Opinioni

SATIRA

La stagione della caccia alla donna caucasica

"​​​​​​​E’ un ritorno alle origini, se è vero che l’Africa è riconosciuta come la culla dell’umanità"

02-03-2016 di Sting

Nel 1978 in Kenya e’ stata chiusa la caccia grossa onde evitare l’estinzione dei “big five”. 
Nel 2010 circa si e’ invece aperta, spontanea, la caccia alla donna caucasica in trasferta. 
Stupefacente constatare che più prede si fanno e più ne aumenta il numero. 
Normalmente la caccia inizia sulla spiaggia o durante lo shopping. 
Sulla spiaggia perché si da l’opportunità alla preda di analizzare la struttura muscolare spesso potente e promettente del maschio, che lo riporta al livello del conquistatore. 
Durante lo shopping perché la via di comunicazione suscita tenerezza (per gli errori di sintassi) e si palesano quei sorrisi disarmanti che risvegliano l’istinto materno e protettore della donna.
Come nell’antichità la filosofia si trasmetteva per via orale, così i cacciatori scaltri di oggi si tramandano la tecnica della caccia: come avvicinare la preda, l’atteggiamento timido mansueto e disarmante per non renderla nervosa, la promessa di portarla a visitare la sua famiglia in boscaglia (nel vero villaggio africano , una realtà vista solo nei documentari o nel film stile “Out of Africa”) , timidamente prenderla innocentemente per la mano durante la visita per salvaguardarla da pericoli nascosti o serpenti...e l’emozione di vedere in quali “condizioni” vivono la madre, i fratellini eccetera...fa il resto.
L’amo è stato ingoiato e si tratta solo di non strapponare per non perderla , d’altra parte nella maggior parte dei casi adesso sarà lei ad avere voglia di capire di più su questa sconvolgente realtà africana avvicinandosi maggiormente a lui.
La bravura del cacciatore spesso sta nel far si che “se effettivamente e genuinamente vuoi migliorare la nostra vita di sopravvivenza , potresti darmi/ci una mano comperando una moto o un tuktuk o un matatu (in società ma intestato a me –come vorrebbe la legge-) a seconda della situazione finanziaria della preda, magari aprire una attività, un negozio, una compagnia di safari o gestire qualche bed&breakfast.
La preda e’ ormai convinta che non può lasciare l’unica occasione della sua nuova vita di “entrare a far parte della comunità del villaggio dove tutti la amano, stimano rispettano e pendono dalle sue labbra, dalle sue decisioni” ma soprattutto dalle sue possibilità economiche. 
Indirettamente questo implica un “avvicinarsi di più” alla persona che è riuscita a darle questo sprazzo di luce che la fa sentire utile e che le ha aperto un nuovo orizzonte (quante cose da raccontare alle amiche e creare questa catena dell’amore verso il prossimo africano – in italia queste emozioni non esistono perciò catapultiamoci nel Continente Nero), e cosi nasce una relazione di profondo amore e riconoscenza per “lui”.
E’ un ritorno alle origini, se è vero che l’Africa è riconosciuta come la culla dell’umanità.
I cacciatori più bravi mirano poi al “miracoloso matrimonio” dove lei vuol fare conoscere la storia la cultura del suo paese e “lui” più pratico realizza il sogno di sempre di ottenere il “magico visto” per andare in Europa, che altrimenti difficilmente otterrebbe.
In entrambi i casi , dopo una durata media dai due ai tre anni, solitamente la preda si sveglia dal torpore, riapre gli occhi e si accorge di avere vicino un’altra ben differente persona, e che il sogno è drammaticamente svanito, come parte delle sue risorse economiche.

TAGS: Malindi cacciaMatrimoni Malindi

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