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CRONACA KENYA

Dai rapimenti di 7 anni fa al confine con la Somalia una speranza in più per Silvia

Tre donne, entrambe liberate e trattate bene, ma dopo una lunghissima attesa

26-11-2018 di Freddie del Curatolo

Gli ultimi rapimenti in Kenya, al confine con la Somalia (perché come non ci stancheremo mai di ripetere, checché ancora qualche giornale ne scriva a migliaia di chilometri di distanza, sulla costa keniana fino a venti chilometri dal confine non c'è n'è mai stato uno) sono avvenuti sette anni fa, in un caldo autunno in cui Al Shabaab conduceva le sue efferate azioni sia via terra che via mare, con la pirateria.
Le due vicende che vi raccontiamo ci autorizzano a un po' di speranza, nel caso che la banda di rapitori abbia venduto la ragazza a qualche organizzazione islamica che sia solita chiedere un riscatto.
Il 10 settembre del 2011 la coppia di cittadini britannici David e Judith Tebbut, persone agiate con la vocazione sociale, decisero di concedersi una breve vacanza in un esclusivo resort dell'arcipelago di Lamu nell'isola di Kiwayu, la più isolata e vicina al confine somalo.
Nella sera furono vittime di un assalto da parte di una barca di pirati somali, con i quali sulla spiaggia David Tabbott ingaggiò una collutazione nella quale rimase ucciso. I pirati presero la moglie, 57 anni, e la rapirono.
La banda vendette la donna, dopo averla obbligato ad indossare le vesti islamiche, ad un gruppo legato alla gioventù estremista islamica somala, che dopo due settimane emise un comunicato, chiedendo un riscatto che superava il milione di dollari.
Partirono le trattative, coadiuvate ma non appoggiate economicamente dal Governo britannico.
Dopo ben 193 giorni, Judith venne liberata grazie ad una colletta di amici e familiari, che raggiunsero la ragguardevole cifra di 820.000 sterline, che oggi corrisponderebbero a 930 mila euro circa.
Judith raccontò alla stampa di non essere stata trattata male, ma di aver passato un periodo psicologicamente duro, in seguito anche allo sconforto per la morte del marito, che le venne comunicata due settimane dopo il rapimento, ma di avere sempre pregato e creduto nella sua liberazione. Durante i giorni di prigionia la donna fu trasportata in diversi rifugi, nella foresta dell'entroterra somalo.
Un mese più tardi, nel campo profughi di Dadaab, dove poche organizzazioni di volontari si avventurano a loro rischio e pericolo, una coppia di cooperanti spagnole fu rapita e portata oltre confine. Nel loro caso le trattative condotte dalla ONG Medics sans frontieres per cui lavoravano, durò ben 21 mesi. Anche in quel caso le donne dissero di non aver subito violenze.

TAGS: rapimenti kenyastorie kenya

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