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RICORDO

Io, Mario, Max e il Kenya

Chi era per me Mario Aquilino

17-09-2019 di Freddie del Curatolo

Ho perso due amici, Mario e Max.
In realtà ne ho persi molti di più, perché sarà difficile tenere in piedi quel mondo buono, leggero, ottimista, entusiasta e un po' matto ma sempre propositivo che Mario "Max" Aquilino riusciva a calamitare. 
Proprio perché noi due, coetanei, eravamo così diversi, ma entrambi con la stessa esigenza un po' adolescenziale forse di giocare con la vita, richiamando sempre con autoironia il nostro "fanciullino dentro", la nostra amicizia era diventata un punto fisso negli anni, una panacea, qualcosa di utile e non solo un divertimento effimero. Per questo, appena ho avuto la notizia ho sperato che fosse uno dei suoi soliti scherzi, come quando saltava fuori dal nulla e ti afferrava il polpaccio imitando il latrato del cane.
Tra le duemila idee alla settimana che aveva, lo scorso anno aveva pensato di pubblicare un libro per i suoi cinquant'anni, una via di mezzo tra un'autobiografia e un pamphlet filosofico-sociale, dal titolo "E' un peccato lamentarsi".
Mi aveva chiesto per l'occasione di scrivere una prefazione "malindina".
La cosa più bella, rileggendola, è che sia scritta al presente.

Io lo chiamo Max.
Molti conoscono solo Mario.
Alcuni hanno la fortuna di frequentare entrambi.
A Malindi, in Kenya, è più facile incontrare Max.
Quindi anch’io lo chiamo Max, come fa il pescatore di aragoste che cammina sul bagnasciuga della spiaggia di Silversand, grondante di sale e sudore.
Lui sa bene che quel mzungu gli si avvicinerà sorridendo e farà finta per dieci minuti buoni di valutare la freschezza dei suoi crostacei, contrattare il prezzo, restituire un’aragosta all’oceano, ridere, scherzare, corrucciarsi e discutere animatamente, come si fa tra compagni di una stessa avventura.
Alla fine le aragoste finiscono inevitabilmente sulla tavola di casa Aquilino, pagate il giusto ma con quel rispetto e quel “dare e avere” che invoglierà il pescatore a cercare altri Max.
Anche se di Aquilino ce n’è uno solo e, almeno a Malindi, affermarlo non è retorica.
Potrei estendere l’esempio del pescatore all’artigiano che lavora il legno, alla mama che vende i coloratissimi parei sotto una palma, al venditore ambulante di banane e anacardi, ad ogni commerciante “porta a porta” che si presenta al suo cancello e a chiunque possa incontrare in giro.
Per ognuno Max ha un sorriso, una battuta, una richiesta o un consiglio pronto.
La sua predisposizione d’animo, la positività davanti a tutto in una terra che è simbolo di accoglienza ma anche di un’umanità sfruttata e vilipesa, abbatte qualsiasi barriera sociale, economica e culturale.
Questo avviene anche quando, come nel caso dei bambini orfani del centro “Asante Sana” di Mambrui, il suo sorriso è carico di sola generosità e il suo linguaggio è quello di una carità mai fine a se stessa.
Raccolte di fondi per migliorare la vita di tanti ragazzini meno fortunati, attraverso lo studio, o intervenendo sulle condizioni del quotidiano, garantendo una corretta alimentazione e alloggi migliori.
La parte goliardica, autoironica di Max sa farsi da parte e lasciare il posto a Mario, che in Kenya diventa manager della generosità, organizzatore di gioia, broker della serenità.
La stessa vivace, propositiva e vulcanica persona con cui ho avuto a che fare, quando ho portato con lui un po’ d’Africa a Treviglio.
Le “Serate Kenya”, come io e Mario le abbiamo ribattezzate, in cui mettendo in scena il mio spettacolo sul Mal d’Africa, abbiamo raccolto fondi proprio per aiutare “Asante sana”.
Due happening pieni di gente al Teatro Filodrammatici in cui insieme siamo riusciti a trasmettere un messaggio che va al di là di tanti luoghi comuni e non ha secondi fini, se non quello della solidarietà.
Semplicemente, raccontando quanto vivere un soggiorno in Kenya, a Malindi, con consapevole leggerezza, contagioso ottimismo e senza egoismi e paure, faccia bene all’anima e allo spirito.
Una metafora e una lezione che ognuno dovrebbe applicare alla propria filosofia di vita. 
Sono felice ed orgoglioso di aver conosciuto Mario e di frequentare Max.
Sono due persone molto simili, entrambe hanno il dono raro della purezza, sanno ascoltare e condividere.
E da entrambe si possono imparare tante cose.

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