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KENYA

La bufala della classe media in Kenya

In pochi anni da ex poveri, in molti si ritrovano indebitati e confusi

02-05-2017 di redazione

C'è un ristorante sulla Mombasa Road, appena fuori Nairobi, che è un paradossale spettacolo.
È una vecchia struttura sgangherata in makuti e lamiera.
Le sue pareti e il tetto sono neri di fuliggine.
È una di quelle taverne locali a conduzione familiare in cui ci si aspetterebbe di trovare lavoratori non qualificati e occasionali dell'Area Industriale, che consumano in relativo silenzio un pasto frugale di chapati e fagioli.
Invece, con grande sorpresa, brulica di clienti vestiti di tutto punto.
Uomini e donne in abiti anche ricercati che con sussiego si predispongono a sontuosi piatti di pollo e ugali mentre discutono della politica gestionale della loro azienda.
Di fianco al piatto di pollo e polenta di uno di questi signorotti  c’è uno smartphone molto costoso.
E legata come un anello al dito indice della sua mano sinistra ciondola la chiave di un’automobile, simbolo del suo status economico.
Ecco un classico è un membro della classe media cosiddetta “rampante” del Kenya, che mangia in un ristorante di basso livello.
Molti di loro vi diranno che sono attratti da questo posto per la bontà delle pietanze, che amano semplicemente “mama-kibanda” più delle trattorie più grandi e moderne.
Ma se si scava più a fondo, molti di loro confesseranno che le loro tasche non sono abbastanza ampie e non possono permettersi un pasto decente da qualche altra parte.
Infatti, ci sono molti ristoranti attraenti nel vicino NextGen Mall, sempre lungo Mombasa Road.
Servono piatti esotici, cucina etiope e cinese, piatti popolari da middle class con un certo riguardo per tutte le suggestioni straniere.
Ci sono anche i fast-food di moda Burger King e Domino's  e Arsham che propone indiano e cinese con il coperto.
E non molto lontano da questo centro commerciale c’è anche un fast food originale americani, il KFC.
Ma un pasto decente in questi ristoranti costa almeno 500 scellini.
Se mangi qui a pranzo 20 giorni al mese, significherebbe spendere almeno 10.000 scellini, senza contare la cena. D'altra parte, il pollo e gli ugali nelle tavernacce ai bordi della strada, che spesso non è meno buono, costa solo 160 scellini, per un totale di 3.200 alla fine del mese.
Una spesa affrontabile, per l'individuo della classe media che secondo l’ultima relazione dell’Istituto di Economia (IEA) porta a casa uno stipendio che varia tra i 76.392 e i 102.429 scellini.
La relazione dell'IEA dal titolo "La classe media nel settore formale in Kenya", ha messo in luce che in Kenia ci sono circa 272.569 dipendenti salariali di classe media, mentre altri 74.337 impiegati appartengono a una classe ancora superiore.
Poi ci sono gli aspiranti borghesi, che costituiscono l’enorme cifra di 2.13 milioni di persone, che alla fine del mese portano a casa meno di 49.000 scellini.
Per la Banca Mondiale, i redditi giornalieri di un individuo o di una famiglia di medie dimensioni variano tra i 10 ei 50 dollari a persona al giorno. Questo porta ad un reddito medio di 27.000 scellini, che può arrivare anche a 140.000 al mese.
La Banca africana per lo sviluppo (AfDB) definisce la classe media come chiunque spenda tra i 2 ei 20 dollari al giorno, mettendo la classe media al 34 per cento della popolazione africana, ovvero quasi 350 milioni di persone.
"Anche se si guarda alla definizione della classe media come per l'AfDB, non credo che qualcuno che guadagni 2000 scellini al giorno e abbia una famiglia e dei figli riesca davvero a mettere da parte dei risparmi", dice Anzetse Were, economista dello sviluppo .
Were osserva che la maggior parte dei redditi di queste persone va a sostenere i parenti più poveri, lasciandoli con poca disponibilità di liquidi.  "Definirei questi come un’elite povera e non proprio la classe media."  
Secondo AfDB, le famiglie di classe media "risiedono in abitazioni più grandi e più permanenti dotate di comfort moderni, sono proprietari di grandi beni durevoli domestici come frigoriferi, telefoni e automobili, hanno posti di lavoro fissi salariati e famiglie non numerose.
"Infatti, la maggior parte dei keniani non è riuscita a combattere l'allure della vita costosa della media come la gente che mangia al chiosco della strada. La maggior parte di loro ha versato denaro in prodotti di lusso che si trovano nei centri commerciali pieni come funghi, ha acquistato nuove auto e ha acquistato case d’occasione per tenere il passo con i rampanti. Ma in un contesto economico volatile come il Kenya dove un lavoro non è garantito, l'effetto è stato devastante.
