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Addio Mario Scianna, creativo del mare e del turismo

Molta della bellezza di Diani Beach porta la sua firma

03-09-2021 di Freddie del Curatolo

La sua vita è stata tutta un’immersione nel mare della creatività, delle visioni, del talento libero, selvaggio da imprigionare in opere tangibili, visibili e anche redditizie.
La meravigliosa avventura di Mario Scianna si è interrotta dopo settantatre anni di intuizioni, invenzioni e grande amore per il mare del Kenya.
L’imprenditore parmigiano di origine siciliana, da quasi quarant’anni sulle rive dell’Oceano Indiano, si è spento mercoledì sera nella sua Diani, dopo una lunga e travagliata malattia.
Lì era conosciuto per aver creato il “The Sands at Nomad”, un resort con uno dei migliori ristoranti della costa e per aver dato vita anche all’unico ed esclusivo retreat di Chale Island, un paradiso di privacy e libertà su una piccola isola che cambia completamente atmosfera con il mutare delle maree. Per costruirlo, sotto la sua guida, ci vollero 1200 operai.
Poi c’è il bar Leonardo’s, non a caso dedicato al più grande genio della storia italiana.
Ma la storia africana di Scianna era iniziata con una delle sue tante grandi passioni, quella delle immersioni subacquee.
Si può tranquillamente affermare che se oggi il Kenya è anche una rinomata meta internazionale di turismo subacqueo, lo si deve principalmente a lui.
Nel 1982 approdò sulle rive dell’Oceano Indiano in “missione esplorativa” per conto del Tour Operator Francorosso.
A quei tempi non esistevano scuole di diving organizzate.
La sua “The Crab” fu la prima non solo ad offrire un piacere ed un servizio in più ai turisti che venivano in Kenya, ma a farlo attraverso una struttura professionale, insegnando il mestiere a moltissimi futuri istruttori subacquei keniani.
E qui arrivò la seconda intuizione: in pochi anni le destinazioni marine del paese registrarono un boom di presenze mai avvenuto fino ad allora, ma le imbarcazioni per trasportarli tra escursioni ed immersioni non bastavano.
“Non trovai altra soluzione – mi raccontò Mario qualche anno fa – che mettermi a costruirle io. Iniziai il lavoro con un esperto artigiano della Tanzania che però mi abbandonò a metà dell’opera. Da allora decisi che avrei disegnato e costruito da solo le mie barche”.
E’ arrivato a forgiarne una quarantina, una diversa dall’altra. Sono pezzi unici, di design che hanno attratto appassionati, esperti del Salone Nautico di Genova e vip (come tra gli altri Flavio Briatore) che gli hanno chiesto una barca come si desidera un’opera d’arte.
E come una scultura, non era possibile concertarne la forma, lo stile, la carenatura.
“Io le costruisco solo per passione, non ho mai pensato fosse un business – mi assicurava il vulcanico creativo – devono rimanere creature quasi vive, con una loro storia”.
Come un vero artista, le sue opere resteranno e la sua impronta sulla bellezza di Diani non si cancellerà facilmente, nei decenni a venire. Ciao Marione, amico e geniaccio, è stato un onore conoscerti ed ascoltare la storia della vita di uno degli italiani in Kenya di cui andare fieri, direttamente dalla sua voce.
A Rosy e ai figli le più sentite condoglianze di Malindikenya.net

TAGS: mario sciannanomad dianiitaliani kenyalutto kenya

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