Personaggi

TESTIMONIAL

Pulina, lo chef giramondo innamorato di Watamu

Dove Gianfranco ha trovato la sua "Sardegna d'Africa"

23-01-2024 di Freddie del Curatolo

La magia di Watamu è in grado di creare incantesimi speciali, come ad esempio far tornare in Kenya uno chef giramondo come Gianfranco Pulina e fargli balenare l’idea di poterci mettere radici, come una nuova "Sardegna d'Africa".

Nato nel cuore della Gallura, quarantaquattro anni, una vita passata tra i fornelli dei migliori ristoranti della Sardegna, dei caraibi di tante altre accattivanti località del globo, oltre a gestire il rinomato locale di famiglia, chef Pulina vive in maniera naturale la “fusion”, non come un genere di proposta culinaria, ma come una filosofia che lo ha portato a lavorare e conoscere luoghi da sogno dal Messico e Cuba a Santo Domingo, senza dimenticare di avere la grande vetrina della Costa Smeralda a portata di mano e l’ancestrale legame della sua terra con la Catalogna che lo ha portato anche alla scuola del grande chef “molecolare” Ferran Adrià.

Le prime parole di Pulina, una celebrità nella sua regione, grazie anche a frequenti partecipazioni sulle tv locali, spiegano alla perfezione il concetto.
“In questo paradiso mi sento a casa, e ho detto tutto – spiega a Malindikenya.net – non è solo la bellezza del luogo e la sua natura ad incantarmi e regalarmi relax e gioia di vivere, ma anche la sorridente disponibilità della gente locale, la loro leggerezza nonostante tutte le problematiche della vita africana”.
Gianfranco alloggia al Rafiki Tamu, una delle strutture più accoglienti e curate di Watamu, uno di quei posti che fanno bene al turismo del Kenya, perché contribuiscono a far nascere nell’ospite la voglia di tornare, creando così l’effetto-repeaters che caratterizza e differenzia la costa keniana da mille altre destinazioni.

“Sono arrivato qui per la prima volta l’anno scorso – racconta lo chef sardo – come una delle tante vacanze che da sempre mi ritaglio con mia moglie, tra un viaggio di lavoro e l’altro. Ma ho capito subito che questo sarebbe diventato per noi un luogo speciale. Da anni mi piace promuovere, anche nelle trasmissioni televisive, luoghi lontani e un po’ fuori dalle rotte commerciali e di massa, luoghi veri ed immersi nella natura meno contaminata possibile. Watamu è la giusta via di mezzo, perché pur essendo ormai una località turistica per migliaia di persone, mantiene ancora quella genuinità e quella bellezza originaria che ti fa innamorare”.

Per Gianfranco Pulina, l’arte tra i fornelli non è solo un lavoro, ma anche una modalità per raccontare le suggestioni, gli incontri di culture e le risorse naturali dei paesi che visita ed in cui s’immerge con passione.
“Quest’anno mi sto godendo la vacanza con più consapevolezza e Watamu è già diventato uno dei posti dell’anima, e allo stesso tempo mi ci trovo a meraviglia come italiano all’estero – ammette lo chef – ho potuto constatare come ad esempio la proposta gastronomica dei nostri connazionali sia davvero alta. Qualche sera fa, ho mangiato una pizza napoletana sfornata a regola d’arte, che difficilmente troverei così buona in Sardegna. Ma anche al Rafiki Tamu, mi diverto a spadellare con i cuochi dello staff del residence, che sono vogliosi di imparare nuovi metodi e ricette, ma allo stesso tempo mi stupiscono con le loro idee”.

Tra una passeggiata tra le incantevoli baie “dove ogni mattina il paesaggio cambia sempre completamente, rendendo Watamu unica al mondo da questo punto di vista”, ed il tramonto sorseggiando un drink in uno dei tanti splendidi scenari della cittadina, Pulina ha il tempo di adattare piatti che fanno parte del suo bagaglio professionale, alla materia prima keniana, mettendo spesso al centro di tutto pesce e crostacei, che creano quell’indubbio legame tra l’isola del mediterraneo e la perla dell’oceano indiano.

“Il pesce dell’oceano indiano sicuramente non è saporito con quello del nostro mare, che da quel punto di vista è insuperabile a livello mondiale – spiega l’esperto chef – ma ha caratteristiche di freschezza e delicata qualità che esaltano certe preparazioni. Un barracuda alla livornese qui è meraviglioso, così come l’aragosta alla catalana, adattata con la famosa insalata nazionale, il kachumbari. Un'altra mia passione è il polpo, lessato e messo poi sulla griglia, poi adagiato su una purea di cassava, un tubero che ho sempre apprezzato molto, nei luoghi tropicali e caraibici, come abbinamento”.
Siamo certi, non saranno le ultime specialità pensate e preparate dal professionista italiano a Watamu.
Il nostro sogno è che in futuro, se e quando sarà stanco del successo, della carriera e di scoprire nuovi angoli di mondo, anche noi potremo goderne.

 



 

TAGS: chefwatamucucinarafiki tamu

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