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RICORRENZA

Oggi Madaraka Day in Kenya, cosa si celebra

Festa nazionale, quest'anno l'evento a Wajir

01-06-2026 di Freddie del Curatolo

Per un curioso gioco del calendario, Kenya e Italia si ritrovano vicine anche nelle ricorrenze.
Qui oggi si celebra il Madaraka Day, a Roma domani la Festa della Repubblica. Due ricorrenze diverse, ma entrambe legate all’idea di un popolo che decide di camminare con le proprie gambe, assumendosi il peso e l’onore della propria storia.

“Madaraka” in swahili significa infatti “potere”, “autorità”, ma anche “responsabilità”. E fu proprio questo il senso del 1° giugno 1963, quando il Kenya ottenne l’autogoverno interno dalla Gran Bretagna dopo anni di lotte politiche, rivolte popolari e un lungo negoziato che seguì la sanguinosa stagione della ribellione Mau Mau. Non era ancora l’indipendenza completa, che sarebbe arrivata il 12 dicembre dello stesso anno con la proclamazione della Repubblica e l’entrata in vigore della nuova Costituzione, ma rappresentava il primo passo concreto verso la fine del dominio coloniale britannico.

Sessantatre anni fa, il governo guidato da Jomo Kenyatta ricevette formalmente il trasferimento dei poteri interni da Londra. Per la prima volta i keniani iniziarono a governare il proprio Paese senza l’amministrazione coloniale a dettare regole e priorità. Fu anche il giorno in cui venne mostrata pubblicamente la nuova bandiera nazionale, con i colori panafricani nero, rosso e verde e lo scudo masai al centro, simbolo della difesa della libertà conquistata.

Ancora oggi il Madaraka Day resta una delle ricorrenze più sentite del Paese. Banche, uffici pubblici e gran parte delle attività amministrative si fermano. Ogni Madaraka Day 2026 ha un tema. Quello di quest’anno è "Education, Skills and the Future", ovvero istruzione, competenze e futuro. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, in un Paese in cui oltre il 70 per cento della popolazione ha meno di 35 anni e dove la formazione professionale viene indicata come una delle chiavi per affrontare le sfide economiche dei prossimi decenni. E forse è proprio questo il senso più attuale della parola "Madaraka": non soltanto il diritto di governarsi da soli, ma la responsabilità di fare in modo che nessuna parte del Paese resti indietro.

Le celebrazioni ufficiali di quest'anno si svolgono a Wajir, nel nord-est del Paese, una scelta che ha un forte valore simbolico. È infatti la prima volta nella storia del Kenya che una festa nazionale viene ospitata nell'antica Northern Frontier, una regione per decenni considerata periferica rispetto ai grandi centri del potere politico ed economico del Paese. Ed è stata scelta dal governo soprattutto per far sentire la propria vicinanza ad una regione non lontana da Somalia ed Etiopia, spesso identificata come una “terra di nessuno”, in mano a fazioni e a rischio fondamentalismo.

L'evento si tiene nel nuovo stadio di Wajir da 10 mila posti, realizzato nell'ambito degli investimenti infrastrutturali collegati alla manifestazione. Negli ultimi mesi il governo ha inoltre finanziato il miglioramento delle strade cittadine e l'ampliamento dell'aeroporto locale, con l'obiettivo dichiarato di lasciare alla contea opere permanenti che possano favorirne lo sviluppo anche dopo la conclusione delle celebrazioni.
La scelta di Wajir è sicuramente un modo per ricordare che il significato più profondo del Madaraka Day non riguarda soltanto la libertà conquistata nel 1963, ma anche la costruzione di una nazione capace di includere tutte le sue comunità, dai grattacieli di Nairobi alle terre semiaride che si estendono verso il confine con la Somalia.

Grande attesa naturalmente per il discorso del presidente William Ruto, che tradizionalmente utilizza questa ricorrenza per tracciare il bilancio politico dell’anno e anticipare le linee guida del nuovo esercizio finanziario.  In un Paese che continua a interrogarsi sul proprio futuro tra crescita economica, disuguaglianze sociali e nuove sfide regionali, il Madaraka Day conserva così il suo significato originario: ricordare il momento in cui i keniani decisero che il loro destino sarebbe stato scritto da loro stessi. O almeno provarci, che da queste parti è spesso già un afflato di indipendenza.

TAGS: celebrazioneindipendenzaWajir

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