KENYA NEWS
28-10-2025 di Freddie del Curatolo
Il Governo del Kenya starebbe pensando di dare in concessione privata alcune delle spiagge e isole più suggestive del Paese, nel tentativo di rilanciare il turismo e attrarre investitori dal portafoglio più pesante. Il sogno di stendere il pareo sulla sabbia bianca di una spiaggia pubblica keniana, all’ombra di una palma, potrebbe quindi diventare, come certe maree, un ricordo che va e viene.
Niente di ufficiale per ora, ma nella bozza della nuova Strategia Nazionale per il Turismo 2025–2030, il Ministero del Turismo fa chiaramente capire che l’aria potrebbe cambiare — e non solo quella oceanica.
Secondo il documento, c’è “un urgente bisogno di riprogettare lo sviluppo dei prodotti turistici del Kenya”, e questo passerebbe attraverso una ricalibrazione (così la chiamano) che punta a differenziare le spiagge in base al tipo di turismo desiderato.
Tradotto: alcune per tutti, altre per pochi, o se vogliamo “meno picnic sulla sabbia, più resort con pista d’atterraggio per elicotteri”.
Il Ministero prevede infatti di creare un modello di classificazione delle spiagge con quattro categorie principali:
Le spiagge esclusive saranno quelle destinate a ospitare ville private, piste di atterraggio, resort boutique e campi da golf rivolti a “persone con elevato patrimonio netto”.
Un modo elegante per dire: chi può permetterselo.
In questa categoria rientrano Vipingo Beach e Kuruwitu Beach nella contea di Kilifi, e Tiwi Beach e Msambweni Beach nella contea di Kwale.
Per le famiglie e il turismo di gruppo, il piano prevede spiagge più accessibili come Diani, Nyali, Bamburi e Watamu, dotate di servizi per il tempo libero e le attività ricreative.
Un po’ più “popolari”, insomma, ma sempre dentro i binari della nuova visione ministeriale.
Le località di Shimoni Beach a Kwale, Shela, Kipungani e Kiwayu Beach a Lamu e Takaungu Beach a Kilifi saranno invece contrassegnate come ecoturistiche, per la loro cultura e il patrimonio naturale da preservare.
Infine, alcune tra le spiagge più conosciute — Watamu, Malindi, Gazi, Nyali e Bamburi — entreranno nella categoria avventura e sportiva, per la forte presenza di sport acquatici, diving e parchi marini.
Il Ministero precisa che questa trasformazione richiederà nuovi criteri di investimento, che potranno assumere la forma di proprietà privata, concessioni o leasing a lungo termine.
In altre parole, una parziale privatizzazione delle aree più appetibili, con l’obiettivo dichiarato di favorire la nascita di beach club di lusso, boutique hotel, porti privati per yacht e piste di atterraggio dedicate.
Nella bozza figurano anche quattro isole pronte a cambiare status: Chale e Funzi (Kwale), Kiwayu e Manda Toto (Lamu).
Assieme a loro, cinque spiagge: Takaungu e Vipingo (Kilifi), Msambweni (Kwale), Kipungani e Matondoni (Lamu).
Per garantire accesso e comodità a investitori e turisti di fascia alta, il Ministero propone inoltre di elevare l’aeroporto di Malindi a livello internazionale, di aprire il Moi International di Mombasa a più compagnie aeree dirette, e di potenziare le piste di Ukunda e Lamu per i voli regionali.
Previsto anche un miglioramento della rete stradale e della segnaletica verso le località balneari.
Secondo il Ministero, queste misure renderanno il Kenya più competitivo sul mercato turistico globale, aprendo nuovi mercati e garantendo una crescita economica “sostenibile”.
Il mare, però, non è infinito. E tra una “premium beach” e una “family beach”, qualcuno si chiede se, tra un elicottero privato e un beach club di lusso, ci sarà ancora spazio per quel turista che arriva con il matatu e l’ananas sotto il braccio e come riusciranno a riciclarsi i “private beach boys”.
AGGIORNAMENTO DEL 28 OTTOBRE: In una dichiarazione rilasciata martedì 28 ottobre, il segretario principale al Turismo John Ololtuaa ha respinto tali affermazioni, sottolineando che, sebbene la strategia designi alcune spiagge e isole per concessioni speciali, i suggerimenti contenuti nella proposta non sarebbero necessariamente attuabili.
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