Racconti

I RACCONTI DI CLAUDIA

Beniamo l'acrobata

LO SGUARDO IRONICO E GARBATO DI UNA DONNA CHE HA VISSUTO A MALINDI

01-10-2009 di Claudia Peli

Se incontrate un bambino che bazzica in spiaggia tutto il giorno elemosinando caramelle, pennarelli, scellini e che non vi lascia in pace finché non vi ha strappato la promessa che il giorno dopo gli porterete un regalino, provate a chiedergli cosa vuole fare da grande.
La metà delle volte il bambino vi risponderà che vuole fare l’acrobata, come il cugino Kazungu o il fratello Katana. Perché in famiglia c’è sempre qualcuno che fa il saltimbanco  ed è ammirato da tutti.
Sulla Silversand beach ci sono spesso bande di ragazzini che si esercitano a fare tripli salti mortali, capriole carpiate e varie acrobazie, per divertire i turisti e raccattare qualche monetina, nella speranza di far parte da grandi di un gruppo e trovare lavoro negli alberghi.
Certi giorni resto incantata a lungo ad ammirare la loro agilità e spesso sto col fiato sospeso perché sembra sempre che uno di loro stia per spezzarsi l’osso del collo.
Sono agili come gatti questi bambini ed elastici come molle, chissà, forse dentro son tutti fatti di gomma.
Un giorno,mentre passeggiavo sulla spiaggia, mi ritrovai Beniamino tra i piedi, nel vero senso della parola: non lo vidi, gli inciampai addosso e caddi per terra accanto a lui.
E come avrei potuto notarlo? Si era completamente insabbiato e stava immobile come un geco sul soffitto.
Lì per lì mi arrabbiai un poco e stavo per dirgliene quattro quando mi accorsi che gli mancava una gamba e la compassione ebbe il sopravvento. Così mi misi a ridere con lui della mia goffaggine.
Il bambino si tirò su a sedere e si scrollò via la sabbia, un po’ come fanno i cani bagnati con l’acqua.
E si presentò.
“Io Beniamino, tuo nome?”
“Io Claudia. Perché ti sei messo tutta quella sabbia addosso?”
“Sabbia fa pelle bella, mama Rita dice questo, e fa tutti giorni.
Anche io faccio, io bello.” Mi spiegò serio e mi venne da ridere perché il ragionamento non faceva una piega.
“Perché non sei a scuola?”
“Oggi public holiday.”
Ah già, pensai, un’altra festa pubblica tanto per cambiare, credo che il Kenya detenga il primato mondiale.
“Ma sei qui solo? E i tuoi amici?”
Beniamino si strinse nelle spalle e mi indicò un gruppetto di bambini che stavano dando bella mostra della loro abilità acrobatica di fronte a un hotel. Alcuni turisti erano affacciati sul muretto e battevano le mani divertiti dallo show.
“Io no. Loro dice io gamba moja. No buono acrobata, e io qui guardo mare.”
“Mi dispiace.”
“Tu adesso guarda.” Mi disse serio.
Si levò in piedi, in equilibrio su una gamba, e con un balzo felino in avanti andò su in una perfetta verticale a testa in giù.
“Tu conta.” Mi chiese.
“Uno, due, tre …”
Continuai a contare a  arrivai fino a venti, quando gli vidi tremare le braccia magre, e poi accasciarsi sulla sabbia a pancia in giù.
“Bravo Beniamino!” E lo applaudii sincera.
Mi dispiaceva non avere niente con me da dargli, ero uscita a mani vuote, ma gli promisi che gli avrei portato delle matite colorate per la scuola il giorno dopo.
Lui mi sorrise fiero della sua performance e poi si voltò indietro a guardare i suoi amici.
Due di loro  lo avevano notato e si avvicinarono per dirgli che avevano bisogno di lui.
A  Beniamino luccicarono gli occhi di gioia.
Se lo caricarono in spalla e lo portarono proprio sotto il muretto dell’hotel, dove lo mostrarono come un trofeo ai turisti.
“Fare foto Beniamino acrobata gamba moja! Cento scellini!”
Urlarono i ragazzini e costrinsero il piccolo a tornare su in verticale e a camminare in cerchio sulle mani, come una scimmietta ammaestrata mentre loro con fischi e schiamazzi cercavano di attirare l’attenzione di altri bianchi in spiaggia.
Beniamino stava al gioco e non si rendeva conto che stavano usando la sua menomazione fisica solo per fare più soldi.
La pietà è un’emozione facile da sfruttare da queste parti.
O forse era anche lui complice del piano?
Non saprei dirlo, comunque sembrava contento di essere finalmente al centro dell’attenzione: anche se aveva una sola gamba, la faceva svettare dritta verso il cielo e ciondolava la sua piccola testa di qua e di là, al ritmo del battito delle mani.
Guardai la scena per alcuni istanti, poi proseguii la mia passeggiata, verso il parco marino, ma non ero già più sola: avevo al seguito un gruppetto di bambini che mi saltellavano intorno come cavallette e mi chiedevano caramelle, pennarelli, scellini.

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