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TURISMO

Malindi futura meta di turismo archeologico marino

Il curatore del Museo Nazionale è un esperto, gli hotelier chiedono aiuti

14-07-2017 di redazione

Malindi potrebbe essere una delle mete più importanti dell'Africa per l'archeologia marina.
Nei fondali al largo della costa nord del kenya sono nascosti segreti di oltre 2000 anni di storia.
Furono già i fenici, e poi gli antichi romani, a spingersi con imbarcazioni oltre l'Abissinia e ad oltrepassare Capo Guardafui, il cosiddetto "corno d'Africa", per commerciare e poter raccontare cosa avevano visto.
Queste terre appaiono già nelle cronache di Plinio il Vecchio, oltre che di antichi cartografi arabi e persiani.
Dall'anno mille in poi, con i diari del grande navigatore marocchino Ibn Battuta, le coste dell'Est Africa sono state segnalate in tutto il mondo conosciuto e pochi decenni più tardi anche i cinesi arriveranno con flotte oceaniche, anche se gli europei dovranno attendere Vasco Da Gama.
Sotto il mare di Malindi e Mambrui ci sono ancora resti di natanti e dei loro tesori, è un mondo tutto da scoprire.
Solo alcuni anni fa un equipe di studiosi di Pechino ha ritrovato antiche monete cinesi e sembra ci sia anche un galeone portoghese, inabissato non lontano dalle coste.
Il curatore del Museo Nazionale di Malindi, Ceasar Bita, è uno dei massimi esperti keniani di archeologia marina ed ha già collaborato con enti internazionali.
Dai suoi carteggi con il Sovrintendente del Mare della regione Sicilia Sebastiano Tusa e dall'interessamento della direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Nairobi, è nata la mostra rappresentata lo scorso febbraio al museo di Malindi sull'archeologia marina a Malindi, comparata con i tesori sui fondali siculi.
Tusa sarà in autunno in Kenya per alcune conferenze e dovrebbe anche fare tappa a Malindi.
Intanto il presidente dell'associazione degli Hotelier della costa, Sam Ikwaye, ha chiesto all'organismo di marketing del Ministero del Turismo (KTB) di iniziare a considerare Malindi come possibile destinazione del turismo archeologico marino.
"Molti studiosi e persone interessate possono venire qui attratti da quel che si può trovare nel nostro mare" ha detto Ikwaye.
Dal prossimo inverno sono previste diverse iniziative da questo punto di vista, potendo contare sulla presenza di Bita a Malindi.
Certo, ci sarà bisogno di importanti finanziamenti da parte del Governo, per poter lavorare alla ricerca e alla valorizzazione del territorio marino, questa volta non solo per le meravigliose spiagge, le specie protette e la barriera corallina, ma anche per tutta la storia sepolta nelle profondità dell'Oceano Indiano africano. 
 

TAGS: Malindi archeologiaKenya OceanoArcheologia Marina Kenya

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