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Test DNA facili in Kenya: una rivoluzione

Questioni morali e di soldi...migliaia di cause in corte

25-03-2022 di Freddie del Curatolo

Durante il periodo della pandemia, nei keniani che vivono sopra la soglia della sopravvivenza minima e la cosiddetta “classe media” che riguarda almeno 10 milioni di persone, è cresciuta la consapevolezza della sicurezza sanitaria, di poter monitorare il proprio stato e di poterlo fare anche senza spese eccessive. Sono aumentati gli esami del sangue, i controlli medici, i pap test per le donne ed altri sistemi di prevenzione. Allo stesso tempo sono sorti o sono stati implementati molti laboratori di analisi e piccole cliniche private nel paese.
Tra le tante pratiche che i keniani stanno scoprendo, però, ce n’è una che sta causando una mezza rivoluzione etica e sociale all’interno delle famiglie, nelle coppie e tra parenti, soprattutto per questioni di eredità.
Si tratta della facilità con cui oggi, a differenza di qualche anno fa, si può accedere ai test del DNA degli uomini adulti per provare un’effettiva paternità o meno. Facilità che significa costi bassi (dai 6 mila ai 10 mila scellini) e molte più strutture sanitarie in tutto il paese che possono farlo.
Ma anche perché i test DNA sono diventati sempre più importanti per risolvere anche molte altre controversie, specialmente nel crimine ordinario: scovare e condannare autori di stupri ed omicidi, ad esempio.
Se il quesito morale è stato sollevato dalla Chiesa e da diverse associazioni per i diritti civili, quello pratico sta interessando i diversi livelli dei tribunali keniani.
Se un uomo possa essere costretto o meno a sottoporsi ad un test del DNA in Kenya è ancora una questione controversa.
La giudice dell'Alta Corte Mumbi Ngugi, pochi giorni fa, ha dato ufficialmente il via ai test obbligatori con questa sentenza: "Il firmatario non ha dimostrato come la richiesta di sottoporsi al test del DNA violi la sua libertà di coscienza garantita dalla Costituzione. Tutto quello che afferma è che gli viene chiesto di sottoporsi al test contro la sua volontà", 
Sono centinaia ormai i casi depositati presso l’Alta Corte, per annullare ordini già approvati da tribunali inferiori. 
“La grande questione morale del test del DNA è cosa succede se l’eventuale scoperta spezza il vincolo della famiglia, se si scopre ad esempio che i bambini che un padre ha cresciuto e che ama non sono in realtà biologicamente suoi. Cosa può accadere? C’è chi rinnegerà i bambini? La maggior parte delle persone che hanno intenzione di usare questo test, o l'hanno usato, dovrebbero tenere a mente che in nessun caso è stata colpa dei bambini” spiega una delle associazioni che si occupano di questi casi.
Come dire che prima di autorizzare queste battaglie che spesso diventano anche legali, bisognerebbe instillare nei keniani, che hanno sempre vissuto (diciamo così) sulla fiducia, la cultura di questi strumenti che ora sono alla portata di tutti, per capire come gestirne il poi.
La vita rurale dei villaggi, da sempre, aumenta le casistiche di “figli di comunità”, ma anche la poligamia che è propria di molte tribù di generazione in generazione ha portato gli uomini a credere alle proprie partner, tanto più che da sempre avere molti figli può essere considerato un vanto, un segno di ricchezza e potere.
Più difficile invece oggi frenare l’impeto di chi pretende il riconoscimento all’interno di famiglie benestanti o addirittura si dichiara figlio illegittimo di un defunto. Sono molti i casi in sospeso che riguardano eredità.
Così come alcune madri, che sono abituate dal maschilismo ancora imperante in Kenya, a non dover contare troppo sull’aiuto del presunto padre, dopo la scoperta che quello che sono certe essere il genitore biologico è una persona in grado di aiutare il proprio bambino a crescere, studiare, curarsi, chiedono la prova del DNA.
Vi sono casi attuali che potrebbero costituire un precedente, dopo che l’uomo non è riuscito a dimostrare in sede di investigazione, di non essere il padre naturale, è stato costretto a sottoporsi al test. Sarà rivoluzione?
Intanto anche decine di coppie miste, donne keniane e uomini stranieri, sono in allerta. Quanti “mzungu” decideranno di voler sapere la verità? Quanti già la sanno e lasceranno fare? In questo caso quale potrebbe essere il “bene per i bambini”? Domande a cui di sicuro non dovrebbe rispondere un Alta Corte...

TAGS: dna testcause kenyacorte kenya

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