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Il grave problema di un Kenya senza bagni

Un cittadino su 4 defeca a cielo aperto

26-05-2022 di redazione

Lo sviluppo socio-economico del Kenya, che negli ultimi anni ha creato opportunità ma anche discrepanze, ha migliorato la condizione di decine di migliaia di famiglie ma ha anche sprofondato altri 2 milioni di persone sotto la soglia della sopravvivenza quotidiana, ha indubbiamente i suoi bei problemi. Tra questi c’è il continuo processo di urbanizzazione, con la popolazione che si prende spazi rurali, abbatte foreste e invade savane per insediarcisi, abitarvi e cercare di vivere specialmente con i frutti della terra.
Di fronte al sovrappopolamento di certe aree che un tempo erano spazi immensi senza centri abitati, vengono a galla le pecche istituzionali del cosiddetto sviluppo insostenibile.
Nei giorni scorsi i funzionari del Dipartimento dell’Acqua e dei Servizi igienico-sanitari hanno lanciato l’allarme riguardo a milioni di cittadini keniani che in almeno 47 contee del paese defecano a cielo aperto, non avendo né bagni privati né potendo usufruire di strutture pubbliche per farlo.
I dati trasmessi dal Ministero della Salute sono significativi e destano preoccupazione per la possibilità di epidemie portate dall’acqua facilitate dalla stagione delle piogge. Il 26% (un cittadino su 4) dei keniani non ha servizi igienici in casa, quasi 4 milioni e mezzo di persone in Kenya rispondono al richiamo della natura all’aperto, dove capita.

Un anno e mezzo fa, in piena pandemia, il Governo ha iniziato in alcune regioni dove il problema è molto evidente (Contea di Kwale sulla costa, Turkana (dove il 70% la fa sotto il sole o le stelle) Samburu e Marsabit a nord, Tana River e Mandera a Est) una campagna di sensibilizzazione coincisa con la costruzione di latrine pubbliche. Un buon inizio ma ancora insufficiente per risolvere il problema. Il problema più grande è la copertura idrica, perché le latrine devono avere l'acqua.

Più di quanto si potrebbe pensare e al di là di abitudini ancestrali, oggi la vera minaccia diventa lo smaltimento, proprio perché ad esempio l’acqua piovana è sempre stata una risorsa delle popolazioni locali, a fronte di siccità e scarsa erogazione pubblica. Ma anche per la presenza di feci umane in luoghi pubblici, frequentati da bambini e animali, per non parlare delle spiagge con rischio di ulteriore inquinamento dell’oceano.
Costruire servizi igienici-sanitari, toilette pubbliche dovrebbe essere una priorità per il Governo, così come sarebbero benvenute iniziative sociali che privilegiassero questa carenza ormai evidente. Anche nelle scuole, ad esempio, non ci sono strutture adeguate, pochissime hanno ad esempio bagni divisi per genere, acqua a sufficienza e depositi per la spazzatura (ad esempio per gli assorbenti).

“La situazione è ancora disastrosa – ha dichiarato il responsabile del Dipartimento dei Servizi Igienici, Fidelis Kyengo - In alcune scuole ha influito sull'apprendimento e molte ragazze hanno abbandonato. Bisogna fare molto”.

TAGS: sanitàigienetoilette

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