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Tuk Tuk, croce e delizia del Kenya

Parole e musica per il "taxi" della middle class

06-04-2024 di redazione

Sono croce e delizia del trasporto collettivo in Kenya, particolarmente sulle strade disconnesse della costa.
Saettano dappertutto, con il loro scoppiettante incedere e il rispetto di pochissime regole del codice della strada, e nemmeno le più importanti. I cosiddetti Tuk Tuk, ovvero gli apecar per cui verrebbe voglia di maledire quel gran vanto dell’Italia che è la casa motoristica Piaggio, adattati a taxi economico, imperversano da ormai venticinque anni, dopo essere approdati dall'India e dall'estremo oriente dove, per naturale identificazione, sostituirono i risciò. 
Un quarto di secolo in cui hanno cambiato la viabilità del paese africano, nel bene e nel male. Da una parte hanno permesso alla classe medio-bassa di muoversi con le proprie minime risorse e raggiungere in tempi rapidi distanze che prima sembravano insormontabili, trasportando nel contempo ogni bene materiale, oltre ad intere famiglie.
E’ provato e documentato che un Tuk Tuk omologato per tre passeggeri, infatti, riesca a trasportarne anche otto, più intere comitive di ragazzini nel bagagliaio. L’intera prole di un villaggio dell’entroterra, con una manciata di scellini a genitore, può raggiungere la scuola. Una volta i piccoli alunni erano costretti ogni giorno a faticare per chilometri e chilometri a piedi, arrivando già spossati a seguire le lezioni.
In più i Tuk Tuk, vere formiche della strada, riescono a trasportare qualsiasi carico: dall’intero arredamento di una casa, a cisterne d’acqua da 20 mila litri, da quintali di carbone, patate, manghi o legname a materiale da costruzione.
Dall’altra parte, i guidatori dei Tuk Tuk, che hanno più o meno l’esperienza di conducenti di tricicli, non usano precauzioni di alcun tipo, non azionano frecce, non frenano, si fermano improvvisamente come solo i taxi londinesi di una volta in presenza di un potenziale passeggero. Per non parlare delle inversioni a “U” in mezzo a strade trafficate, incursioni sui marciapiedi ed altre diavolerie degne di un videogames di ultima generazione.
Ma che ci si può fare?
Ormai sono diventati icone, uno dei "fenomeni di costume" della nuova Africa ed il fatto che il loro rumore fastidioso entri nelle teste e nelle interiora delle persone, fin dalle prime luci dell’alba, e che il puzzo del carburante infesti ogni vicolo e stradina rurale, è poco rilevante, di fronte alla sua convenienza per maggior parte delle persone. Bisogna sopportare e conviverci, perché anche questa è sostenibilità.
Per confermare, tra musica e parole, l’amore-odio per questi infernali ma spesso provvidenziali trabiccoli, vi regaliamo il simpatico video della canzone “Tuk Tuk Africa” dei nostri cantori del Kenya, Freddie e Sbringo.

 

TAGS: Tuk Tuktrasportovideotaxifreddie e sbringo

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