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Ecco perché la birra keniana Tusker da 95 anni si chiama così

Pochi conoscono la vicenda da cui il nome e l'elefante, uno dei loghi simbolo del Kenya

29-11-2017 di redazione

Molte famose etichette di alcolici e distillati nel mondo nascondono, dietro ai loro nomi talvolta curiosi talvolta altisonanti, curiose leggende o interessanti risvolti legati ai loro fondatori o ai luoghi di produzione.
E’ il caso della birra nazionale del Kenya, ormai un vero e proprio marchio di fabbrica del Paese, non solo per le migliaia di consumatori interni, ma per turisti e viaggiatori.
La celeberrima “Tusker”, con l’elefante nel logo, è ormai uno dei simboli di questa nazione ed è la birra più venduta dell’Est Africa.
Pochi però conoscono i tragici risvolti che portarono l’azienda produttrice della birra a chiamarsi così.
La Tusker Lager venne prodotta e commercializzata ufficialmente nel 1929, ma in realtà già da una decina d’anni in Kenya si beveva la birra prodotta nell’allora Colonia dell’Impero Britannico.
Tra i primi coloni che venivano a cercar fortuna in Africa, dopo la costruzione della ferrovia Mombasa-Nairobi-Kampala, c’erano parecchi “farmisti”.
Molti di loro si dedicavano alla coltivazione del tè e del caffè, altri avevano immense piantagioni di mais, frutta e verdura.
I fratelli Hurst, Charles e George, erano agricoltori ma anche esperti produttori di birra in patria.
Dopo aver racimolato un bel gruzzolo come cercatori d’oro, decisero di investire i loro guadagni in una fabbrica di birra. Registrarono ufficialmente la loro azienda l’otto dicembre del  1922 con il nome di “Kenya Breweries”.
Il successo fu immediato, solo lo Stanley Hotel, il più prestigioso albergo di Nairobi, ne ordinava casse e casse. Dopo un anno Charles e George erano pronti a lanciare un vero e proprio “brand” sul mercato, per raggiungere tutto il Paese.
George era conosciuto come appassionato di savana e gran cacciatore di selvaggina.
Proprio nell’anno dell’apertura della “Kenya Breweries” si era trovato faccia a faccia con un leone e si era salvato per miracolo, riportando solo qualche ferita.
Durante una battuta di caccia nel 1923 però, intento a scattare delle foto ad un elefante maschio e alle sue meravigliose zanne, si avvicinò troppo all’esemplare, che gli fu addosso con tutta la sua forza e lo  uccise calpestandolo.  
I grandi elefanti maschi dell’Africa Orientale sono conosciuti come “Tuskers”.
In sua memoria, Charles Hurst decise di chiamare la loro prima lager “industriale” Tusker.
Il branding e la pubblicità partirono nel 1924, la Tusker Lager con la famosa bottiglia da 500 ml fu ufficialmente prodotta nel 1929. 
La birra dell’elefante fu un successone e nel 1935, dopo aver acquistato anche una birreria dell’allora Tanganica, l’azienda divenne “East African Breweries”. 
Nel 1938 la Tusker vinse il primo di tanti premi in concorsi internazionali per questo tipo di bevande.
Dalla tragica fine di George Hurst oggi il grande elefante campeggia in tutti i bar, ristoranti e supermercati del Kenya ed è uno degli emblemi di questo Paese, ritratto su magliette, porta bicchieri, tovaglie e muri di ogni città e sperduto villaggio keniano.
 

TAGS: birra kenyabirra tuskerbirra keniota

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