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Quell'ippopotamo rosa di Marafa

Se la si ama, ogni modo di vivere l'Africa può essere quello giusto

10-06-2018 di Alessandro Veneziani

Nella vita, e anche per chi vive in questo paese, esiste un tempo in cui i cambiamenti sono obbligati, forse dettati dal tempo, o forse dovuti come semplice avanzare del momento...
Anche nel più profondo e scandito “pole pole” il momento scorre, lentamente, diversamente, ma
scorre.
Un orologio a muro scandisce i secondi, è uno di quegli orologi analogici, tondo, sfondo bianco e con il tipico fastidioso tintinnio delle lancette.
Erano anni che non lo sentivo, mi ricorda la vecchia sveglia di mia nonna che sul comodino mi impediva di dormire, ne avevo uno in Italia ma lo abolii anni or sono, non gli concessi di scandire rumorosamente la mia vita, lo fermai, semplicemente rimuovendo la batteria e riponendolo in un
cassetto del mobile in salotto.
Ora, ne ritrovo un altro, vediamo se riusciamo a fare amicizia o se anche lui dovrà soccombere al mio ego che rifiuta il cadenzare dell avanzare fuggevole.
Intanto piove, piove come, come....cat and dog, un amica africana mi sta suggerendo questo
proverbio.
Simpatico immaginare piovere cani e gatti, aggiungo io, cara mia, di questo passo pioveranno anche cavalli, mucche e asini.....non smette di piovere da ormai due settimane.
Lei ride ma non capisce la mia ironica battuta.
Le finestre sono aperte, una leggera brezza afro/autunnale muove le tende riempiendo la casa di
misteriose fantasie.
Ma in questo paese, le fantasie si mischiano alla realtà e si fatica a capirne la differenza.
Ed il silenzio, non ne sono abituato e forse non mi lascerà dormire così che l' immaginazione si fa avanti, riempiendo la mia “tana” di percezioni piu o meno veritiere.
Un piccolo geko in perlustrazione ha già trovato dimora nelle buste di carta che ho lasciato sul pavimento.
Caro mio, domani verrai sfrattato e tornerai a fare la guardia alle zanzare sul soffitto!
La malaria preferisco non prenderla, ne ho avuto abbastanza l'ultima volta, era la prima e spero ultima esperienza di questo tipo. Il “vecchio” leone mi dice che non è vero, non era malaria ma il referto medico, la sensazione sgradevole e unica, lasciano limitato scampo ad altre possibilità.
Ieri è arrivata la mia amica italiana, da anni ci conosciamo, la confidenza tra noi è totale e spesso ci divertiamo a confrontarci nelle nostre differenze.
Abbiamo in comune poche cose, tra queste l’amore per l’Africa anche se con molteplici discordanze.
Esistono due tipi di amore africano, quello “terreno” e quello “celeste”.
Sicuramente io faccio parte del primo, amo l’Africa nera, l’Africa vera, quella nuda e cruda, mi piace respirare l’odore della savana, viaggiare in mezzo agli altopiani e vedere i tramonti attraverso i rami di un “narciso” baobab.
La mia amica no, lei spazia in voli celesti alla ricerca di emozioni.
Adora gli alberghi di lusso, ama le serate vip, ostentare benessere e frequentare locali alla moda.
La vedrei meglio in un contesto rivierasco, magari, Milano Marittima o… giù di lì.
Invece no, la ritrovo regolarmente a Malindi a raccontarmi delle sue esperienze africane e non solo.
La cosa positiva è che tutti e due riusciamo ad adattarci alle preferenze dell’altro così, da poterci confrontare e vivere esperienze indimenticabili.
Il giorno del mio compleanno, ero invitato a casa di amici africani.
Invito anche lei, non sembra molto felice ma accetta.
L’appuntamento è a Malindi, zona “cammello” (People Kiwi).
Si parte, avrei potuto prendere un Taxi, ma per rendere ancora più dubbioso il mio invito, chiamo un Tuk Tuk.
Le buche, i sobbalzi, i continui cambi di direzione per evitare crateri sull’ incerto asfalto, rendono il tragitto colmo di espressioni sorridenti ma eloquenti su quello che è un disagio principesco.
La destinazione è casa di Joseph, pochi chilometri fuori Malindi in direzione Marafa.
E’ ancora giorno, per fortuna perché in “casa” di Joseph non c’è luce, l’acqua è nel pozzo e recentemente alcuni elefanti hanno distrutto la piccola coltivazione di vegetali che il mio amico accudiva con precisione.
