Editoriali

EDITORIALE

L'assurdo sabato dell'assalto 'park free' in Kenya

Tra scene inquietanti e surreali, il contentino populista...

29-09-2025 di Freddie del Curatolo

Sabato scorso i kenioti hanno fatto la pace con la fauna selvatica, non perché improvvisamente abbiano scoperto l’amore per le giraffe, ma perché l’ingresso era gratuito. E quando il cartello dice “free”, il cuore che batte dietro lo scudo masai, non resiste. Chi per necessità, chi come gli indiani che hanno il risparmio nel sangue, si parte tutti insieme, come fosse il Black Rhino Friday. Safari free con caos incluso. I dati ufficiali dicono 83 mila keniani ne hanno approfittato, una finale di Champions League emigrata al Maracanà.

Il governo aveva deciso di abolire i biglietti d’ingresso per celebrare la Giornata mondiale del turismo. Un gesto nobile, quasi commovente: “Grazie per averci aiutato a preservare gli elefanti – ecco un coupon omaggio per accarezzarli con la macchina accesa e il clacson bloccato”.

E così dalle sei del mattino fino al tramonto i parchi sono stati invasi da un’umanità in versione picnic, con code chilometriche modello autostrada A14 al casello di Rimini a Pasqua, solo che qui i telepass erano i ranger e la sbarra si alzava con la calma della fioritura del baobab.
Dentro, lo scenario era un documentario che Attenborough non avrebbe mai osato girare: traffico Nairobi–Mombasa traslocato in savana, con gazzelle che attraversavano sulle strisce inesistenti per andare a nascondersi lontano dai flash dei telefonini e babbuini intenti a segnalare ingorghi meglio della polizia stradale.

Le regole c’erano, certo. Il KWS aveva pubblicato linee guida con la serietà di un ministero svizzero: “Non scendete dalle auto, non disturbate gli animali, non giocate ad Aviator tra i leoni, non fate selfie con l’ippopotamo come se fosse vostro cugino ubriaco al matrimonio”. Linee guida che, ovviamente, sono rimaste lettera morta: qualcuno si è tolto le scarpe per testare la temperatura dell’acqua in un laghetto infestato di coccodrilli, altri hanno deciso che il Nairobi National Park era il posto giusto per improvvisare una partitella di calcetto, e i ranger – poveri ranger – hanno provato a riportare il buon senso. Hanno avuto lo stesso successo di un vigile urbano che tenta di dirigere il traffico ad un concerto di Vasco Rossi con ingresso gratuito.

In definitiva, è stato un trionfo della democrazia naturale: il Kenya ha finalmente mostrato che la fauna non appartiene solo ai turisti bianchi con la reflex, ma anche ai cittadini locali armati di cooler box, musica a palla e palloni da calcio. Gli unici che non hanno avuto diritto di parola sono stati i veri padroni di casa: gli animali, che guardavano la scena chiedendosi se non fosse arrivato il momento di chiedere l’asilo politico in Botswana.

TAGS: safari freeparchigratis

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