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10 luoghi comuni da smentire sul Kenya

Anti-vademecum del "sentito dire" su questo Paese

23-08-2017 di redazione

Sul Kenya se ne sentono tante, forse troppe.
Da una parte non può che far piacere a chi tiene a questo Paese, agli italiani residenti che si sentono meno "soli" e a chi vive di turismo e campa grazie all'ingresso di stranieri. Dall'altra si spera sempre che le informazioni, anche al tempo delle "verità globalizzate", della paura a tutti i costi e dell'imperante superficialità, siano sempre il più corrette e precise possibili.
Ecco un esempio di luoghi comuni da spiegare, approfondire e smentire da parte di chi il Kenya lo conosce, verso chi ne parla per sentito dire.

1. IN KENYA C’E’ LA GUERRA
Nonostante i media italiani provino ad insinuarlo, neanche troppo tra le righe, il Kenya non ha mai vissuto una guerra civile, né un conflitto interno con Paesi confinanti.
Il Kenya è un paese indipendente da 54 anni, quando si liberò dai colonizzatori dell’ex Impero Britannico. Quella è la prima ed ultima battaglia, estenuante e cruenta, combattuta dal popolo keniano. Il Kenya è una Nazione democratica e da vent’anni multipartitica. Gli scontri successivi alle elezioni del 2008 hanno causato 1200 morti nel paese, quasi tutti a nord per rivalità etniche.
La annosa crisi della Somalia ha invece portato l’esercito keniano, in missioni solitarie o affiancandosi all’Amisom (Paesi dell’Unione Africana), all’interno del tormentato Paese del Corno d’Africa.
2. IL KENYA E’ CARO
Non si può fare un’affermazione del genere se non si dice in precedenza che genere di soggiorno si intende. Se la destinazione sono i safari, a secondo delle riserve e dei parchi, la spesa può essere alta, ma chi conosce l’Africa sa che il Kenya offre comunque il miglior rapporto qualità-prezzo in tal senso. 
Se si parla di villeggiature lunghe a Malindi e dintorni, bisognerebbe evitare di acquistare prodotti italiani e già le spese calano. 
Perché fare colazione con i biscotti del Mulino Bianco e la Nutella costa dieci volte quella con i “Nice” e la marmellata Zesta. 
Ma soprattutto, avete mai mangiato a colazione una papaia da 20 centesimi di euro e un mango da 25? Dove noi italiani soffriamo, sicuramente è sull’olio extravergine d’oliva e sul vino, di cui sembra non riusciamo a fare a meno neanche in vacanza. E sul caffè.
Il discorso si può applicare anche a certi ristoranti, dove ad esempio gustare crostacei e pesce fresco locale costa molto meno che in Italia, ed è sacrosanto che il prosciutto crudo o la mozzarella sulla pizza abbia costi per il ristoratore, e di conseguenza prezzi, molto più alti. Ogni Paese, poi, ha i suoi talloni d’achille e chi lo frequenta da anni sicuramente lo troverà più caro di un tempo, ma questo appartiene all’epoca, non solo al Kenya.
3. DI MALARIA SI PUO’ MORIRE
Questa è una verità che riguarda ormai quasi esclusivamente la popolazione locale delle fasce più basse. Da alcuni anni non si registrano in Kenya casi di turisti morti in conseguenza di malaria. C’è da premettere che si può morire di malaria se non la si cura bene, ovvero la si debella.
In ogni caso, quello che difficilmente i medici italiani e le agenzie di viaggio dicono, è che invece di fare la dannosa e non sicura profilassi, oggi la malaria si può tranquillamente curare come un’influenza grazie ad una combinazione di farmaci “del giorno dopo”, a base di artemisina.
Farmaci che sono in vendita in Kenya a cifre abbordabili, rispetto alle medicine preventive in vendita in Italia. 
4. RAPINE E OMICIDI
I dati che riguardano rapine e omicidi nel Kenya civilizzato, ovvero quello frequentato da cittadini occidentali o comunque straniero, non sono peggiori di quelli dell’Italia.
Basti pensare che, facendo una media e considerando i diversi numeri, in Italia i turisti vittime di episodi di violenza sono tre volte quelli del Kenya (fonte Eures-Ansa). 
Oltre a considerare che in Kenya sono rarissimi (speriamo non imparino anche questo da noi) gli stupri e i rapimenti.
5. AL SHABAAB
Il Kenya non è un Paese islamico ma non è affatto contro la religione mussulmana, tanto che specialmente sulla costa, la convivenza tra cristiani e mussulmani è da sempre pacifica. Mai il Kenya ha avuto rivolte generate da faide religiose. Piuttosto i problemi e relativi attentati (solo uno andato a segno sulla costa, a Kikambala nel 2002) sono quasi esclusivamente concentrati al confine con la Somalia, stato ormai incontrollabile in mano a signorie ed integralisti, in conflitto con i propri governi che invece appoggiano la politica del Kenya nel Corno d’Africa.
