Editoriali

EDITORIALE

L'Italia senza figli vista dal fertile e stupito Kenya

I media locali parlano del record negativo italiano

30-07-2026 di Freddie del Curatolo

Chi vive in Kenya fatica persino a immaginare una società che smette di fare figli. Qui i neonati arrivano nei villaggi, nelle periferie, nelle grandi città e nelle campagne, indipendentemente dalla condizione economica o dalla presenza di uno Stato sociale. Per questo la notizia che l'Italia abbia toccato il minimo storico di natalità dal secondo dopoguerra viene letta con una certa incredulità.
Nel Paese che vede nascere bambini e bambine ad ogni angolo di strada, la stampa keniana dà risalto alla notizia che l'Italia è alle prese con la più grande crisi di nascite dal 1945 ad oggi e si fa delle domande.
Tra i motivi, viene citata la crisi economica e gli aiuti scarsi dello Stato alle giovani madri. Fosse per quello, in Africa non dovrebbe nascere nessuno...la verità è che anche in Kenya hanno capito che noi europei ci avviamo verso una scomparsa volontaria. Con troppi connazionali che pensano solo ad accelerare questo processo.
La notizia ha trovato spazio anche sui principali siti d'informazione keniani: nel 2025 l'Italia ha registrato appena 355 mila nascite, quasi il 4% in meno rispetto all'anno precedente, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, il livello più basso dal 1945. Senza calcolare che buona parte dei parti riguardano madri straniere con cittadinanza italiana. E poi mi vieni a mettere la parola “remigrazione” davanti ad “integrazione”…
Secondo gli esperti, a pesare sono soprattutto il costo della vita, la precarietà del lavoro e gli insufficienti sostegni alle giovani famiglie.

Chi osserva questa realtà dal Kenya, tuttavia, non può fare a meno di notare un apparente paradosso. Qui si vedono nascere bambini in quartieri privi di servizi essenziali, in famiglie che vivono con pochi euro al giorno, in contesti dove l'accesso alla sanità, all'istruzione e persino all'acqua potabile è spesso una conquista quotidiana. Eppure la maternità continua a essere considerata un valore naturale e una ricchezza della comunità, più che un calcolo economico.

Naturalmente il confronto non può essere ridotto a una semplice questione di reddito. In Africa incidono fattori culturali, religiosi, sociali e demografici molto diversi da quelli europei. Ma il caso italiano suggerisce che il benessere materiale, da solo, non garantisce la volontà di costruire una famiglia. Anzi, spesso l'aumento delle aspettative, dell'incertezza sul futuro e dell'individualismo sembra produrre l'effetto opposto.

Anche in Italia molti demografi sottolineano che la spiegazione economica, pur importante, non basta a descrivere il fenomeno. Le indagini mostrano che molti giovani desidererebbero avere figli, ma rinunciano per una combinazione di precarietà lavorativa, difficoltà abitative, ritardo nell'autonomia e cambiamenti profondi nei modelli culturali e nelle priorità di vita.

Dal Kenya, dove la popolazione continua a crescere rapidamente, questa riflessione assume un significato particolare. Mentre l'Africa si prepara a rappresentare una quota sempre maggiore della popolazione mondiale, gran parte dell'Europa affronta una lenta ma costante contrazione demografica. Due traiettorie opposte che raccontano non solo economie diverse, ma anche un differente rapporto con il futuro.

Forse è proprio questa la domanda che la notizia, letta da una veranda affacciata sull'Oceano Indiano, suggerisce agli italiani: se la povertà da sola non impedisce di mettere al mondo dei figli, quanto pesa invece una società che, pur avendo conquistato benessere e diritti, sembra aver smarrito la fiducia nel domani?

TAGS: Italianascitefertilità

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