L'angolo di Freddie

SATIRA

Come vestirsi per essere considerato un vero residente italiano in Kenya

Ecco i "modelli" da imitare per avere l'etichetta di "spaghetti-kenyan"

14-01-2018 di Freddie del Curatolo

Forse l’abito non farà il monaco, ma anche l’occhio vuole la sua parte e, se è vero che non ci sono più le stagioni di una volta, l’Africa è in grado di rovesciare ogni luogo comune e di farsi beffa dei proverbi che da sempre ci forniscono pillole di saggezza per poter vivere meglio.
Sappiate quindi che a Malindi una volta non era tutta campagna, che non si stava meglio quando si stava peggio, che addirittura qui di mamma non ce n’è una sola.
Ora che alcune delle vostre certezze sono state demolite, prendete coscienza del fatto che a Malindi e Watamu si sa sempre come vestirsi.
Potete ammirare i vostri connazionali che, con anni di esperienza alle spalle, hanno scelto stili completamente diversi ma egualmente comodi e allo stesso tempo in sintonia con il vivere africano. 
Da loro potete imparare ad abbigliarvi ad hoc per essere definito un "original italian resident".

La collezione bassa-alta stagione del residente malindino prevede modelli ben distinti fra loro.

RAGIONIERE SULL'OCEANO: Modello raffinato e adatto all’equatore, sobrio e indicato per chi vuole muoversi a proprio agio in un nuovo ambiente.
Mocassini lucidi con calzino azzurro leggerissimo, pantaloni beige con cintura masai perlinata multi colore, lacoste (originale).
Borsello imitazione Gucci, orologio imitazione rolex, occhiali da sole imitazione rayban.
Anche la moglie, spesso, è un’imitazione.

SAFARISTA D.O.C.: Completo color cachi o verde militare, composto da pantaloni sotto il ginocchio con quattro tasche per lato, fodera in tessuto per il bastone animato e doppio rinforzo centrale per eventuali assalti di rinoceronti dove non batte il sole.
Cintura del peso di nove chilogrammi con adattamento per fondina e cartucciera e fibbia in acciaio temperato.
Maglietta mimetica aderente e gilet con otto tasche a bottone in vari formati e quattro tasche a cerniera, compreso portasigarette sulla spalla destra e portadocumenti su quella sinistra.
Marsupio in cuoio appeso al collo per il cellulare, e uno in tessuto per gli occhiali.
Anfibi al polpaccio e calzini tubolari di spugna.
Cappello western. Questo modello viene indossato specialmente per recarsi al ristorante, per l’aperitivo, al Casinò o quando si va in spiaggia e ci sono 40 gradi all’ombra. Poi, quando finalmente arriva il momento di partire per un safari all’Amboseli o al Masai Mara, ovviamente, si indossano giacca e cravatta.

BELL’ITALIA: Studiato per chi vuole finalmente sentirsi libero di esprimere la propria natura, lontano dalle assurde imposizioni dettate dal vivere civile, senza perdere però il legame con la propria tradizione.
L’Africa riporta a galla il proprio istinto primordiale, l’urlo interiore simile a un verso animale, meno lontano di quanto sembri dall’antico richiamo della provincia italiana.
Pantaloncini a cavallo basso (con mutande invece attillate, per favorire il classico aggiustamento dello scroto), ciabatte di plastica marroni, canottiera a righe e berretto parasole con lo sponsor dell’azienda del cugino.
Optional: catena d’oro a maglia grossa, marsupio legato ad altezza ombelico.
Esistono diverse variazioni sul tema che comprendono anche sandali da frate, costume ascellare fiorato (splendidi quelli interi delle signore) e camicie hawaiane dal collo taurino e senza le prime tre file di bottoni.

