Amici dello Tsavo

AMICI DELLO TSAVO

Evviva, lo Tsavo Est ritorna a vivere!

Buone notizie dalla savana per l'inizio dell'alta stagione

14-11-2017 di Giovanna Grampa

Finalmente è arrivata la pioggia, gli animali escono dal loro torpore e dopo la disastrosa siccità ora è grande festa per tutti.
E la vita inizia a tornare.
Solo poche settimane fa lo Tsavo East presentava scene allucinanti di devastazione di terra rossa e brulla e di alberi morti, spogliati della corteccia e del fogliame, che tendevano i rami nudi in una supplica tormentosa verso l’azzurro cielo africano.
Ora le piogge hanno trasformato le asperità del terreno in infinite pozzanghere e fatto crescere erba verde dove prima c’era solo polvere e aridità. Il terreno è soffice ed umido e l’erba di un verde brillante. Il contrasto con la terra rossa rende l’atmosfera onirica, paradisiaca. Morbide e sognanti tonalità di verde dopo il seppia monocromatico della savana bruciata e profondamente sofferente.
Lo Tsavo ora è in gran parte rigoglioso come un campo coltivato ed emana un odore lieve ed eccitante: l’odore dell’erba tenera, dei piccoli fiori sbocciati, mescolato a migliaia di altri profumi inebrianti. Che terra incantata è la savana!
Ovunque erbivori famelici brucano un tappeto erboso risorto a nuova vita e interi branchi di elefanti portano alla bocca con avidità generosi ciuffi d’erba fino a gonfiare le loro scarne guance, agitando le grandi orecchie quasi in gesti di contentezza.
Tutti devono recuperare un prolungato periodo di malnutrizione   che li ha trasformati da animali possenti in esseri sempre più magri, scheletrici ma soprattutto deboli, ridotti a fantasmi della savana. I mesi di siccità hanno lasciato segni profondi.
Secondo stime recenti lo Tsavo ha perso circa duecento elefanti tra adulti e piccoli. Gli uni, anziani, hanno terminato la loro esistenza per inedia, gli altri, più giovani, come fin troppo facili prede di spietati felini. Il tributo pagato è pesantissimo e ancora oggi molti corpi esanimi si stanno disseccando al sole, dilaniati da carnivori e da affamati avvoltoi che appaiono in numero sempre crescente, veleggiando alti sulle vaste ali, tracciando ampi cerchi prima di piombare verso il suolo sulle carcasse in decomposizione. Una tragedia di vaste proporzioni.
Ma è tempo di bilanci positivi e di pensare al futuro del parco, alla nuova vita, alla programmazione delle nascite e a crescere i nuovi cuccioli.
Con la pioggia sembrano sbocciati anche i nuovi nati.
Famiglie di felini accudiscono un buon numero di vivaci cuccioli, giovani femmine di cercopiteco s’aggirano con i loro piccoli saldamente avvinghiati e sempre pronti a succhiare il latte, struzzi e facoceri si muovono con la prole al seguito.
Anche i piccoli elefanti, diminuiti drasticamente, trovano nutrimento nel latte materno ora altamente energetico e sgambettano a fianco delle loro madri assaporando anche la tenera vegetazione cresciuta di recente.
E chi non ha ancora generato una nuova prole si sta preparando a farlo.
Nell’aria si percepisce l’influenza di un aumentato tasso ormonale in circolo.
Gruppi di elefanti maschi in "musth" percorrono la savana con atteggiamento spavaldo, annusando nell’aria i ferormoni di qualche femmina che, a breve, entrerà in estro, pronti a trasmettere il loro patrimonio genetico.
Splendidi maschi di Kudu dalle corna a spirale, s’affrontano in combattimento per il predominio mentre le leggiadre femmine stanno a guardare.
Di recente sono stati avvistati anche due leopardi in accoppiamento e fra qualche mese il numero di questi splendidi felini è destinato ad aumentare.
E mentre anche gli stercorari fanno rotolare alacremente le loro palline di terra umida e sterco, cibo destinato al nutrimento dei futuri nascituri, la savana tutto intorno frinisce di insetti ed uccelli dai gorgheggi melodiosi e frenetici.
Un’ultima osservazione non secondaria.
Finalmente sono ritornati nel parco dello Tsavo i grandi gruppi di elefanti. 
L’abbondanza di cibo favorisce nuovamente la socializzazione dei branchi e l’unione delle varie famiglie favorirà anche lo scambio di geni e una variabilità positiva nella popolazione dei pachidermi nel parco.
Tsavo dunque è una terra di carestia e di abbondanza ma di una bellezza selvaggia così unica, fatta di spazi sconfinati e odori intensi di animali, tanto da stravolgere i sensi e per noi questa terra rossa, da tempo, ci scorre nel sangue.

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