Racconti

I RACCONTI DI CLAUDIA

Elogio della pigrizia

LO SGUARDO IRONICO E GARBATO DI UNA DONNA CHE HA VISSUTO A MALINDI

03-05-2011 di Claudia Peli

Sto cercando Mungo, il mio shamba boy, da più di un’ora in tutti gli angoli remoti del giardino e dentro ogni siepe, ma di lui non c’è traccia. E’ sparito, cosa che gli riesce bene, soprattutto quando c’è un lavoro impegnativo da fare. Chissà quale scusa inventerà questa volta; forse si limiterà ad alzare le spalle col sorriso e dire:

I’m sorry, mama.”

Vado  alla staff house per dare una sbirciatina, si sa mai che stia ancora dormendo o che sia malato.

Eccolo qui, beccato! E non è solo: in compagnia dell’askari e della cuoca del mio vicino stanno sorseggiando un caffè all’ombra di una pianta.

Jambo.”

Jambo mama! Karibu.”

Mi danno il benvenuto e mi fanno cenno di sedermi con loro.

“No grazie, ho già fatto colazione.”

“Anche noi, ma questa è pausa relax.”

“Da cosa ti rilassi se non hai ancora cominciato a lavorare?” Gli chiedo un po’ stizzita e già mi pento del mio tono acido.

Lui tace, abbassa gli occhi sul pentolino fumante e si gratta la testa… fa sempre così quando non sa cosa rispondere e si sente accusato più o meno ingiustamente.

“Ti stavo cercando per quel lavoro da fare …”

“Ah … sì.”

“Bisogna tagliare la pianta sul retro, è cresciuta troppo e i rami bucano la zanzariera della finestra.”

“Sì mama, io vedo.”

“Ti avevo chiesto di tenerla controllata quando ero in Italia e di tagliare i rami più alti, ti ricordi?”

Sorry mama, io dimenticato.”

Lo sapevo! Lo sapevo! Lo sapevooooooo!

Comunque sorrido e ci passo sopra.

“Non fa niente, però adesso lo fai, vero?”

“Certo mama.”

Aspetto che si alzi e che mi segua sul retro della casa, magari già munito  di scala e di sega, così non deve tornare indietro venti volte.

Invece sta seduto inchiodato sulla sua stuoia con la tazza in mano.

“Adesso?”

“Adesso troppo caldo per tagliare pianta grande. Pole pole mama, adesso pianta non cresce. Meglio riposare.”

Sentenzia come un saggio capotribù.

Anche l’askari e la cuoca gli danno ragione.

Tre contro uno.

Vincono loro.

Ma sì, mi dico, che fretta c’è, la pianta può aspettare qualche ora.

Penso che me ne andrò un po’ in spiaggia a guardare le barche dei pescatori veleggiare all’orizzonte.

E’ una cosa che mi rilassa e mi fa riflettere.

Riflessione numero uno: devo riabituarmi al ritmo di vita africano, alla sua lentezza.

Devo ricordarmi che qui è inutile pianificare, ma è utile (per il proprio equilibrio mentale) essere pazienti e tolleranti.

Avrei potuto fare una ramanzina riguardo alla sua indolenza.

Avrei potuto spronarlo ad essere più produttivo e costruttivo…ma avrebbe compreso il significato del mio discorso?

Credo di no, gli avrei confuso le idee, o meglio, l’unica idea che ha: fare (bene) una sola cosa al giorno.

E come dargli torto?

A cosa serve affannarsi, stressarsi e complicarsi la vita facendo mille cose? L’ho imparato a mie spese quando sono rientrata in Italia due mesi fa per le ferie di fine stagione.

Ho avuto una giornata tremenda, ve la voglio raccontare: siccome ero in città per tutto il giorno ho deciso di sbrigare le varie commissioni in una sola volta.

Ho pensato che se concentravo tutti i miei compiti nell’arco di poche ore, poi sarei stata libera di tornare al lago il giorno dopo.