CONTINENTAL BURIN: Modello mutuato dai migliori esponenti della tradizione turistica tedesca.
Scarpe da tennis bianche e blu, calzini marroni, pantaloncini rossi, camicia a righe verdi e lilla, cappello giallo.
Zaino nero da cui fuoriescono: maschera e boccaglio, filone di pane, maglietta bianca antiabbronzatura, paio di sandali da mare, bottiglia d’acqua minerale, statuetta d’ebano raffigurante un guerriero con lancia, guida turistica del Kenya, quattro samosa di carne, coltellino svizzero multifunzioni e bussola cinese.
Opzionale: bandana presidenziale con fantasia marina.

DAMA BIANCA: Dopo aver raggiunto l’indispensabile tintarella africana, le donne (purché abbiano superato i quarant’anni) possono provare questo modello molto in voga presso le residenti di classe.
Vestito lungo bianco semitrasparente, leggermente merlettato ai bordi, con vistosa scollatura da cui s’intraveda la siliconatura o l’ultimo ritocco o comunque la mancanza di reggiseno.
Sandali masai infradito, perizoma inframuscolo, collane misto giada, turchese, onice, anice, orzata, tanzanite, kriptonite, ottone, bottone e zircone. Orecchini in rame a forma di zampirone e una quindicina di braccialetti per lato, dal polso al gomito.
Infine, occhiali da sole enormi, per coprire rughe, zampe di kuku o semplicemente un lifting venuto male.
Opzionale: cappellino di paglia coloniale o fascia bianca modello attrice anni Venti.

INTEGRAZIONE ISTANTANEA: Modello equatoriale per chi vuole inserirsi appieno nell’atmosfera keniota, anche per dimostrare il suo totale affiatamento con il Continente Nero.
Pareo cangiante con scritte swahili avvolto a mo’ di kilt scozzese, camiciona nera con disegni fiammeggianti sulle maniche, doppia tasca larga frontale all’altezza di fegato e milza, bordature dorate con disegni in bassorilievo sullo scollo a U e sulle mezze maniche.
Fez bianco in testa (la tradizionale "kofia"), collana masai a quattro maglie con i colori della bandiera keniota, ben stretta al collo.
Sandali neri infradito ricavati dai copertoni dei matatu.
Dopo l’inevitabile inserimento nella realtà socio-culturale costiera, da questo modello si può passare direttamente al vestito arabo della festa, alla variante pantalone-camiciona in tinta unita o a righe e al caffettano tutto dorato con fantasie di chili sauce e riso pilao sul petto.

ITALIAN COWBOY: Variazione minimalista di integrazione istantanea.
Basta un kikoy, il pareo a righe avvolto intorno al bacino, petto nudo e abbronzato, al massimo una catenella di caucciù con un ciondolino argentato dell’Africa.
Piedi rigorosamente scalzi, con bardature di cerotti e fasce, data l’abitudine a spegnere cicche di sigaretta con le scarpe, maturata sui marciapiedi d’Italia.

IMPORT-EXPORT: Adatto alle ragazze che vogliono imporre anche in Kenya la legge dell’ultima moda.
Borsa da mare “O Bag”, t-shirt “H&M”, braccialetti a iosa, scarpe bianche col tacco sedici (salvo andare in spiaggia con le havajanas o nei locali all’aperto), gonna Bershka, occhiali Balenciaga e altre suppellettili d’autore.
Dopo pochi mesi, passata la moda, potrete regalare alcuni dei modelli griffati indossati a qualche bel ragazzo locale che, guarda caso, ha una sorella bravissima a scuola e sfortunata a cui deve fare il regalo di compleanno.
Quando tornerà la moda non farete altro che recarvi al mercato di Malindi.
Tra le bancarelle, in bella vista, ritroverete a poche centinaia di scellini gli stessi capi d’abbigliamento!

RESIDENTE STORICO: Blue Jeans e camicia o maglietta, di colore molto chiaro, perché ormai lavata da quindici anni con il Jik, la candeggina locale. Gli abbinamenti sono scelti dall’houseboy, in base a ciò che si è ricordato di lavare e a quel che non ha rovinato definitivamente.
I blue jeans, invece, solitamente resistono anche a loro e al Jik.

E voi, che italiano in Kenya siete?

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