L'angolo di Freddie

SATIRA

Per chi fa di tutto il Kenya una Malindi

Brevissima guida per orientarvi fuori dall’Africa italiana

22-10-2017 di Freddie del Curatolo

E’ inutile cercare scuse, gli italiani sono un popolo di provinciali.
Credono che tutto il mondo ruoti attorno alle poche certezze che si sono costruiti nel giardino di casa loro e, chi non ha il giardino, davanti alla televisione.
E’ per questo che anche i connazionali che nel corso degli anni hanno frequentato la costa del Kenya in vacanza o per lunghi e ripetuti soggiorni, spesso hanno la percezione che quando si parla di Kenya, tutto si possa ricondurre a quel microcosmo rappresentato dalle località turistiche di Malindi e Watamu (o al massimo al distaccamento sabbiadoratoso di Mambrui).
Sarebbe un po’ come dover spiegare ai tedeschi che l’Italia non è Riccione, quindi non è tutta un parco di divertimenti, una tristezza invernale, un viale Ceccarini, una piadina, un mare di merda.
Ma qui è ancora peggio, perché addirittura c’è chi considera Malindi alla stregua dell’Africa intera.
E così facendo, ovviamente, si lamenta perché “in Africa” (o almeno in Kenya) ci sono tantissimi problemi, come ad esempio le buche nelle strade, le alghe in spiaggia e internet lento.
Oppure non capisce come mai gli vengano riservate attenzioni particolari che, ad esempio, in Botswana non sono contemplate. 
Ecco allora alcune indicazioni utili per evitare malintesi ed inutili contrattempi:

- Nel Turkana non solo non ci sono buche nelle strade, ma non ci sono nemmeno le strade.

- A Eldoret non ci sono i beach boys che vi tampinano.

- Nello slum di Kibera non trovate una pizzeria con forno a legna.

- A Laikipia non cercano di vendervi sotto casa le aragoste.

- Sul Lago Vittoria non c’è Sardegna 3, e nemmeno Gardaland.

- A Nakuru non è possibile entrare in una macelleria e chiedere due fettine di manzo tagliate sottili per fare le scaloppine, in dialetto bergamasco.

- Sul Monte Elgon non manca mai la corrente elettrica, perché non c’è.

- Se nel centro di Nairobi date 500 scellini a un poliziotto che vi ferma perché non avete le cinture di sicurezza, vi porta davanti all’Alta Corte con l’accusa di tentata corruzione.

- Alla Nairobi University, le studentesse sono davvero studentesse.

- A Wajir manca l’acqua dieci mesi all’anno, e gli altri due mesi, se va bene, piove.

- Nel Samburu non è possibile contrattare il prezzo di una corsa in tuk-tuk.

- I maasai del Kajado non parlano romanesco e non vi procurano in due ore un portachiavi con scritto “Jambo”.

- A Nyeri è difficile lamentarsi del caldo e delle zanzare.

- A Oloitokitok non potete bere un caffè espresso (ma a Malindi in Lamu Road, col cazzo che vedete il Kilimanjaro). 

- A Isiolo non c’è traffico per uscire dall’aeroporto internazionale.

- Se comprate un terreno a Mandera non rischiate che sia stato già venduto a un altro italiano.

- A Kabarnet, nonostante il nome, il vino italiano non costa troppo caro (perché non si trova).

- A Kakamega, nonostante il nome, non hanno la carta igienica Scottex 10 piani di morbidezza.

- A Lokichogio non sanno cosa sia il prosciutto crudo (ma in compenso molti di voi non sanno dove sia Lokichogio…)
 

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