Ahimè, dopo tanti anni passati in Africa non sono più quella ragazza efficiente di una volta …

Sveglia alle ore 6.45 per correre a rinnovare la patente ed essere la prima della fila; purtroppo sono rimasta bloccata un secolo sulla tangenziale ovest visto che tutti avevano avuto la stessa idea di alzarsi molto presto per evitare il traffico di punta, grrrr!

Poi di corsa in banca a fare un bonifico e compilare  mille inutili moduli; quindi via come una saetta verso la stazione per fare un cambio biglietto. Ho parcheggiato la macchina un po’ di sbieco, tempo massimo consentito dieci minuti, poi scatta la multa, e qui non puoi mica corrompere il vigile con cento scellini.

Preso il biglietto sono scattata a razzo verso l’ufficio postale per spedire una raccomandata: altra coda e altri moduli.

E infine una corsa al centro commerciale dall’altra parte della città per ritirare il premio a punti: una bella scopa elettrica allungabile e ingombrante che non mi porterò mai a Malindi …

Sulla via del ritorno sono rimasta bloccata nuovamente sulla tangenziale ovest a respirare gas tossici, ma come è di nuovo ora di punta? 

Poi ho realizzato che in Italia qualunque ora è quella di punta e le strade sono perennemente ingorgate di automobili.

Sono arrivata a casa nervosa e col mal di testa e qui mi sono trovata di fronte un’antipatica sorpresa: il letto da fare, i piatti da lavare, il bagno da pulire.

Aaaah dimenticavo che in Italia devo fare tutto da sola perché non ho il mio fido fantastico houseboy!

Mentre rassetto casa squilla il telefono: è mia madre che mi chiede se ho fatto tutto. Biascico un flebile sì e le dico che sono ko.

“Ma dai, sei proprio diventata un’africana, eh? Lo sai che tua sorella fa il doppio di te e ha pure due bambini da tirare su?”

“Mmmh …lei è bionica, io no. Ciao mamma.”

Guardo l’orologio e mi accorgo che sono solo in tempo per inghiottire due moment farmi una doccia veloce e precipitarmi di nuovo fuori nel traffico per partecipare all’happy hour in centro in un locale alla moda, con le mie amiche di città modaiole e in carriera.

“Che faccia stravolta che hai Claudia! Cosa hai combinato oggi?”

Mi chiede una di loro.

Sospiro e racconto alla ragazze le imprese eroiche  della mia giornata.

“E allora, che c’è di strano? Per noi qui in città la vita è così tutti i giorni.” Mi risponde.

Aiuto, penso io, voglio tornare a Malindi, sedermi sulla sabbia tiepida, respirare l’oceano fresco e bermi una tusker guardando il tramonto.

Riflessione numero due: decisamente non sono più fatta per vivere in Italia. Nella vecchia patria io soccomberei perché non sono wonder-woman. E quando torno in Kenya dopo aver trascorso qualche settimana nella produttiva, frenetica, competitiva a Brescia mi sento per due o tre giorni una nota stonata quaggiù nella sorniona e godereccia Malindi.

Mi ci vuole sempre qualche giorno di adattamento per tornare ad essere pigra e non sentirmi in colpa; per trascorrere una intera giornata a non fare proprio niente e andare a letto soddisfatta lo stesso.

Ah che bello il pole pole day!

Viva la pigrizia e la lentezza, componiamone un elogio.

E se qualcuno mi viene a dire che se non produco non guadagno, gli rispondo che l’uomo ricco non è quello che ha i soldi, ma quello che ha il tempo per godersi la vita.

E magari, più tardi, vado dal mio fundi Geppetto e gli commissiono una targa con scritto: “Perché fare oggi quello che potrebbe fare domani un altro al posto tuo?”

Riflessione numero tre: per oggi ho riflettuto troppo, chiudo gli occhi e mi abbronzo un po’.

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