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TURISMO

La ripresa del turismo in Kenya è un rebus

Dubbi sulle vacanze degli italiani, si teme un agosto nero

08-04-2020 di Freddie del Curatolo

In un periodo così problematico in cui le priorità sono la salute pubblica e la sicurezza alimentare di un Paese composto per la maggioranza da gente che fa fatica a superare la soglia di sopravvivenza quotidiana, non si può comunque evitare di pensare al futuro del turismo, che rappresenta la terza voce di guadagno del Kenya e allo stesso tempo porta stipendi a decine di migliaia di cittadini e a un indotto che, specie nella Rift Valley dei Parchi e delle Riserve e sulla costa rappresenta buona parte della popolazione.
Un futuro che ora come ora appare molto più che incerto.
Per quanto riguarda il Paese in generale, che dipende molto dal turismo dei safari e dalla presenza di stranieri abbienti che organizzano vacanze incentrate sui paradisi naturali e sulla fauna selvaggia, la situazione degli Stati Uniti, primo Paese per ingressi in Kenya, preoccupa molto. Così come ci si chiede quanto si potrà contare alla ripresa della situazione globale su clienti europei che stanno vivendo una crisi economica che di certo mostrerà compiutamente le sue spine tra qualche mese.
Secondo Roberto Marini, imprenditore ed esperto di marketing da tempo impegnato con le associazioni nazionali del Turismo e con il Ministero per promuovere il Kenya in nuove direzioni, da quelle di altri Paesi africani ad altre Nazioni emergenti, senza dimenticare l’Europa, la ripresa non è vicina e tutto dipenderà anche da come il Kenya passerà la bufera contagi.
“Sarà difficile vedere una nuova alba del turismo in Kenya già ad agosto – è il pensiero di Marini – ma sicuramente se questo sarà possibile, riguarderà soprattutto le fasce medio alte di clienti, quelli abituati ad escursioni e vacanze di lusso, nei lodge e campi in savana che hanno prezzi non accessibili a tutti. Chi ha possibilità economiche, sarà provato da questo lungo periodo di stress e immobilità e il Kenya potrebbe rappresentare la destinazione ideale, tanto più che i parchi e le riserve stanno tornando a respirare e potranno offrire paesaggi e situazioni meravigliose. Certo, bisogna sperare che il Kenya non debba sperimentare un’onda lunga di contagi, ma siamo fiduciosi sia per l’azione pronta e attenta del Governo, sia per il clima e le caratteristiche dei Pasi equatoriali, dove il virus potrebbe non attecchire in maniera violenta”.
Secondo il proprietario dell’Ocean Beach Resort di Malindi, sarà il turismo costiero e quello di massa a soffrire di più del post-Coronavirus.
“L’Italia e i nostri connazionali – dice Marini – risentiranno sicuramente dell’impasse economica di questi mesi e la prima voce che taglieranno sarà quella delle vacanze. Difficile secondo me vedere turisti italiani da resort qui prima di dicembre”.
Poco più ottimista è Roberto Lenzi, proprietario del Crystal Bay Resort di Watamu, da tempo operativo con il Tour Operator “Veratour” e del Seven Island Resort che quest’anno ha lavorato benissimo, fino al propagarsi della pandemia, con Alpitour.
“Speriamo che già ad agosto si possa riprendere a sognare il Kenya, che quest’anno è stata una delle mete più ambite dai turisti europei e tra le più proposte dalle agenzie italiane – afferma Lenzi – quel che è certo è che i nostri operatori turistici dovranno pensare in primis a far ripartire il business in Italia e questa, dalle dichiarazioni dei principali attori commerciali, sembra essere la loro intenzione. Ma dall’altra parte non perderanno l’occasione di riproporre una destinazione come la costa keniana che ha avuto grande successo nella stagione appena conclusa, per far girare l’economia in più direzioni. Non sarà facile ma qualsiasi programma ci dovrà trovare pronti”.
Lenzi è convinto che l’Italia riaprirà i battenti verso fine maggio e darà la possibilità ai cittadini di programmare anche le vacanze, sia pur in ristrettezze economiche.
“Gli italiani non tradiranno la loro vocazione di vivere e godere delle vacanze – spiega l’imprenditore romano – bisognerà convincerli anche con offerte personalizzate e qui i Tour Operator sanno che dovranno lavorare al minimo di guadagno per riprendere a far girare la macchina. Noi abbiamo già prenotazioni per novembre e gennaio 2021 e speriamo di poterle onorare. Ad agosto vedo una lenta ripresa di repeaters e sarà importante mostrare al mondo che il Kenya si rimette in moto. L’importante, chiaramente è che il virus non s’imponga qui come avvenuto e sta avvendendo ancora nell’Occidente”.
Anche Pasquale Tiritò, proprietario di Jacaranda e Jumbo Resort e decano dei viaggi in Kenya, si augura che la destinazione possa archiviare in fretta l’emergenza, ma è meno fiducioso sulla ripresa del turismo.
“Non vedo grandi prospettive ad agosto – spiega Tiritò – per questo sono tra i pochi che hanno deciso di non dare voucher da riutilizzare ma di rimborsare completamente chi aveva già prenotato per il prossimo agosto, così come abbiamo fatto per chi doveva venire in vacanza a fine marzo o ad aprile e a chi ha dovuto interromperla, e per le agenzie di viaggio e i Tour Operator che avevano pagato in anticipo. Oltre al Jacaranda e al Jumbo che gestiamo direttamente, siamo  proprietari dell' Eden Watamu Village e del Doa-Doa Camp. Abbiamo costruito e donato una scuola, la Jacaranda Primary,  costruito chiese e siamo intervenuti, e interveniamo tutt'oggi, su diversi progetti a beneficio delle comunità  locali. Alla crescita delle nostre attività abbiamo sempre affiancato il nostro sguardo a cosa succedeva "fuori", perchè crediamo in un mondo aperto e interdipendente. Rispondiamo alle leggi del Kenya , ma ci confrontiamo con il resto del mondo. Avremmo potuto tranquillamente imporre il congelamento degli importi e invece abbiamo fatto tutt'altro. Lo abbiamo fatto semplicemente perchè lo ritenevamo giusto. Ed anche in altri periodi di crisi abbiamo fatto la stessa scelta.”.
Per Tiritò i Tour Operator italiani penseranno soprattutto a far ripartire il turismo nel proprio Paese, forti anche degli incentivi che sperano di ottenere dal Governo, ovvero casse integrazione per i propri dipendenti ed ammortizzatori fiscali.
“Siamo noi qui in Kenya a non avere nessun genere di tutela ed è per questo che parlerò con il Ministro del Turismo Najib Balala – aggiunge Tiritò – dovremo adeguarci al post emergenza ed adeguare le strutture per far sentire più sicuri i turisti che vorranno venire qui, così come dovranno fare le compagnie aeree e le agenzie di safari. Non sappiamo quando tutto ripartirà, probabilmente per la stagione invernale, ma fino a quando non arriverà il vaccino per il Covid-19, la gente viaggerà nei luoghi che la faranno sentire più protetta, è inevitabile”.

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