KENYA NEWS
29-05-2026 di Freddie del Curatolo
Questa volta probabilmente non si dovrà chiamare in causa l'imperizia di qualcuno o i guai cronici della compagnia dell'elettricità nazionale, un giardiniere distratto o un corto circuito, né uno dei sempre più sporadici attacchi di matrice tribale. La polizia infatti, in relazione al tremendo incendio nel dormitorio di una scuola femminile di Gilgil, vicino a Nakuru, che ha ucciso 16 studentesse, ha dichiarato di aver arrestato altre otto alunne dello stesso istituto, sospettandole di essere attivamente coinvolte nella strage.
Proprio così: per anni, ogni volta che un dormitorio scolastico in Kenya andava in fiamme, la caccia ai colpevoli cominciava da un filo scoperto, una candela dimenticata, una stufa difettosa o qualche fatalità tropicale. Questa volta però gli investigatori stanno guardando altrove: verso le stesse ragazze che avrebbero dovuto dormire tra quelle pareti e invece erano sospettosamente a casa.
Tra lo sgomento e sotto la cenere, alle tante domande, alla Utumishi Girls Academy di Gilgil si rischia di aggiungerne una ancora più inquietante: come può un luogo nato per educare trasformarsi nel teatro di un gesto tanto devastante da coinvolgere, secondo la polizia, le stesse studentesse che vi abitavano? Otto ragazze sono finite sotto indagine per il rogo che ha sconvolto il Kenya e riportato alla memoria una delle pagine più oscure della storia scolastica del Paese.
Il Kenya torna così a fare i conti con uno dei suoi fantasmi più ricorrenti. L'incendio scoppiato nelle prime ore di giovedì mattina nel dormitorio a circa 120 chilometri a nord-ovest di Nairobi, ha devastato il piano superiore di un dormitorio che ospitava 135 letti a castello. Sedici ragazze hanno perso la vita, mentre altre sono rimaste ferite nel tentativo disperato di mettersi in salvo.
Nelle ore successive alla tragedia, la polizia ha raccolto testimonianze di studenti e personale scolastico, analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza e ricostruito i movimenti delle persone presenti nell'istituto. Il risultato, almeno per ora, è l'arresto di otto studentesse che, secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo nella pianificazione e nell'esecuzione dell'incendio.
Le ragazze sono state rintracciate in parte nelle loro abitazioni e in parte nei dintorni della scuola, dopo essere state inizialmente inserite in un gruppo di circa trenta studentesse considerate di interesse investigativo. Gli interrogatori proseguono e le autorità sottolineano che le indagini sulle cause precise del rogo non sono ancora concluse.
Se le accuse dovessero trovare conferma, si tratterebbe dell'ennesimo capitolo di una storia che il Kenya conosce fin troppo bene. Gli incendi nei collegi e nei convitti scolastici non sono episodi isolati né una novità degli ultimi anni. Molti di essi sono stati attribuiti a gesti volontari compiuti da studenti scontenti, spesso esasperati dalla disciplina rigida, dalle condizioni di vita nei dormitori o da conflitti con la direzione scolastica.
È una realtà che periodicamente riemerge dalle cronache come una brace mai del tutto spenta. Solo due anni fa un incendio in un dormitorio scolastico nel Kenya centrale provocò la morte di almeno ventuno persone. E andando ancora più indietro nel tempo, la memoria collettiva conserva tragedie ancora più devastanti, che hanno trasformato scuole e convitti in luoghi di lutto nazionale.
Naturalmente, non tutti gli incendi hanno origine dolosa. In molti casi sono stati determinanti impianti elettrici difettosi, carenze strutturali o semplici incidenti. Ma gli esperti continuano a indicare due aggravanti quasi costanti: il sovraffollamento dei dormitori e il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza. Uscite di emergenza ostruite, finestre bloccate, edifici progettati per ospitare meno studenti di quelli effettivamente presenti. Quando il fuoco arriva, bastano pochi minuti perché una situazione difficile si trasformi in una trappola mortale.
A Gilgil, mentre le famiglie piangono le sedici ragazze che non torneranno a casa, resta aperta una domanda che va oltre la cronaca giudiziaria. Se davvero dietro l'incendio ci fossero delle studentesse, il problema non sarebbe soltanto individuare dei responsabili. Sarebbe capire quali crepe sociali, psicologiche ed educative continuano a covare sotto la superficie di molte scuole keniane, riemergendo ogni tanto sotto forma di fumo, sirene e funerali.
E come spesso accade in Kenya, quando le telecamere si spegneranno e l'emozione collettiva si attenuerà, il rischio sarà quello di aspettare il prossimo incendio per ricominciare a parlare degli stessi problemi.
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