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Ecco come può cambiare l'offerta turistica di Malindi

Soluzioni e possibilità emerse dal Magical Kenya Travel Expo

05-10-2017 di Freddie del Curatolo

Della mutazione turistica che Malindi sta vivendo da un paio d’anni a questa parte, già abbiamo parlato e discusso su questi spazi.
Le chiacchiere potrebbero continuare all’infinito, nei tanti “social-bar” a spasso per la rete e non sono dissimili dai discorsi che si fanno sui lettini in spiaggia, nei ristoranti o nei pochi punti d’incontro della cittadina, di questi tempi di bassa stagione più che mai semideserti.
Spostandoci a Nairobi, dove nonostante lo stallo elettorale e la relativa crisi politica, si cerca di guardare avanti e non piangersi addosso, prendiamo le valutazioni emerse da questi due giorni di fiera dell’importante Magical Kenya Travel Expo.
Può la destinazione Malindi interessare ancora a buyer internazionali, tour operator, agenzie e investitori? Sicuramente non come una volta, ma la meta ed il suo fascino, legati anche ad un passato non troppo remoto, ancora resistono. Il nome “Malindi” ormai è conosciuto e vale la pena ancora crederci e propagandarlo.
Bisogna solo differenziare l’offerta e rivolgersi a nuovi mercati e nuovi target, perché ormai la distanza con Watamu è molta più di quella chilometrica. E’ un abisso di fisionomia vacanziera.
“Watamu può ancora vivere con il turismo italiano e con alcuni buoni tour operator – è il parere di Pietro Mastella, marketing manager di Jacaranda Resort che sarà da oggi in Italia al TTG di Rimini, la più importante fiera turistica nazionale – chi sa lavorare anche in questo periodo ha buona occupazione, anche se l’incertezza politica e le ombre del passato sul Kenya hanno grande incidenza sulle prenotazioni per la stagione. Ma la filosofia resta intatta, Watamu ha il mare, le spiagge ed è il paradiso che molti iniziano a conoscere come entità staccata da Malindi. E in più di altre mete a lungo raggio, la presenza della savana e dei safari, grande valore aggiunto”.
Ieri il Ministro del Turismo Najib Balala ha ammesso che, dopo i primi sei mesi dell’anno promettenti, con una crescita dei visitatori stranieri di più del 10%, dopo l’annullamento delle elezioni e le note vicende di quest’ultimo periodo, la crescita si è fermata e non si possono fare previsioni sul proseguo della stagione. Questo bloccherebbe un po’ la situazione, specialmente per gli arrivi da Europa e Stati Uniti, che sono stati i primi ad infondere preoccupazione ai propri turisti.
Urge quindi rivolgersi maggiormente al mercato interno e a quello degli altri Paesi emergenti del Continente Nero. In questo senso, Malindi ha più chance di ospitare cittadini di quelle nazioni che non hanno il mare come primo elemento necessario alle loro vacanze.
“Abbiamo notato grande interesse dei cinesi verso Malindi – spiega Roberto Marini, proprietario dell'Ocean Beach Resort – che apprezzano la vicinanza con lo Tsavo, la natura e anche il tipo di spiagge e di mare. Non solo dalle agenzie che lavorano dalla Cina, ma anche da parte dei tanti imprenditori e cittadini che attualmente risiedono a Nairobi e si vogliono concedere gli weekend in tranquillità in strutture di livello con buoni servizi”.
Così come i cinesi, anche il turismo indiano ha un certo afflato per Malindi e dintorni, ad esempio Mambrui. E da tempo in India è stata individuata la costa del Kenya come destinazione per matrimoni e lune di miele. 
Inoltre, secondo i dati trasmessi dal Kenya Tourist Board nell’ambito della fiera nairobina, nel calo degli ultimi due mesi del turismo sul mare e in safari, svetta invece la crescita (seppur minima, ma è già un dato confortante) del business-tourism, ovvero conferenze e meeting.
Urge, per tutti quei resort che ancora non siano attrezzati, pensare a capienti sale congressi e sistemazioni o pacchetti che possano favorire questo genere di trasferte.
Malindi resta anche l’hub aeroportuale dove si deve per forza arrivare, e anche qui (come disse lo stesso Balala nell’ultima riunione a Malindi, lo scorso anno) non possiamo certo attendere che venga ultimato ed allargato l’aeroporto internazionale. Così com’è lo scalo di Malindi (che di internazionale ha comunque già lo status) può ospitare aerei da 100 posti, ad esempio quindi piccoli airbus provenienti da Addis Abeba, Kampala, Kigali ed altre capitali africane che non dispongono del mare.
“Anche da questo punto di vista abbiamo notato grande interesse – aggiunge Roberto Marini – e con un pool di hotelier stiamo studiando soluzioni da proporre alle linee aeree che, numeri alla mano, sono molto interessate”.
Chi ha a cuore il proprio business e la ripresa di Malindi, non può stare con le mani in mano. 
 

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