6. LA CORRUZIONE
Il Kenya è da anni nella disdicevole classifica dei primi dieci Paesi più corrotti del mondo. Anche l’Italia non è messa male in questa graduatoria, intendiamoci, ma la nazione africana ha sicuramente un problema grosso e radicato.
Un problema che però interessa soprattutto la politica, il business e la giustizia. Nella vita di tutti i giorni, e specialmente per quanto riguarda una vacanza, è importante sapere che questa abitudine solitamente si traduce in richieste di piccole mance che possono tranquillamente essere disattese, o di denaro in cambio di “chiudere un occhio”. Se non ci sono occhi da chiudere perché si è in regola, hakuna matata. 
I moralisti della domenica dimenticano che (purtroppo) la corruzione, per noi italiani, ha però anche dei suoi risvolti salvifici: se si sale in tre in moto senza casco, non si indossano le cinture di sicurezza in automobile o si commette qualche altra piccola infrazione, a quel punto quelle piccole mancette possono salvare dal comparire davanti al giudice, come la legge trasmessa dagli inglesi imporrebbe. E poco importa se la legge viene applicata soprattutto con gli stranieri. Impariamo a rispettarla, e non dovremo temere mai niente in questo Paese, rispondendo con un sorriso all’occhiolino di un agente o di un funzionario. 
7. NON SI PUO’ USCIRE LA SERA
Per alcuni, sembra che in Kenya ci sia il coprifuoco. Intanto c’è come sempre da fare il solito distinguo tra luoghi turistici e quartieri o zone abitate e frequentate solo da cittadini locali.
Per fare un esempio, chiunque consiglierebbe ad un turista straniero di uscire la sera per andare in un ristorante o in un locale notturno sulla Costiera Amalfitana, ma nessuno si sognerebbe di consigliare Scampia o la periferia di Castellamare di Stabia, che pure stanno a due passi.
Tanto più se il turista è vestito e agghindato “da turista” e porta con sé soldi o beni materiali.
Tuttavia sulla costa keniana, muovendosi con mezzi e non a piedi, la sera in giro la vita e tranquilla e i locali sono ormai tutti a frequentazioni miste, e i possibili problemi (litigi o risse dovute al grado alcolico) sono minori rispetto a quelli delle discoteche europee, specie di questi tempi.
8. IL TURISMO SESSUALE
Decidere di non recarsi in Kenya perché c’è il “turismo sessuale” sarebbe come decidere di non passare più dai viali e dalle circonvallazioni di ogni città italiana, e in parecchie strade provinciali della Penisola. Al di là dello sconcerto per chi non è abituato a vedere certe cose che appartengono da sempre all’umanità, tipo un ottuagenario mano nella mano con una ventenne, c’è da dire che almeno in Kenya non esiste lo sfruttamento della prostituzione, non ci sono i “papponi” e pagando una lucciola non si alimenta il racket della droga o qualche altra attività illecita, ma al massimo la retta scolastica di un piccolo ignaro figlio di zocc…pardon, di studentessa o qualche vestito firmato. Tristezza, al limite, ma anche un’abitudine radicata in Africa, dove i primi “utenti” del mestiere più antico del mondo sono gli stessi keniani.
9.  LA SPORCIZIA
Il keniani non sono “sporchi” e in genere il Kenya non è certo l’India, dove c’è una storica e consolidata tradizione di pratiche igieniche completamente diverse dalle nostre. Piuttosto, qualcosa di più simile potrebbe essere la nostra Campania (ma senza camorra) 
Il vero problema è la crescita del Paese, che deve fare i conti con il problema dello smaltimento dei rifiuti. E’ la cosa che salta più all’occhio, oltre all’urbanesimo galoppante, specie nelle periferie. Basta solo entrare nella realtà contadina appena fuori dai centri abitati, e si vedrà come tutto è più pulito e ordinato.
Anche il Governo keniano si è reso conto di questo problema e la svolta, dal 1 settembre 2017 di abolire la produzione e la distribuzione dei sacchetti di plastica, sicuramente migliorerà le cose, in attesa di una politica seria sullo smaltimento dei rifiuti. 
10. IL KENYA NON E’ UN PAESE “VEGAN FRIENDLY”.
Purtroppo ci è capitato di sentire anche questa…Vorremmo tranquillizzare tutti gli integralisti del gambo di sedano e del latte di soia. Data la buona presenza di indiani e di altre minoranze vegetariane per credo religioso, e la bontà di frutta e verdura, oltre che la presenza di elementi proteici come anacardi e fagioli, sicuramente in Kenya non morirete di fame. 
 

TAGS: Kenya luoghi comuniKenya newsKenya informazione

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