"La classe media è più un modo di vivere e la gente ha coltivato le aspettative per vivere oltre i propri mezzi", dice l'economista Scholastica Odhiambo, per cui una persona di classe media in Kenya tende a vivere in una casa relativamente confortevole con buona igienizzazione, migliori strade e dove il trasporto è facile da trovare. Tuttavia, la maggior parte dei keniani hanno cercato di adattarsi alla descrizione della classe media Hollywoodiana, caratterizzata dalla proprietà della casa, dalla proprietà dell'auto e dai bambini in costose scuole private. Questo ha mangiato nel loro reddito disponibile, lasciandoli in uno stato precario.
Le famiglie di classe media del Kenya hanno covato energicamente il sogno di possedere una macchina e una casa, con effetti disastrosi.
I keniani più ingenui  hanno perso anche milioni di scellini dopo essere stati imbrogliati da intermediari fasulli  che hanno promesso loro di vendergli case a buon mercato.
Nell'ottobre del 2015 ha avuto successo un'impresa conosciuta come Simple Homes che ha adottato un modello chiamato “Paga l’affitto, diventa proprietario", infiammando le speranze di centinaia di migliaia di keniani della cosiddetta classe media che non potevano permettersi di acquistare una casa per via delle referenze o dei tassi  elevati.
Almeno 500 milioni di scellini si sono volatilizzati, perché  sono scesi in via di scarico, poiché “Simple Homes” si è rivelato l’ennesima truffa, con relativo scandalo mediatico.
La grande corsa alla proprietà di automobili ha aggiunto oneri e quindi debiti per la maggior parte delle famiglie di classe media.
"Dal 2003 l'accesso al credito è stato calmierato. Oggi si può ottenere un prestito anche se si dispone di uno stipendio di soli 15.000 scellini", spiega Odhiambo, aggiungendo che, purtroppo, le persone hanno già capito che i prestiti sono una soluzione a breve termine che non possono sostenere.
Secondo una relazione del Financial Sector Deepening (FSD), con l'espansione di filiali bancarie, il 73% della popolazione è legata a un centro di credito finanziario situato a non più di tre chilometri da casa loro.
Nel 2015 gli agenti finanziari erano già 68.000, con una densificazione degli uffici per permettere l’accesso comodo alla maggior parte dei kenioti.
"I modelli di prestiti nel settore bancario sembrano essere fortemente legati alla crescita della classe media – spiega il rapporto FSD -  con una crescita del prestito in gran parte focalizzata sui premi per i prestiti dei consumatori (in particolare il prestito “payslip”) e sui mercati immobiliari".
La classe media ha quindi utilizzato il denaro in prestito per acquistare beni di consumo come automobili e elettrodomestici mentre in altre cose vivono come chi deve guadagnarsi il minimo giorno per giorno. Di conseguenza, le importazioni di veicoli a motore sono cresciuti di sei volte da 14.524 unità nel 2001 a 85.063 unità nel 2016, in quanto l'assorbimento di autovetture tra i keniani, grazie a prestiti facilmente ottenuti è salito drammaticamente, secondo le cifre ufficiali.
Allo stesso modo sono aumentati in maniera vertiginosa i prestiti commerciali, da 1.7 trillioni di scellini a 8.1.
A differenza di  anni fa, quando la proprietà di un'auto era un privilegio di pochi ricchi, oggi un veicolo per tutti è la normalità, ma senza realmente poterselo permettere.
Forse, allora, la gente che mangia al chiosco della strada non è la classe media.
Forse, un abitante degli slum è più classe media di queste persone.
I politici hanno spinto affinché il Kenya avesse una classe media, pensando più a una definizione, piuttosto che guardare a fondo alcune realtà come il settore informale onnipresente del paese.
"Un locatore nelle baraccopoli di Kibera che ha 60 case da cui ottiene 60.000 scellini al mese esentasse e vive anche lui a Kibera, è classificato come un povero piuttosto che un appartenente alla classe media -  dice Odhiambo - "quindi la demarcazione è una linea sottile e non si capisce come i politici possano sapere chi appartiene alla classe media e chi no".
Il termine “classe media” infatti deriva da un gruppo di lavoratori nell’era della Rivoluzione Industriale, che non erano né proprietari di capitale né gli ex contadini che lavoravano nelle fabbriche.
Si trattava degli impiegati che stavano seduti negli uffici, supervisionando il lavoro degli operai per conto dei nobili, guadagnando più degli ex contandini. Allora, il termine classe media era associato all'occupazione formale. In Kenya salta all’occhio una differenza sostanziale: qui i keniani con lavori indipendenti nel settore informale sono un gran numero e guadagnano più dei lavoratori salariati, spendendo meno.

(di Dominic Omondi, The Standard. Traduzione malindikenya.net)

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