KENYA NEWS
28-05-2026 di Freddie del Curatolo
Un’altra notte di fuoco in Kenya, ma questa volta non sono ville vuote di turisti italiani e chioschi bar sulla spiaggia, purtroppo è il dormitorio pieno di ragazze di una scuola, non il primo nel Paese.
Ed è un altro tragico conteggio che aumenta con le ore.
Sedici ragazze morte, settantaquattro ricoverate, genitori davanti ai cancelli senza sapere se la propria figlia sia viva oppure no. In Kenya i dormitori continuano a bruciare come se fossero costruiti apposta per ricordare che qui le tragedie non finiscono mai davvero: aspettano soltanto il prossimo incendio.
Sedici giovani vite spezzate e un dormitorio trasformato in una trappola mortale.
È il drammatico bilancio aggiornato dell’incendio scoppiato nella notte alla Utumishi Girls Academy di Gilgil, nella contea di Nakuru, l’ennesima tragedia scolastica che riapre in Kenya una ferita mai rimarginata.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo sarebbe divampato attorno all’una di notte, anche se l’allarme ufficiale è stato registrato dalla Croce Rossa del Kenya intorno alle 3.30 del mattino. Le squadre di emergenza, i vigili del fuoco e le ambulanze si sono precipitati sul posto mentre nel dormitorio si diffondeva il panico tra le ragazze intrappolate dalle fiamme e dal fumo.
La Croce Rossa ha confermato l’intervento dei propri soccorritori, delle ambulanze E-Plus e delle unità di supporto psicologico per assistere studentesse, insegnanti e famiglie sotto shock. Le ragazze ferite sono state trasferite principalmente al St. Joseph’s Hospital di Gilgil, mentre la polizia e gli investigatori della DCI hanno avviato le indagini per chiarire le cause dell’incendio e verificare il numero esatto delle presenti nel dormitorio.
Fuori dalla scuola, intanto, centinaia di genitori si sono riversati ai cancelli cercando disperatamente notizie delle figlie. Le autorità hanno limitato l’accesso al complesso scolastico consentendo l’ingresso soltanto ai familiari diretti, mentre proseguiva il difficile conteggio delle presenze.
La tragedia riporta inevitabilmente alla memoria il devastante incendio del settembre 2024, quando ventuno studenti tra i nove e i tredici anni morirono arsi vivi in un’altra scuola keniana. Allora si parlò di corto circuito, di estintori mancanti e di uscite di sicurezza insufficienti. Il governo promise nuove norme, controlli rigorosi e verifiche in tutti gli istituti del Paese.
Ma in Kenya spesso le promesse ufficiali durano meno del fumo che sale dai tetti bruciati. E così, mentre le autorità ancora indagano sulle cause dell’incendio di Gilgil, resta la sensazione amarissima che anche questa tragedia fosse annunciata.
Negli ultimi mesi gli incendi nelle scuole keniane sono aumentati in maniera preoccupante, costringendo diversi istituti a chiusure temporanee e riaccendendo il dibattito sulle condizioni di sicurezza nei dormitori scolastici, molti dei quali sovraffollati e privi di adeguati sistemi antincendio.
Intanto a Gilgil resta soltanto il silenzio pesante dell’alba, interrotto dalle sirene delle ambulanze e dal pianto dei genitori. E un’altra generazione di studenti keniani che scopre troppo presto quanto possa essere fragile una porta chiusa nella notte.
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