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Gli italiani rimpatriati: "non vediamo l'ora di tornare"

Un volo composto quasi solo da habitué del Kenya

18-05-2020 di Freddie del Curatolo

Sono quasi tutti villeggianti di lungo corso, con il visto turistico allungato a sei mesi e qualcuno anche contento di aver ottenuto l’estensione di altri due per colpa del maledetto virus.
Sono proprietari di case, non solo le ville con piscina dei nababbi, ma anche solo piccoli appartamenti, che tanto la meraviglia spesso è fuori e non tra le quattro mura domestiche.
Sono residenti italiani in Kenya che ogni anno in questo periodo vanno a fare le vacanze in Italia, approfittando della bassa stagione. Nella terra natia hanno genitori, fratelli, nipoti, amici d’infanzia e abitudini che fa piacere frequentare. Hanno tanto da raccontare, del “buen retiro” africano ma molto spesso in Italia si sentono come pesci fuor d’acqua e dopo un mese, un mese e mezzo al massimo non vedono l’ora di tornare in quella che ormai iniziano a considerare la vera casa.
Questo è il ritratto della schiacciante maggioranza di connazionali che ieri hanno approfittato del secondo volo di rimpatrio organizzato dal Governo italiano e gestito, direi ottimamente questa volta, dall’Ambasciata d’Italia in Kenya.
Li abbiamo salutati ieri mattina all’alba a Malindi e i nostri collaboratori hanno fatto lo stesso a Watamu. Dei famosi 500 turisti abbandonati e in difficoltà in una terra straniera, oltre ai famosi ospiti televisivi, c’erano cinque o sei firmatari di una petizione internazionale (quasi tutti proprietari di immobili in Kenya anche loro...) e un paio di coppie di pensionati che comunque non erano venuti in Kenya per una vacanza breve.
Gli altri, e lo diciamo a scanso di ennessimi equivoci, avevano legittima voglia o necessità di rientrare e l’attesa per un secondo volo di Stato, dopo quello rapido e improvvisato dello scorso 31 marzo, è stata ripagata, così come con il prossimo di giovedì 21 maggio anche gli ultimi che abbisognano saranno accontentati.
“Non sono partita il 31 marzo perché il volo atterrava solo a Milano – spiega Adriana Etna, una che ogni anno passa quattro o cinque mesi a Malindi – ma non ne ho fatto un dramma: dopo aver chiuso il periodo in affitto in un residence, sono stata ospitata da cari amici che hanno una villa con piscina, così è stato più facile sopportare la mancanza di spiaggia e mare. Ora è il momento di rientrare a casa, un po’ più tardi degli altri anni. Speriamo di rivederci il prossimo novembre”.
Sulla stessa onda di pensiero Giuseppe Frasca Caccia che, con la moglie, da anni frequenta il Kenya anche perché la figlia Camilla, tra le più brave e professionali guide safari italiane nel Paese, qui vive e cresce la loro nipotina. “Speriamo di tornare prestissimo – dice Giuseppe – non si può vivere senza il Kenya”.
Betty Ciccolini, una decana di Malindi e amante del Kenya fino ad aver gestito con la famiglia anche un lodge nel Maasai Mara, è quasi dispiaciuta di dover partire.
“Qui stavo benissimo – spiega – ma a Roma in questo periodo dell’anno ci sono sempre scadenze e impegni da osservare. Come sempre sistemo le mie cose e sarò pronta a tornare”.
Sono quasi tutti sulla stessa linea di pensiero, chissà come mai non si nota un volto stressato, nervoso o indispettito.
Silvano Celotto, pensionato che per anni è stato un punto di riferimento per tanti connazionali assistendo il Consolato con l’associazione italo-keniota ammette: “Io e mia moglie siamo due italiani bloccati all’estero a diecimila chilometri di distanza: lei alle Canarie ed io in Kenya. Finalmente dopo mesi ci rincontreremo. Quando poi la situazione rientrerà, sarò pronto a tornare in Africa”.
La nostra lista potrebbe continuare all’infinito con volti che abbiamo imparato a conoscere anche attraverso il nostro portale, come Lara Abagni, la splendida padrona di casa del centro benessere Lakshmi di Watamu, che si concede un break in Italia con l’inseparabile labrador Ice, confidando nella Fase 2, o Rita Valentini che in Kenya è impegnatissima nel sociale con la sua onlus Mondo Solidale, o ancora Alessandro Trentavizi, proprietario del Tamu Beach resort e Daniele Tiritò, General Manager del Jacaranda Resort con la sua bellissima famiglia italo-keniana e l'ultimo nato da far vedere a nonno Pasquale. Poi c'è Monica, sempre positiva, energica e sorridente che "ha delle cose da sbrigare" ma tornerà prima possibile, Stefano che non starà a lungo senza la fidanzata keniana e tanti pensionati che rivedremo il prossimo autunno "coronavirus o non coronavirus".
L’unico abbandono che conoscono è quello della Natura, del clima e dell’ospitalità di questo posto e la sola domanda è “quando potremo tornare”?
La risposta di questi tempi può essere una sola..."Karibu Tena!".
  

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