Lui, ha una moglie e quattro figli, tutti maschi, vanno a scuola, studiano per diventare importanti, almeno così affermano!
Innanzi alla piccola capanna, un pentolone ribolle.
Con memoria fanciullesca, ricordo di avere visto una cosa simile in qualche pellicola che narrava di cannibali…
Lo faccio presente alla mia amica che rompe il mutismo e mi dice che sono scemo!
Bene! Penso di avere centrato l’obiettivo!
Mi avvicino, osservo il contenuto del pentolone, acqua rossastra caldissima, genera bolle da dove riemergono per poi sparire, grossi pezzi di ortaggi, frutta e tuberi, forse patate, o forse banane, chissà!
Centinaia di mosche vi ronzano intorno…immagino che sul mio viso si sia materializzata una strana espressione perché Joseph, se pur sorridendo, precisa che quel cibo non è per noi.
Meno male!
Entriamo, dice, e con fierezza afferma: "Questo è per noi!!"
Non avevo uno specchio, non so quale sia stata la reazione sul mio volto, ma ho guardato la mia amica, e sicuramente l’affermativo stupore valeva più di mille parole.
Chapati, fagioli, polenta bianca, capra arrosto e capra in umido.
La tovaglietta, le posate, i bicchieri …., coca cola, fanta, sprite ed uno squisito succo di mango.
La padrona di casa, stava defilata, anche se ormai era buio, il chiarore delle lampade ad olio, ci consentiva di vedere sul suo viso una luce ombreggiata, un’emozione grande nell’orgoglio di dimostrare che la dignità è grandissima e la riconoscenza non conosce uguali.
Con indifferenza, aspettava una parola di ringraziamento che per fortuna è venuta dalla mia amica.
Forse complicità femminile, non lo so…, ma i tempi sono stati rispettati !
Cenando, tornano al presente con le piu svariate conversazioni, il nostro discreto inglese, il nostro altrettanto timido e scarsissimo swahili, il loro ottimamente precario italiano, così che il momento riconduce a ricordi africani, ricordi passati ma ancora ben vivi nella memoria.
Siamo naturalmente nostalgici, noi europei, abbiamo una grossissima carenza culturale, tra i vari difetti che ci appartengono, ce n'è uno alquanto fastidioso, non riuscire a vivere pienamente il momento per poi aiutarlo a rinascere, richiamandolo alla memoria e gioirne col passare del tempo.
Aaahh ti ricordi...???
Ad un tratto una domanda rompe il silenzio della mia amica: "Alex, non ti sei mai fatto una canna??"
Una cosa?
Una canna, hai mai fumato erba?
Ok, fammi ricordare, si credo di si, nella mia generazione in tanti ci siamo fatti una canna, in segreto ovviamente, nel segreto di pulcinella ma sempre in celato momento, nascosti nei più facili nascondigli e poi chiedendo agli amici presenti stupefatto con occhi arrossati e dubbiosi: ma adesso
io sono un drogato?
Forse nessuno ricorda, o forse si, quelli che lo negano anche a se stesi per pudore e timore, i bacchettoni erano tanti, e probabilmente sono rimasti tali, giudicando senza ragione di essere.
Perchè mi chiedi questo?
Sai, l' atmosfera, il luogo, che ne pensi?
Ooohhh mamma mia, e poi che succede?
Dai Alex …..
Lascio perdere la proposta, non rispondo, faccio finta di nulla e continuo a godermi la festa del mio compleanno.
Pentole e cucchiai di legno prendono vita come in un film di Walt Disney.
Ma come riescono a fare musica piacevole con solo questi utensili da cucina, le canzoni, le voci sono gradevoli e intonate.
Un'atmosfera affascinante e la canna non me la sono fatta.
La percezione è quindi reale.
Mi giro e noto che la mia amica è sparita, e adesso dove è andata?
Mah, avrà trovato compagnia, una volta mi raccontò di strani big bamboo trovati in Jamaica....boh....che sia andata a verificare se ci sono anche qui.
Qualcuno mi tocca la spalla,
"Hey Alex, sono tornata!" e mi infila in bocca una sigaretta, che strano sapore ha questo tabacco.
Da dove viene?
Ho fatto un giro qui intorno! Se aspettavo te buonanotte....
Ma brava la principessa, le sue risorse sono infinite come la sua voglia di esperienze e di vivere liberamente.
….Ehi, ma da dove viene quel piccolo ippopotamo rosa che vedo sul cuscino del divano???
 

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