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EDITORIALE

Il virus da noi, che vorremmo parlarvi d'altro

Italiani in Kenya, tra speranze e cattivi presagi

17-11-2020 di Freddie del Curatolo

Come vorremmo parlarvi d’altro, dal paradiso che questa seconda ondata ha infettato.
In questi ultimi nove mesi i nostri sentimenti sono stati contrastanti: dapprima abbiamo temuto i cinesi che arrivavano a frotte, erano ovunque a lavorare e come sempre non si sapeva bene chi fossero e che cosa facessero di preciso.
Poi abbiamo temuto noi stessi, gli italiani, chiedendo loro contro i nostri interessi di non venire in Kenya e quando il Presidente ha tempestivamente e giustamente chiuso i confini nazionali, abbiamo invitato i connazionali non residenti a fare ritorno in Patria.
Dopodiché abbiamo iniziato a preoccuparci per le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che metteva in guardia il mondo da una possibile “catastrofe umanitaria” in Africa.
Le settimane passavano e fortunatamente di vittime, corpi esanimi per le strade, ospedali al collasso non c’era l’ombra, con il Governo e le Contee che cercavano di organizzarsi al meglio, dovendo partire da poco più di zero, come lo stesso Presidente ha recentemente ricordato.
Intanto la costa piangeva la crisi del turismo e gli imprenditori facevano i salti mortali per non licenziare i propri dipendenti, chiedendo di poter piano piano riaprire le attività anche perché qui di casi se ne vedevano pochissimi, quasi nulla.
Dopo la riapertura ai voli internazionali abbiamo intravisto uno spiraglio di luce: il Kenya finalmente tornava ad essere accessibile per i safari, il mare, il business a Nairobi e le sue destinazioni più ambite. Ma la palla era passata nelle mani dell’Italia e di altri Paesi europei che non hanno permesso, e ancora non permettono, ai loro cittadini di volare in Kenya per semplice svago, ovvero come turisti.
Ora si avvicina Natale, l’alta stagione che viene vissuta particolarmente sulla costa. E’ sempre stato il turno di Mombasa, Malindi, Watamu, Diani e anche Lamu. Dei safari nello Tsavo e delle escursioni nei parchi marini. Ci siamo rivolti con il residuo ottimismo al turismo locale, appoggiando le iniziative del Ministero di settore e cercando di adeguare i servizi alle esigenze dei keniani, sperando di poter estendere le nostre offerte anche ai Paesi africani limitrofi.
Proprio mentre ci stiamo preparando ad accogliere il turismo domestico per Natale ecco che i casi di Covid-19 aumentano in maniera esponenziale. Il nostro servizio informativo ma anche il fatto che viviamo qui ci impongono di segnalare i numeri e approfondire anche personalmente.
La situazione non è buona e ieri anche il Ministro della Sanità per la prima volta, durante uno dei suoi bollettini quotidiani, ha citato Malindi come uno dei focolai problematici degli ultimi giorni.
Messaggio arrivato in contemporanea all’avvertimento del Governatore della Contea di Kilifi Amason Kingi, che prospetta la cessazione di movimenti all’interno della Contea se i casi non dovessero diminuire e se la sua gente dovesse continuare a non rispettare regole e protocolli.
Eccoci, nel mezzo di questa irreale realtà.
Niente restrizioni pesanti, mascherine portate da pochi, grande libertà di movimenti nel paradiso di sempre, ma allo stesso tempo nubi pesanti che incombono.
Navighiamo a vista nell’Oceano Indiano, speriamo che il vento e il sole africano, che tante volte hanno aiutato i popoli che vi si affacciano, anche questa volta portino via i cattivi presagi.
Torneremo volentieri a parlarvi d’altro, con passione ancora più grande.

TAGS: situazione malinditurismo kenyaitaliani kenyacovid-19 kenya

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