antilopi, gli elefanti muovono le loro proboscidi ad un passo dagli obbiettivi delle macchine fotografiche, le gazzelle sospettose non scappano all’arrivo dei motori.
Qui si può ancora ammirare la Zebra di Grevy, esemplare che sta scomparendo dal Pianeta.
Si vedono giraffe, orici, struzzi ed altri esemplari muoversi liberi e protetti dall’uomo, anche durante un silenzioso game drive notturno, sotto una stellata a tutta volta celeste. D’altronde siamo a duecento chilometri dall’Equatore.
Ultimo appunto, e non da poco: la cucina varia, creativa e non solo “meat oriented” del lodge, eccezionale con un tocco d’italianità e buonissimi dessert.
Insomma, ecosostenibilità e piaceri a trecentosessanta gradi si incontrano armonicamente.
Soggiornare al Saruni non è certo per tutti, ma vale la pena sognarlo e fare di tutto per poter vivere, prima o poi, questo sogno africano.   

TAGS: saruni sambururiserva samburukalama conservancyecosostenibile kenyariccardo orizio

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