Editoriali

EDITORIALE

Aeroporto Malindi, a che punto siamo

Nuovo anno zero per "cieli aperti" e voli diretti

10-03-2023 di Freddie del Curatolo

Una delle costanti di Malindi è che ciclicamente si torni a parlare dell’aeroporto internazionale e della sua implementazione. Dopo aver assistito negli anni, passivi ed impassibili, a rinnovamenti, lavori in corso, ammodernamento della torre di controllo, area di manovra degli aerei (apron), predisposizione uffici doganali, reparto distribuzione bagagli, ampliamento del parcheggio, da anni siamo inchiodati al famoso allungamento della pista, che sembrerebbe l’ultimo ed unico parametro necessario per fare atterrare voli provenienti da destinazioni più lontane del Kenya e rendere de facto l’aeroporto di Malindi quello che è già da tempo sulla carta, “internazionale”, come peraltro recita l’enorme insegna all’ingresso.
Se da una parte bisogna essere onesti e sconfessare chi dice “in 30 anni non è stato fatto nulla”. I lavori elencati qui sopra sono stati portati a termine. Nel 1990 lo scalo malindino era davvero poco più di uno spiazzo. Ma per il definitivo salto di qualità che potrebbe cambiare radicalmente il profilo delle destinazioni turistiche della Contea di Kilifi, consolidando Malindi come “hub” commerciale, residenziale e di servizi e Watamu come destinazione regina del mare keniano, i tempi sembrano ancora biblici.

NUOVO GOVERNATORE
Con l’elezione di Gideon Mung’aro come nuovo Governatore della Contea di Kilifi, che succede a 10 anni di amministrazione guidata da Amason Kingi sotto la quale, per quanto riguarda l’aeroporto non sono arrivate eccessive pressioni al governo centrale per velocizzare le pratiche, si sono riattivate le speranze di vedere ripartire l’iter. Mung’aro è esperto di turismo e conosce bene la situazione del territorio e quanto l’economia dipenda dal settore dei viaggi e delle vacanze. I suoi anni come manager di Flavio Briatore, che da sempre considera l’aeroporto internazionale una priorità assoluta, dovrebbero essere utili alla causa.
Il problema è che arrivando nel periodo più cupo per l’emergenza alimentare, la siccità e le conseguenze sanitarie della regione, Mung’aro ha dato la priorità ad agricoltura e situazione delle strutture ospedaliere.
Ma poco comunque può fare un Governatore, se non usare le sue influenze a Nairobi. La questione dell’aeroporto appartiene quasi totalmente al Ministero dei Trasporti, e a quello del Turismo. I soldi per l’allungamento della pista sono già stati stanziati tre anni fa, i proprietari legittimi dei terreni sono stati compensati ma resta la grana di tutti gli abitanti abusivi da rilocare. Pur non vantando nessun titolo e non dovendo ricevere compensazione, di sicuro non si possono lasciare in mezzo ad una strada. E togliere loro un letto e un tetto, per un politico sarebbe una mossa molto più che impopolare.

ADDIO BALALA, KARIBU MALONZA
Il grande illusionista Najib Balala, Ministro del Turismo per più di due mandati, ha sempre fatto credere al settore turistico (parole più volte riferite al sottoscritto) che stava facendo il possibile per l’aeroporto, ma che incontrava molte difficoltà. Alcune di queste le conosciamo bene: ingerenze della compagnia di bandiera Kenya Airways, che come ha fatto la nostra Alitalia, sta affondando lentamente (di ieri la notizia dell’ultimatum del governo: “o si trova un partner entro giugno che ripiani il debito “monstre” di 1,5 miliardi di dollari, o il governo sospenderà tutti gli aiuti). Kenya Airways si è sempre aggrappata alla continuità dei voli interni, della sua sussidiaria Jambojet. Se Malindi gli togliesse gran parte delle coincidenze con voli diretti, sarebbe il classico colpo di grazia. L’altra difficoltà è rappresentata da Mombasa, città di cui Balala in giovane età è stato anche sindaco e in cui ha ancora interessi. Anche il secondo aeroporto internazionale del Kenya perderebbe entrate, perché ad esempio i charter atterrerebbero molto più volentieri su Malindi, così come anche Ethiopian e Turkish, solo per fare due nomi. Senza contare l’approdo diretto e l’espansione che le destinazioni di mare meno caotiche di Mombasa potrebbero avere con le linee aeree di altri paesi vicini, come Ruanda ed Uganda, che già atterrano a Mombasa, oppure compagnie low cost dal Sudafrica o da Dubai. Un bel giro, che Mombasa vorrebbe tutto per se e di cui potrebbe in futuro, dal 2024-25 con la costruzione del ponte a Likoni, potrebbe beneficiare Diani. I fatti parlano chiaro, Balala non ha potuto o non ha voluto (probabilmente entrambe le cose) fare niente per Malindi internazionale. Ora sono iniziati, come sempre ripartendo quasi da zero, i colloqui con la nuova Ministra del Turismo, Peninah Malonza.

OPEN SKY POLICY
Allungamento della pista per far atterrare i boeing 747 a parte, Malindi come detto ha già lo status di internazionale e potrebbe far atterrare voli provenienti dall’estero. Non a caso in passato la compagnia di bandiera etiope si è interessata alla rotta Addis Abeba-Malindi, pensando ad un aereo più piccolo che potesse atterrare anche con l’attuale formato dello scalo. Ma le richieste di Ethiopian all’aviazione civile keniana sono state cestinate. Il Kenya, che sotto molti altri aspetti dell’economia è una forza trainante della Comunità dell’Africa Orientale e si sta rivelando panafricana anche nelle politiche di abbattimento di barriere fiscali e doganali con l’Unione Africana, per quanto riguarda i voli non si è ancora decisa ad applicare una “Open Sky Policy” in linea con altre nazioni come appunto l’Etiopia. Aprire i cieli e facilitare l’arrivo sul suolo keniano di altre compagnie aeree, in questo ordine mondiale di interscambi, dovrebbe essere essenziale. Ma anche qui, con una Kenya Airways, ex “orgoglio dell’Africa” (come da ormai antico slogan) sull’orlo del fallimento, quali interscambi si possono avere? Nonostante questo, l’apertura appare inevitabile, perché il governo di Nairobi deve pensare ad incrementare gli arrivi, numericamente e qualitativamente non solo nel settore delle vacanze ma anche nei viaggi d’affari per portare nuovi investitori da tutto il mondo. Senza aprire i cieli, ed aprire anche Malindi, tutto il Kenya rischia di restare al palo e farsi superare da vicini di casa che stanno facendo passi più lunghi, come ad esempio la Tanzania.
Recentemente il nostro Ambasciatore, Roberto Natali, tra gli argomenti discussi in un incontro con Malonza, ha puntato molto sulla Open Sky Policy e sulla reintroduzione di un volo diretto Roma-Nairobi, che potrebbe essere un volano per futuri voli Italia-Malindi. Sempre che, come accaduto le ultime due volte, non si facciano partire le tratte a giugno e dopo un mese si tirino le fila, tra voli cancellati, orari cambiati ed altri inconvenienti, per poi chiudere in fretta e furia. Di sicuro quella di Kenya Airways è una questione essenziale da veder risolta, per poter pensare non solo a “cieli aperti” ma anche all’approdo diretto a Malindi e Watamu.

TAGS: aeroportointernazionaleopen skyvolidiretti

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