Racconti

I RACCONTI DI CLAUDIA

Accodandomi

LO SGUARDO IRONICO E GARBATO DI UNA DONNA CHE HA VISSUTO A MALINDI

18-03-2011 di Claudia Peli

Stamattina sono andata all’ufficio della Safaricom per registrare la mia sim card.
L’impiegato mi ha gentilmente detto di accomodarmi in coda e aspettare il mio turno.
Mi sono guardata in giro e non ho visto nessuna fila.
“Mi scusi, quale coda?”
“Quella là, fuori in strada.”
“Ah … però!”
Ci saranno state come minimo trenta persone in colonna scomposta, con i piedi nel fango, davanti ad un tavolino di plastica.
Come negli anni settanta all’oratorio quando da bambina mi iscrivevo alla gara col sacco.
“Mi scusi, c’è una sola postazione per registrarsi?”
L’impiegato annuisce.
“Ma non era meglio se ne mettevate almeno tre o quattro, così la fila si smaltiva più in fretta?”
L’omino alza le spalle e pensa che sono una rompiscatole.
Vabbè, mi accodo.
E’ la seconda volta in ventiquattro ore: ieri mattina in aeroporto l’attesa per il visto d’ingresso è stata snervante.
Anche in quel caso c’erano pochi sportelli e troppi turisti in arrivo.
Gli impiegati dietro il banco erano lenti e impacciati, noi al di qua del vetro eravamo stanchi e insofferenti.
Ma stamattina c’è qualcosa di diverso: sono l’unica mzungu in fila… che strano, dov’è il trucco?
Non ho visto nessuno dei miei amici e conoscenti malindini, soltanto parecchi africani odorosi, chiacchieroni, scomposti e pressapochisti.
Naturalmente io ero l’unica della fila che si lamentava e sbuffava: ai miei compagni di attesa non dava fastidio né il sole sulla capoccia, né lo smog dei matatu, né le pozzanghere fino alle caviglie.
Un individuo ha bloccato la coda per dieci minuti perché aveva seri problemi a ricordarsi alcuni suoi dati personali.
Si grattava la testa sforzandosi di ripescare in un angolo remoto del suo cervello il numero del P.O.Box, alla fine gli è venuto in mente che lui non l’ha mai avuto il P.O.Box! E si sono fatti tutti una bella risata.
Al tizio dietro di me ho rinfacciato:
“Ma vi fa tanto ridere stare qui a perdere tempo?”
Nessuna risposta.
Chi tace acconsente … no, in Africa no, chi tace di solito non sa cosa rispondere.
O ha paura ad aprire bocca.
Alla fine credo che a loro piaccia stare in coda per “contarla un po’ su”.
Probabilmente è un modo per socializzare ed aprire nuovi contatti.
Dovrei approfittarne e tendere l’orecchio per capire quali informazioni si stanno scambiando.
Li osservo meglio e non vedo più solo una massa di gente nera, ci vedo una mama con appesi addosso due figli e il terzo attaccato al khanga.
Ci vedo due arabe imbacuccate di nero che se la ridono sotto i veli; ci vedo tre bulletti da spiaggia con le treccine lunghe e i jeans così calati che si vedono bene le mutande; ci vedo il maestro di scuola; l’impiegato; la commessa del supermercato; l’autista di tuk tuk
Osservo le loro facce, le loro espressioni, la loro gestualità e mi rendo conto che troppo spesso guardo  questo popolo come  gente generica e raramente mi soffermo a osservare le persone come singoli individui con le loro particolarità.
Eppure ognuno di loro ha un vissuto personale proprio come me. Sicuramente per venire qui a registrarsi molti di loro si sono fatti a piedi parecchi chilometri: non credo che la Safaricom abbia messo banchetti di plastica nei remoti villaggetti del bush.
Nel frattempo i venditori di strada hanno cercato di vendermi diverse cose: noci di cocco, orologi, orecchini maasai, occhiali per leggere.
No grazie rafiki.
Mi squilla il telefono e mi sento cento occhi puntati addosso; spiano il mio modello di Nokia, si sa che i mzungu appena tornati dall’Italia portano spesso l’ultimo modello di telefonino lanciato sul mercato.
Ma che delusione, il mio è un modello basico che non fa neppure le foto! Sono certa che la metà di loro ne ha uno molto meglio di questo.
Chissà perché ci tengono tanto ad avere telefonini super e poi non hanno mai nemmeno i soldi per comprarsi la ricarica.
Ricordo una volta a Timboni ho fatto una gran fatica per trovarne una da 1000 scellini, il taglio più grande che avevano era di 100 scellini e ho dovuto grattare dieci schedine con la moneta.
Ecco, in quella occasione ho scoperto che vendono ricariche da venti scellini, e sono richiestissime dalla popolazione locale.
Ma cosa ci fanno con soli venti scellini?
Ci mandano ben quattro messaggi “please call me back thank  you” ai mzungu.
Vi è mai capitato?
A me spesso: all’inizio richiamavo, ora elimino all’istante.
Ecco, finalmente è il mio turno.
Fornisco i miei dati, consegno la fotocopia del mio passaporto e firmo il modulo. Il tutto in meno di un minuto!
Mi chiedo: se riesco a farlo io velocemente, perché loro non ce la fanno? Da dove gli viene questa incredibile capacità di perdersi via in mille sciocchezze? Misteri del DNA.
Torno a casa e incontro la mia vicina.
“Buongiorno, bentornata Claudia. Tutto bene?”
“Sì sì, tutto a posto, sono appena stata alla Safaricom a registrarmi.”
“Ma ci sei andata di persona?”
“Certo.”
“Ci potevi mandare Katana, noi abbiamo fatto tutti così.” E sghignazza.
Ah, ora capisco dove stava il trucco …
“Grazie del consiglio signora, lo terrò presente per la prossima volta. Comunque ci ho messo due minutini, sa non c‘era nessuno.”
Spero che il naso non mi si allunghi ulteriormente, ma non voglio darle la soddisfazione di pavoneggiarsi sul come saltare agilmente gli ostacoli della quotidianità africana.
Un paio di ore dopo mi squilla il telefono: è un messaggio della Safaricom. Bene, dovrebbe essere la conferma della mia registrazione avvenuta. Invece scopro che è un invito ad andare al più presto a regolarizzare il mio numero, altrimenti  potrei ritrovarmi senza linea telefonica…
Forse l’impiegato ha già perso la mia documentazione?
Spero di no, ma sono certa che a qualcuno accadrà.
Magari proprio alla mia vicina.

