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03-10-2026 di Freddie del Curatolo
Erano partiti nella notte, affidando a un matatu il viaggio verso nord. All'1 circa, a Salama, sulla Nairobi-Mombasa Highway, il loro pellegrinaggio si è fermato per sempre.
Secondo le prime ricostruzioni della polizia, un camion diretto a Mombasa avrebbe perso la propria corsia durante un sorpasso, urtando altri mezzi e finendo poi contro il Toyota Hiace che trasportava i pellegrini. Sono morti il conducente del matatu e tutti i 12 passeggeri a bordo, oltre al conducente del camion e tre persone che viaggiavano con lui.
È una di quelle notizie che in Kenya rischiano di diventare rapidamente una statistica. Ma questa volta sarebbe bene fermarsi prima che accada.
Perché dietro ai 17 morti di Salama ci sono famiglie, una comunità religiosa, un viaggio organizzato per pregare e non per correre. E c'è una domanda molto semplice: quanto è necessario che camion e matatu continuino a viaggiare sulle grandi arterie keniane nelle ore in cui la visibilità diminuisce e il rischio aumenta?
2.150 morti in sei mesi
I numeri più recenti disponibili della National Transport and Safety Authority, relativi ai primi sei mesi del 2026, raccontano un'altra emergenza nazionale: 2.150 persone sono morte sulle strade keniane, l'11% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Di queste, circa 836 erano pedoni, la categoria più colpita, seguita dai motociclisti.
Il dato complessivo del 2025 era stato di 5.009 morti secondo il rapporto economico del Kenya National Bureau of Statistics, con un aumento del 5,5% rispetto al 2024. Tra le principali cause indicate figurano sovraccarico, stanchezza dei conducenti, guida in stato di ebbrezza, mancato rispetto delle regole, guida spericolata e condizioni delle infrastrutture.
Non è dunque soltanto una questione di fatalità. E nemmeno soltanto di cattivi conducenti. È un sistema nel quale camion, autobus, matatu, motociclette e pedoni condividono spesso strade concepite per un traffico molto diverso da quello attuale.
E quando cala il buio...
C'è però un particolare che dovrebbe far riflettere proprio dopo la tragedia di Salama.
I dati NTSA relativi a luglio indicano che la fascia tra le 19 e le 21 è particolarmente pericolosa: l'ora con il maggior numero di vittime è stata quella tra le 20 e le 21, con 37 morti. Anche il venerdì, il sabato e la domenica hanno registrato oltre la metà degli incidenti rilevati.
Un rapporto sulla sicurezza stradale della contea di Mombasa, pubblicato pochi giorni fa, conferma inoltre una particolare concentrazione degli incidenti mortali nelle ore notturne: nel 2025 le fasce più associate alle vittime sono state quelle tra le 4 e le 6 del mattino e tra le 20 e le 22.
Non significa che ogni viaggio notturno sia pericoloso o che tutti i camion e tutti i matatu debbano essere messi fuori strada dopo il tramonto. Significa però che il buio dovrebbe essere considerato un fattore di rischio concreto nella gestione del trasporto pubblico e commerciale, soprattutto sulle cosiddette "highways", che in realtà sono come le nostre statali e provinciali, percorse da mezzi pesanti e veicoli sovraccarichi di passeggeri.
Forse è arrivato il momento di discutere seriamente di restrizioni alla circolazione notturna per alcune categorie di mezzi, o almeno di controlli molto più severi nelle ore più rischiose: condizioni dei freni e degli pneumatici, fari, velocità, riposo degli autisti, assicurazione, numero dei passeggeri, tempi di guida e rispetto delle corsie.
Per i camion, in particolare, un guasto o una manovra sbagliata al buio può trasformare in pochi secondi un normale sorpasso in una strage. Per un matatu pieno di passeggeri, il margine di errore è altrettanto piccolo.
Non basta contare i morti
La NTSA ha introdotto e proposto nel corso dell'anno nuove misure sulla sicurezza dei veicoli commerciali, sulle ispezioni, sulla guida in stato di ebbrezza e sulla regolamentazione dei servizi di trasporto. Il ministero dei Trasporti ha indicato proprio l'ispezione dei veicoli, il comportamento dei conducenti e il controllo dei mezzi commerciali tra le aree sulle quali intervenire.
E qualche segnale positivo esiste. A luglio, per esempio, i pedoni morti sono stati 146, contro i 178 dello stesso mese del 2025: una diminuzione di quasi il 18% attribuita dalla NTSA anche all'intensificazione dei controlli.
Ma 146 persone morte in un solo mese sono ancora troppe per poter parlare di vittoria.
Forse, dopo Salama, la domanda da porsi non è soltanto come evitare il prossimo incidente.
È se sia davvero indispensabile che un pellegrino, un bambino, un lavoratore o un'intera famiglia debbano affrontare una highway keniana alle due del mattino, accanto a un camion che viaggia per tutta la notte.
Perché la preghiera può aspettare l'alba.
La vita, qualche volta, no.
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