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TURISMO

Come cambia il turismo in Kenya senza arrivi dall'Europa

La costa diventa destinazione da weekend e feste comandate

09-10-2020 di Freddie del Curatolo

Fare di necessità virtù è un concetto con cui gli africani convivono da sempre, anche se i tanti, troppi ninnoli della civiltà stanno contribuendo a farlo dimenticare anche a loro.
In ogni caso, anche se i keniani dovessero in maniera istintiva riadattarsi all’antico adagio, è più difficile applicarlo agli imprenditori del turismo che in particolare sulla costa e in savana hanno investito milioni e milioni di euro e devono salvaguardare il proprio presente e quello di migliaia di dipendenti locali.
Non ci si può fermare ed attendere, magari sedendosi comodamente all’ombra di una palma sorseggiando un succo di tamarindo. Bisogna rivolgersi ai pochi viaggiatori rimasti e liberi di uscire dal loro Paese, è il caso di invogliare chi si può ancora permettere una vacanza e chi non trovandosi molto lontano (se non addirittura nello stesso Paese) ama trascorrere momenti piacevoli e rilassanti fuori di casa, visitando luoghi nuovi o tornando in paradisi conosciuti.
Bisogna insomma esplorare ogni fetta, ogni briciola di potenziale mercato prima di alzare bandiera bianca. Evolversi, aprire le finestre invece di tenerle serrate e sbatterci contro la testa alla ricerca di soluzioni già frequentate in passato, che in questo momento non renderebbero.
Attualmente l’unica soluzione sembra quella rappresentata dal cosiddetto turismo domestico e dei Paesi africani limitrofi, specie di quelli che non si affacciano sull’Oceano Indiano.
Chi da sempre si è affidato a clientela europea (inglesi e americani a Diani, tedeschi a Mombasa-Nyali, italiani a Malindi e Watamu) in questo momento non ha di che campare. C’è chi addirittura ha chiuso il resort o boutique hotel a fine marzo 2020 e non ha ancora riaperto, con tutte le conseguenze e le difficoltà del caso.
Altri si sono affidati ad agenzie di Nairobi per invogliare il turismo keniano oppure hanno optato su un marketing mirato per attrarre nuovi clienti, puntando su servizi che possono piacere loro: un certo tipo di cucina (anche violentandosi al curry sui maccheroni al posto del tradizionale “cacio”), d’intrattenimento, sport e tempo libero.
Un dato di fatto è che le destinazioni costiere si trasformeranno sempre più, come nel caso delle riviere italiane, francesi e spagnole, in luoghi di divertimento e relax del fine settimana, oltre che delle vacanze “comandate”. Questa pandemia potrebbe significare il definitivo affossamento delle settimane nei villaggi turistici e anche delle permanenze durante l’inverno occidentale.
Per queste ultime soluzioni che hanno dato linfa al turismo in Kenya bisognerà dapprima attendere la riapertura dei viaggi al turismo europeo oltre l’area Schengen, poi l’arrivo del vaccino o di una solida immunità di gregge che faccia scendere i numeri dei contagiati e infine la ritrovata fiducia negli spostamenti all’estero. Secondo gli esperti e le compagnie aeree, nel 2022 si potrebbe tornare al 45 per cento dei movimenti precedenti al Covid-19 e nel 2024 arrivare all’ottanta per cento.
Numeri che sicuramente non possono autorizzare a sperare di farcela semplicemente aspettando.
Chi ha le risorse per farlo deve gestirsi al meglio ma nello stesso tempo diversificare la sua offerta, chi non ce le ha, un po’ come noi, mettercela tutta e non dimenticare di accendere un cero a San Zaccheo, protettore degli albergatori e a San Giovanni Bosco, patrono del turismo.

 

TAGS: turismo kenyaarrivi kenyaeuropa kenya

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