Racconti

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Quel sogno gettato a mare

"Questo cielo "touch-screen" mi aveva contagiato fin dal primo giorno..."

09-03-2010 di Marco C.


Il pomeriggio era ventilato e portava nuvole grandi che in tutta la mia vita non avevo mai visto così basse.
Sembrava le potessi toccare e modellare con un dito. Questo cielo "touch-screen" mi aveva contagiato fin dal primo giorno della mia vacanza.
A Watamu il mondo sembra fermarsi in riva al mare, e riprendere a vivere oltre la barriera corallina. In mezzo, tra il bagnasciuga e l'alta marea, una terra di nessuno che in realtà mi sembrava la mia libertà, la quotidianità come l'avevo sempre sognata.
Dal secondo giorno, vedendo anche la mia compagna abbronzarsi e cacciare via le tossine di una vita grigia e sempre uguale in una città del nord, tra stress e traffico e mancanza di una vita a misura di persone semplici e oneste, ho iniziato a fantasticare riguardo a un possibile futuro in Kenya.
"Possiamo vendere la casetta che mi ha lasciato Zia Marta, la macchina e affittare casa nostra, già che abbiamo la fortuna di possederne una". Il realtà quella è casa mia, ma non mi ci vedrei ad iniziare una vita altrove senza la mia compagna attuale, credo che sia anche la donna da cui vorrei avere un figlio, quindi c'era anche lei nelle mie fantasie. 
"Sì, va bene - dice lei - ma cosa veniamo a fare? Mica potremo fare questa vita tutto l'anno, magari ci potremo permettere un'oretta al giorno, un giorno alla settimana".
"A me va bene. Se mi togli la circonvallazione, la sveglia alle 6.30 e la gente incazzata, mi va bene qualsiasi lavoro. E poi quando c'è il sole e questo cielo, io mi sveglierò sempre felice".
In quel mentre, passa un masai (o meglio, un beach boy vestito da masai, magari di lontane origini masai) e ci saluta, come sempre sorridendo. Si siede con noi e ci mostra la sua mercanzia. Un po' mi spiace vedere anche in questo paradiso i "vù cumprà" come sulla riviera adriatica, ma non si può pretendere che in un luogo che oltre ad essere Africa è anche turistico, non ci siano queste abitudini. Insomma, dopo avergli rifiutato occhiali, orologi, maschere d'ebano e coltelli, prendo un braccialetto con i colori, dice lui, della bandiera keniota.
"Questo braccialetto speciale, fatto dalle nonne nostre in masai mara. Tu deve esprimere un desiderio adesso mentre lo metti e poi tenerlo fino che non scendi da aereo in Italia, desiderio si avvera!"
Chissà chi gli ha insegnato questa fregnaccia, penso tra me e me. C'è una coppia di ragazzi di Cremona, di fianco a noi. La mia compagna ha fatto amicizia con lei, che è molto carina e disinvolta e non si capisce come faccia a stare con un tontolone come lui. "Ne prendo uno anch'io, allora!" dice.
Il masai tutto contento, se ne va saltellando con i suoi 1000 scellini guadagnati.
Il braccialetto viene con me in safari, e si gode il risveglio in savana che è una delle cose più toccanti del Kenya, poi balliamo in un beach party di Malindi, infine, l'ultimo giorno, siamo in barca per la giornata di mare sugli isolotti, con la grigliata di pesce in mezzo all'oceano. E' lì, che facendo snorkelling, non mi accorgo di aver perso il braccialetto. Invito altri amici, tra cui il tontolone cremonese, a cercarlo con la maschera. Niente, inghiottito dai coralli.
Il cremonese, tutto contento, mi fa: "dovevi stare attento...ehehe, io infatti non sono andato sotto...". Sei proprio tonto, avrei voluto dirgli, così ti sei perso lo spettacolo dei pesci pagliaccio e della barriera. Vabbè. ognuno è fatto a modo suo.
La sera, prima del rientro in Italia, sono malinc0nico. Non che credessi a una sola parola del masai, ma avevo espresso il desiderio di ritornare a vivere presto in questo mondo bellissimo, e capisco che resterà solo un sogno, un sogno lasciato nel mare come quel braccialetto.
Fortunatamente in aereo dormo quasi tutto il tempo, così non penso al ritorno nella fredda Italia, con tutte le magagne e la vita veloce che mi aspetta.
Mentre ritiriamo i bagagli, alla Malpensa, vedo il tontolone cremonese che si sfila il braccialetto, tutto contento.
"Ooooh, non ne potevo più - dice alla carinissima moglie - il desiderio si è avverato, però!". Non ce la faccio, la curiosità è troppa, devo andare.
"Scusa, Gianluigi, posso chiederti qual'era il tuo desiderio?".
"Certo, Marco! Ho chiesto di poter tornare senza ritardi e senza problemi di nessun tipo all'aereo. Desiderio avverato! E tu? Qual'era il desiderio?".
Lo guardo con disappunto e compassione, ci penso un secondo...
"La stessa cosa che avevi chiesto tu... desiderio proprio identico, incredibile! Vedi allora che...Buone cose, eh? Alla prossima!" 

TAGS: Cielo touch screenRacconti Kenya

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