Racconti

I RACCONTI DI CLAUDIA

La fatina dei denti

LO SGUARDO IRONICO E GARBATO DI UNA DONNA CHE HA VISSUTO A MALINDI

06-11-2009 di Claudia Peli

Al figlio di Kamau, il nostro fido askari, oggi è caduto un dente.
Me lo ha mostrato stamattina, lo teneva nel palmo: un bel canino bianco perfetto.
“Non ti preoccupare per il buco Juma, fra qualche giorno ti spunta quello nuovo.”
E lui ha fatto sì con la testa, lo sapeva già: non è il primo dente che perde e sa come funziona.
Gli ho detto anche che poi i denti di scorta finiscono, e lui deve starci attento e lavarseli bene, altrimenti si ritrova come suo padre che a ventotto anni è già mezzo sdentato.
Juma si è messo a ridere di gusto.
In quel momento passava sulle scale la nuova vicina del piano di sotto, che ha affittato l’appartamento per quattro settimane.
Ha notato che Juma teneva qualcosa chiuso nel pugno, si è incuriosita e gli ha chiesto di mostrarle il suo tesoro.
“Oh, ma che bel dentino! Mi raccomando, mettilo sul comodino stanotte che la fatina ti porta i soldini.”
E gli ha dato un buffetto sulla guancia prima di entrare in casa con le sue borse piene di manghi e papaie.
Juma mi ha guardato perplesso: fatina? Soldi? Di che cosa parlava la vicina, mi chiedevano i suoi occhioni neri.
Naturalmente si aspettava una spiegazione da parte mia.
Quindi gli ho raccontato che da noi, quando un bimbo perde un dente, lo regala ad una signora buona che si chiama fata, che di notte viene a prenderselo e lascia delle monetine in cambio.
Juma si è illuminato di gioia ed è scappato via col suo piccolo tesoro in mano, prima che io potessi spiegargli che la fatina non arriva fino in Kenya, perché è un po’ pigra e forse non sa nemmeno dove sia di preciso l’Africa…
Il bimbo è corso dal suo papà al cancello, e gli ha riferito le mie parole.
E Kamau è venuto subito da me, eccitato dalla novità e dalla possibilità di guadagnare qualche soldo extra.
Mi ha chiesto di spiegargli meglio la storia della fatina dei denti, e dal suo sguardo così attento ho capito che era meglio dirgli la verità, prima che cominciasse a cavar denti dai suoi quattro figli.
“Ascolta Kamau, è tutta un’invenzione, una favola, capisci? E’ la mamma del bambino che si prende il dente e lascia la moneta. Si tratta di un piccolo premio di consolazione, ecco, tutto qui.”
Ma Kamau ha scosso la testa poco convinto. E’ normale perdere i denti, che bisogno c’è di essere consolati? Mah…questi wazungu sono davvero strani, pensava mentre si allontanava deluso.
Il piccolo Juma domani non troverà niente sul comodino e sicuramente verrà a protestare da me che i bambini bianchi sono sempre più fortunati, che è un’ingiustizia.
Ha ragione: ripenso alla mia fantastica infanzia in cui non mi è mancato niente e forse ho avuto troppo.
Ogni anno una bicicletta nuova, belle bambole, l’ultimo modello di barbie ad ogni cambio stagione, giocattoli, libri di favole, vestitini, scarpette e accessori.
Sì, sono stata una bambina mzungu privilegiata, mentre lui non ha neanche un letto e dorme su una stuoia di palma appoggiata sul pavimento.  Juma non ha niente, forse nemmeno un paio di mutande sotto quei calzoncini luridi e bucati che ha sempre addosso.
Però Juma è forte e sano e passa le giornate a saltare le onde nell’oceano e ad arrampicarsi sugli alberi, ed ha qualcosa di molto prezioso: una grande creatività.
I giocattoli se li crea da solo con ciò che trova in giro. Con fili di ferro, pezzi di legno e di plastica, vecchi pneumatici, lattine e altro lui crea mille cose: barchette, pupazzi, macchinine, casette, fortini…ci sa proprio fare.
Qualche volta lo sorprendo che rovista nei nostri bidoni dell’immondizia giù in fondo al giardino nella speranza di trovare qualcosa di utile e di bello, perché si sa che i wazungu spesso buttano via cose ancora buone da usare, che spreconi. Mi fa pena e mi arrabbio con Kamau che non lo educa a stare lontano dall’immondizia.
“Kamau! Guarda che Juma è finito ancora dentro il bidone del takataka! Tiralo fuori che piglia qualche infezione!” Gli urlo dal mio balcone.
Ma lui scrolla la testa, indifferente, mi sorride senza denti e alza le spalle.
“Lui felice giocare con takataka, hakuna matata, mama.”
“Ma non è igienico!” Ribatto io.
Kamau mi ignora e fischietta, e continua a sputare palline di marungi per terra e a chiacchierare con gli amici al di là del cancello dove sta di guardia.
No, non capisce il concetto di igiene.
Per forza, anche lui da bambino faceva la stessa cosa e probabilmente anche il figlio di Juma lo farà…mi auguro proprio di no.
Mi viene un’idea, lo so che è sbagliata, ma per stavolta farò un’eccezione-
Per una notte mi trasformerò nella fatina dei denti e lascerò a Juma cento scellini. Dirò a Kamau che sarà esclusivamente per una sola volta e che non si aspetti la stessa cosa per gli altri figli e gli altri denti caduti.
Mi auguro che capisca la mia buona intenzione.
Scendo in giardino e gli spiego il mio semplice piano.
“Hai capito tutto? Prendi il dente e lasci i cento scellini accanto a Juma mentre dorme. Facile, eh?”
Kamau  annuisce serio e si mette in tasca i soldi.
La mattina dopo vedo Juma arrampicato su una palma che raccoglie cocchi.
“Stai attento che è alta!” Gli dico.
“Tu mangia cocco buono?” Mi chiede.
“Sì grazie.”
Ne stacca uno anche per me e lo lancia di sotto. Poi scende agile e lesto.
“Mama tu sa? Fatina ieri viene!” Esulta felice.
“Davvero? Allora ha trovato la strada … brava fatina!” E gli do una carezza sulla testa riccia. Poi gli chiedo quanti soldi gli ha lasciato.
“Lei lascia me cinquanta scellini … però non prende dente, forse no piace dente bambino africano?” Mi chiede perplesso.
Cosa gli devo rispondere? Che ha un padre imbecille?
“Ma no Juma, certe volte è un po’ sbadata…ma tu conserva il tuo dente per ricordo.”
Juma sorride, poi mi informa che fra qualche notte ci riprova, chissà, magari lei torna!
Ecco, penso io, adesso sono fregata…

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