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Damalisco di Hunter, l'antilope più rara fotografata allo Tsavo Est

Ecco gli scatti dell'esemplare africano in via d'estinzione chiamato anche "Hirola"

13-03-2018 di Giovanna Grampa

Non più tardi di una settimana fa, nella piana di Aruba allo Tsavo East, abbiamo avuto la fortuna di fotografare alcuni Damalischi di Hunter, conosciuti anche con il nome di Hirola: un maschio, una femmina con le corna spezzate e il loro piccolo.
Uno spettacolo insolito e molto raro che ha suscitato in noi sentimenti di gioia accompagnati da una consapevole preoccupazione ben sapendo che queste antilopi sono a rischio di estinzione, rischiano cioè di sparire per sempre dalla faccia della Terra.
L’hirola è un’antilope africana presente solo in una regione ristretta tra il fiume Tana e il fiume Juba in Somalia.
Simile al damalisco comune, conosciuto anche con il nome di Topi, caratterizzato dalle cosce color jeans, ha un manto beige intenso, con toni più scuri sulle zampe. Le corna sono incurvate verso l’alto e l’esterno e il muso è caratterizzato da una linea di pelo bianco che unisce i due occhi, un po’ simile ad un paio di occhiali che terminano con due lacrime nere.
Vive in savana, si nutre di erba corta e i suoi predatori sono soprattutto leoni e ghepardi.
Nel 1963 la popolazione dei damalischi era già considerata in pericolo. Da allora ha subito due periodi di contrazione; nel 1970-1978 la popolazione è scesa da 14.000 individui a 2.000 e nel 1995, probabilmente a causa di un incremento del bracconaggio, la popolazione è ulteriormente scesa a 300 individui.
Oggi dunque i damalischi sono una delle specie più rare e più prossime all’estinzione del pianeta, considerata a rischio critico, ultimo stadio prima della loro totale scomparsa, dalla IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).
Inoltre, falliti tutti i tentativi di riprodurli in cattività, si ritenne opportuno spostarli per proteggerli anche da malattie e nel 1963 il KWS(Kenya Wildlife Service) catturò una ventina di Hirola nel Kenya nord-occidentale e li liberò all’interno dello Tsavo East ma questa popolazione si estinse del tutto.
Iniziano anni travagliati per i pochi damalischi di Hunter sopravvissuti, endemici di una terra lungo il confine tra il Kenya e la Somalia senza alcuna protezione formale, territorio colpito da prolungati conflitti civili e afflitto da banditismo. L’insicurezza in alcune parti di confine con la Somalia portò inoltre gli ambientalisti ad allontanarsi da quelle aree, sospendendo le attività di monitoraggio, mentre la mancanza di infrastrutture rese impossibile la realizzazione di qualsiasi progetto di conservazione.
Negli anni ’80 la peste bovina, una malattia virale,uccise circa l’85/90 % dei 14.000 hirola, costretti a contendere l’acqua e il cibo alle pecore e ai bovini dei pastori che per di più notoriamente calpestano le terre dove di solito le antilopi vanno a brucare.
Quando la malattia fu sradicata, la popolazione di hirola non si riprese per tutta una serie di fattori aggiuntiviquali il massiccio bracconaggio, la predazione di carnivori, periodi di siccità e l’eccesivo sfruttamento dei pascoli da parte del bestiame in continua crescita.
Finalmente nel 1996 un’associazione tra clan anche somali, la IshaqbiniHirola Community Conservancy con base in Kenya, instaura un’aera protetta per tutelare la specie e intorno sorgono negli anni molte Conservancy coordinate dalla NorthemRangelands Trust che ha sede a Isiolo.
Inizia un periodo di speranza per la salvaguardia della specie e il KWS decide nel 1995 di reintrodurre nello Tsavo East una trentina di capi e l’anno seguente altre 20 hirola tra cui sei femmine gravide, prelevandoli dalla zona del Tana River.
Sammy Adengie era allora il KWS Research Officer che per tre anni segue il progetto confinato inizialmente in un boma costruito vicino al Satao Camp, nella speranza di tentare una riproduzione con incremento. L’esperimento ha risultati positivi tanto che nel 2011 la popolazione di hirola si attesta a 76 individui.
Dati decisamente confortanti sono contenuti in un rapporto pubblicato nel 2016 dalla Comunità di Ishaqbini Hirola Sanctuary che, grazie a speciali telecamere donate dallo Zoo di San Diego, posizionate in prossimità di diverse fonti di acqua, è riuscita a monitorare in tempo reale i movimenti dei damalischi che stanno prosperando sotto il controllo della comunità. Nel rapporto si legge inoltre che nella Conservancy vivono 89 damalischi con una perdita del 2% rispetto all’anno precedente pari a 23 capi morti per siccità.
Le comunità storicamente emarginate stanno quindi prendendo il controllo delle loro risorse usando la conservazione per creare condizioni di vita migliori. E questo spostamento di attitudini, insieme agli sforzi del KWS e al crescente sostegno del Governo alle contee interessate, sta consentendo il rifiorire di numeri di fauna selvatica in svariateConservancy. Molto importante inoltre è il programma di vaccinazione, già ultimato, di 16.000 capi di bestiame, per evitare il contagio delle malattie agli animali selvatici.
Nello Tsavo East invece il futuro dell’hirola rimane precario perché la popolazione si trova ad affrontare una predazionerelativamente elevata di grandi carnivori e una competizione di una maggior varietà di altre specie di erbivori selvatici, ma con un numero di bovini certamente inferiore rispetto alla sua terra di origine.
Il Damalisco di Hunter deve quindi affrontare enormi sfide di sopravvivenza e, secondo fonti ben informate, nello Tsavo attualmente vivono circa una  trentina di individui. In assenza di un intervento di gestione il loro numero potrebbe diminuire ulteriormente ma l’avvistamento di piccoli damalischi fa ben sperare anche se corrono un grande rischio: sono più vicini ai leoni di quanto non credano.
Attualmente il KWS nello Tsavo East non sta portando avanti progetti di conservazione dei Damalischi di Hunter.
Il numero esiguo della loro presenza conferma che la priorità essenziale è salvare una specie che sta scomparendo con progetti di monitoraggio e di ripopolazione. Non possiamo rimanere insensibili e a breve ci renderemo disponibili per portare avanti un progetto serio in questa direzione, parlandone con il KWS, seguendo l’iter burocratico previsto e proponendo anche la collaborazione di tutte le guide professioniste che visitano il parco con frequenza regolare. Nel caso riuscissimo ad ottenere un placet da Nairobi sarà per noi un motivo di orgoglio poter contribuire a monitorare la popolazione dei Damalischi di Hunter e tenere informati degli sviluppi i lettori di malindikenya.net.
Con una popolazione così ridotta la sopravvivenza di ogni individuo conta! Ogni estinzione rappresenta una sconfitta per l’essere umano, se consideriamo che il fattore scatenante di tali estinzioni è da attribuirsi solo all’uomo e al suo irresponsabile stile di vita.
Non possiamo limitarci solo al semplice scatto di qualche fotografia.

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