LUTTO ITALIANO
02-08-2026 di Freddie del Curatolo
La Malindi a cavallo dei due millenni, la più pittoresca, variopinta, divertente colonia italiana in Africa, ha perso un altro dei suoi simboli.
Se n’è andato anche Carlo Gatti, il Simba.
Milanese, classe 1940, ex paracadutista (“uè, togli l’ex…parà si rimane tutta la vita” mi avrebbe bonariamente punzecchiato), Carlo è arrivato a Malindi alla fine degli anni Novanta con la moglie Terry, che per tanti anni ha co-gestito con l’amica Giovanna “Bella Giò” una boutique e l’agenzia immobiliare “La Maison d’Afrique” al Sabaki Centre.
Insieme, i Gatti, avevano aperto anche un B&B nella loro Simba House, una piccola struttura con due sole camere, molto apprezzata per l’atmosfera familiare e l’accoglienza tipicamente italiana. Insomma, chi trascorreva lì la sua vacanza (spesso inevitabilmente comprensiva di safari) non poteva che diventare amico del Carlo.
Simba è stato uno dei grandi animatori delle cene e delle serate malindine: la sua battuta pronta, la risata deflagrante e contagiosa, la catenina al collo piena di pietre, ciondoli, simboli, come i tanti aneddoti e le perle di saggezza che dispensava tra la spiaggia e la savana, di cui si era innamorato e in cui si muoveva a suo agio come il suo soprannome suggeriva.
Ma c’era anche la montagna: Simba aveva scalato sia il Kilimanjaro che il Monte Kenya, ad un’età non certo da virgulto, e anche per questo ne andava fiero, anche perché gli era stato consegnato un certificato che lo annotava come l’uomo più “anziano” ad essere salito in cima alla più alta vetta del Kenya.
E quando c’è un mattatore, c’è sempre una grande spalla, e viceversa. E Carlo Gatti aveva Morgan. Il Leone e il Pirata. Dal Fermento al Vintage, in tutti i locali che il barman che lo aveva rincorso fin da quando erano insieme in Venezuela, e a Malindi avevano ripreso a abbracciarsi, scherzare e litigare.
Ma Carlo, con il suo carattere, la sua allegria virale e il suo senso dell’aggregazione, di amici se n’è fatti tanti, da Malindi allo Tsavo e alle Taita Hills.
Se esiste un paradiso ad immagine e somiglianza di quelli che la vita se la sono goduta e ne hanno voluto far partecipi gli altri, è sicuramente un bar, e al bancone quel diavolo d’un Morgan servirà Daiquiri frozen e Simba farà il suo ingresso sbeffeggiandolo. E si andrà avanti così, all’infinito tra battute e filosofia, racconti di avventure estreme e di sfaccettature della vita, di Sudamerica e savane. Quella vita in cui ci sono stati tanti, tantissimi amici. Altrimenti che bar è?
Ciao Simba, un abbraccio a Terry e ai figli.
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