TAGS: Safaricom MalindiClaudia Peli

In soli tre giorni da quando abbiamo lanciato l'appello, Malindikenya.net ha trovato i primi 200 euro per fare operare la piccola Lydia, orfanella (fu abbandonata davanti a una chiesa a 4 giorni di vita e portata alla Heart's Children Home...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Ultimamente centinaia di clienti delle compagnie telefoniche mobili keniane Safaricom e Telkom (ex Orange) hanno riscontrato strani squilli di chiamata da numeri recanti prefissi stranieri.
L'Autorità Nazionale delle Comunicazioni...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

MPESA, il rivoluzionario servizio inventato in Kenya da Safaricom compie dieci anni e decide per la prima volta di operare un "upgrade" importante, per migliorare il servizio e renderlo più moderno ed accessibile a qualsiasi forma di pagamento in maniera facile...

LEGGI TUTTO

Che i francesi di Orange avessero lasciato il ramo keniota dell'azienda in mano al Governo del Kenya si sapeva dallo scorso dicembre, da giugno la cosa è operativa e qualcosa cambia per gli utenti, soprattutto di internet e per i...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Dopo Kilifi e Watamu, arrivano anche a Malindi i cavi delle fibre ottiche per la connessione superveloce a internet di tutte le compagnie. 
Ieri mattina gli operai della società "Faiba" erano al lavoro, scavando a partire dall'ufficio della Orange, di...

LEGGI TUTTO

Una notte di pioggia a Malindi, una madre disperata che forse cerca tardivamente di abortire e che partorisce in uno dei quartieri poveri della cittadina.
Un gesto...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

La Safaricom di Malindi cambia la sede del negozio principale al pubblico. Da ieri la principale compagnia telefonica del Kenya ha trasferito le sue vetrine e i suoi sportelli dal negozio (ormai diventato troppo piccolo) in Kenyatta Road (cento metri...

Problemi di collegamenti telefonici e di connessione internet per l'operatore Safaricom in diverse zone della costa keniana fin dalla prima mattinata di domenica, risolti quasi totalmente ...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Un giorno di disagi dell'operatore telefonico keniano Safaricom (affiliato Vodafone) hanno mandato in crisi l'intero Paese, soprattutto per quanto riguarda il blocco delle transazioni di pagamento Mpesa, il metodo più utilizzato dai kenioti per inviare e ricevere soldi e per...

Dopo aver inventato il "mobile banking" con Mpesa, ormai diventato il metodo di transazioni economiche numero uno in Est Africa, la compagnia di telecomunicazioni Safaricom ha lanciato...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Martedì mattina è mancato Andrea Cozzi, uno dei più simpatici e brillanti amici di Malindi.
Architetto bergamasco dalla battuta sempre pronta e dalla filosofia spicciola quotidiana. Aveva 60 anni.
La redazione di Malindikenya.net abbraccia forte Claudia e anche Dario e...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Stamattina sono uscita presto per andare a iscrivermi in palestra.

Nel passare di fronte al Coral Key ho visto la mia amica Valentina arrampicata in cima al sottotetto della reception, come un’equilibrista circense, che verniciava le travi di casuarina.

“Vale sei pazza!...

LEGGI TUTTO IL RACCONTO

Mpesa e gli altri servizi di pagamento collegati con l'utilizzo della telefonia mobile fanno registrare un vertiginoso aumento nel 2017, rispetto all'anno precedente.
Secondo i dati trasmessi dall'Autorità per le Comunicazioni del Kenya, i soldi inviati via telefonini e quelli...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Mpesa è un servizio utile e geniale, inventato dalla compagnia telefonica keniana Safaricom per permettere a chiunque di girare senza contanti e prelevare o inviare scellini con una semplice digitazione del proprio telefono cellulare.
 

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Si chiamano "Tinga Tinga Tales" e sono delle bellissime storie animate per ragazzi create da una società di animazione digitale di Nairobi e ideate e prodotte da una sceneggiatrice britannica innamorata dell'Africa, Claudia Lloyd.
Vanno in...

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

MAL D'AFRICA

Quanto mi manca!

"ma ci tornerò, ne sono certo"

di Luigi Cordasco

Oggi per scuola dovevo preparare una presentazione Powerpoint sul Kenya. 
Ho sfogliato archivi di foto, rendendomi conto che sono già passati quasi tre anni dal mio addio e che mi manca.
Tanto. 
Mi mancano le scottature ai piedi giocando scalzo,...

LEGGI TUTTO