SATIRA NATALIZIA
22-12-2024 di Freddie del Curatolo
Caro Babbo Natale, chi ti scrive è un boomer italiano in Kenya che più o meno vive qui da 35 anni.
Dico “più o meno” perché gli italiani in Kenya sono degli emigranti atipici: hanno tutti il “mal d’Africa” ma non hanno perso il “ben d’Italia”, nel senso dei benefici e della possibilità di tornare anche più volte all’anno nella loro terra natia.
Non sono come quelli in Australia o in Sudamerica, che col tempo si integrano e diventano quasi più cittadini del Paese d'approdo, e dell’Italia mantengono solo ricordi lontani, musica che nella stessa Italia non si ascolta più, e abitudini alimentari.
Anche io l’ho fatto fino a una quindicina d’anni fa.
Tornavo dove sono nato e cresciuto per vedere i parenti, gli amici, qualche concerto, una mostra, curarmi, presentare i miei libri…ma erano tutte scuse per mangiare funghi porcini, cozze e vongole, acciughe di Monterosso, puntarelle romane, tartufi di Acqualagna, squacquerone romagnolo, chianina toscana, formaggio di fossa, culatello di Zibello, gambero rosso di Mazara…e non parto con gli abbinamenti vinicoli altrimenti arriviamo almeno a Pasqua e passiamo al dolce e alle bollicine.
Caro Babbo Natale, hai capito che se vuoi fare un regalo a un italiano in Kenya, con l’enogastronomia vai sul sicuro.
Però io con i miei connazionali qui ci lavoro, nel senso che spesso parlo e scrivo di chi arriva e chi torna spesso: mi devo occupare dei loro problemi, delle loro aspirazioni, dei piccoli disguidi, i quesiti, le buone azioni e le cavolate che fanno, dei loro guai.
Quindi per quest’anno, la mia lista dei regali per i boomer italiani come me è un po’ diversa da quella che ti aspetteresti.
BRACCIAL-ETA
A tutti quelli che dopo 12 mesi e dopo che ho scritto 67 articoli sull’argomento, non hanno ancora capito cos’è l’eTA (autorizzazione elettronica al viaggio, necessaria per venire in Kenya) vorrei che regalassi un braccialetto elettronico che si attiva quando decidono di partire. Lì dentro ci mettiamo tutti i loro dati, così non possono sbagliare a caricare i loro dati, a mettere la foto nel formato giusto, non devono inventarsi le lettere d’invito o preoccuparsi di mettere l’indirizzo della villa a Watamu che non hanno denunciato al fisco.
Col braccialetto inoltre molti di loro saranno subito raggiungibili in Kenya, dato che quasi nessuno si registra sul portale “Dove siamo nel mondo” e quando succede che finiscono nei casini, nessuno può aiutarli e hanno anche il coraggio di lamentarsi con le loro istituzioni.
INGLESE SOTTOCUTANEO
Dear Santa Claus, if you can fai trovare sotto l’albero alla maggior parte dei nostri connazionali boomer che frequentano il Kenya e non hanno dimestichezza nè con le lingue, nè con le app dei telefonini, un corso d’inglese sottocutaneo, con microchip di intelligenza artificiale e traduttore simultaneo con un tono di voce meno fastidioso del loro e nessuna inflessione dialettale.
In modo che la smettano di arrabbiarsi con i camerieri dei ristoranti locali perché non capiscono l’ordine di “un filetto di cernia alla griglia ben cotto ma non bruciato senza condimento con verdure saltate in padella e del pane senza glutine” e che non pretendano di essere capiti da chi ha il corrispettivo keniota della quinta elementare e in pochi anni ha imparato l’italiano meglio di loro, ma ancora non afferra al volo il bergamasco.
Se ne trovi anche uno di "kiswahili elementare", magari non li sentiremo più neanche chiamare i Tuk Tuk "tutù", i baobab "bau bau", il matatu "macaco" e così via...
FILTRO D’AMORE VERO
Gentile Babbo Natale, a tutti i single e le single che frequentano il Kenya specialmente per “quel” motivo, vorrei che mettessi sotto l’albero un intruglio preparato da un “mganga” esquimese, di quelli che conosci tu, in grado finalmente di far innamorare il pensionato settantenne di una donna keniana cinquantaseienne, invece della studentessa di mezzo secolo più giovane, e la zitella bianca di un ragioniere keniano con pancetta più vecchio di lei, piuttosto che del beach boy tartarugato. Non lo chiedo per invidia, te lo assicuro, ma per il divertimento di abbattere qualche luogo comune sul turismo interessato in Kenya, e sentire meno lacrimose lamentele (e strascichi legali) più avanti…e finalmente potranno dire con cognizione di causa e senza essere compatiti "lei (o lui) è diversa da tutte le altre"!
CREMA SOLARE TOTALE
A chi frequenta, anche da tanti anni le località della costa e crede che non solo il Kenya, ma tutta l’Africa sia così, beach boys e studentesse comprese che parlano l’italiano, bambini nudi tra le capanne di fango che fanno ciao come le caprette di Heidi e più o meno chiunque al tuo servizio per 200 scellini al giorno, a quelli che Malindi è una frazione di Riccione e Watamu di Formentera, per favore porta in dono una crema abbronzante talmente potente che dopo due sole sessioni di sole in spiaggia, diventino direttamente giriama e kikuyu, labbra, nasi e chiappe comprese. In questo modo potranno tranquillamente scoprire anche i quartieri e le situazioni in cui i “mzungu” non possono andare, passeggiare in strada al tramonto senza essere rapinati, salire su un bodaboda senza casco senza essere fermati dalla polizia, decidere di fermarsi a lavorare senza permesso e non dover corrompere funzionari, e finalmente rendersi conto che il Kenya è grande, vario e solo uno dei tanti esempi di Africa. Vedi tu, Babbo Natale, se per loro puoi trovare una crema il cui effetto non svanisca per un po’, dopo che sono tornati in Italia. Ci sarà da divertirsi…
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