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Italiani in Kenya, autoregolatevi per le feste

L'anarchia Covid-19 può solo fare danni durante le vacanze

14-12-2020 di Freddie del Curatolo

Inizia il periodo delle feste e i casi nelle Contee turistiche fatalmente aumentano.
Come si è già visto ad esempio in Italia lo scorso agosto, per noi specialmente “vacanza” è sinonimo di leggerezza (per carità, sempre stato naturale e giusto) e di “lasciarsi andare”.
Lo si può fare in molti modi, ma di sicuro in questo anno disgraziato c’è una cosa che davvero non si può tralasciare e che le migliaia di morti e le altrettante di ricoverati che ci siamo lasciati alle spalle e che ancora si aggiungono quotidianamente ci dovrebbero insegnare: rispettare le poche ma fondamentali regole del contenimento della pandemia, che poi non è tanto una cosa astratta ma significa non rischiare di stare male o di far star male il prossimo (che spesso è un parente o un amico caro).
Il problema non esiste solo in Italia, come dimostrano i dati nazionali di sabato scorso ad esempio, la Contea di Kilifi che comprende Malindi e Watamu, ha segnalato 153 casi ufficiali di Covid-19, secondo numero più alto dopo Nairobi. Ed è proprio Nairobi-Kilifi l’asse portante dei viaggi di questo periodo.
Il settore turistico benedice per adesso la decisione di non chiudere le regioni più contagiate per Natale, come invece ha fatto il nostro Paese.
Ma di fianco ai dati ufficiali ci sono quelli nascosti, il cui mancato conteggio non si deve a chissà quale macchinazione, è semplicemente il fatto che tantissimi keniani non si recano in ospedale e non valutano una polmonite da Covid-19 così diversa dalle patologie più frequenti con le quali convivono: malaria, tubercolosi, dengue fever, asma.
Non si recano in ospedale fondamentalmente per mancanza di denaro, ma anche per evitare che accanto alle malattie di cui in Kenya si muore ogni giorno, non vengano scoperte altre sintomatologie da curare o combattere a suon di scellini, o che costringano ad isolamento non solo la persona ma il parentado tutto e l’intero villaggio facendo venire a mancare fondamentali forze lavoro.
Ma torniamo a noi, agli italiani sulla costa del Kenya in questo momento e a quelli che stanno arrivando. Non è nostra intenzione terrorizzare nessuno, ma far capire che ci si può divertire, rilassare, vivere la meraviglia di questo paradiso, anche con i soliti due o tre paletti fondamentali.

SAPPIATE CHE MALINDI E WATAMU NON SONO AFFATTO COVID-19 FREE.
Vi possiamo confermare che dall'inizio della pandemia ci sono stati già e ci sono attualmente anche casi di positività tra italiani e alcuni sono stati contratti per eccessiva leggerezza o per poco rispetto delle regole naturali di prevenzione.
Ricordiamo che al momento in cui doveste contrarre il virus, anche se siete asintomatici e nonostante siate in vacanza, non avete il diritto di andare in giro a contagiare anche gli altri e che semplicemente avere contatti con il proprio houseboy o cuoco, può uccidere persone nei villaggi dove non c’è alcuna possibilità di curare gli anziani.
Allo stesso modo, sia che siate positivi sia che abbiate frequentato qualche giorno prima ambienti in cui avete saputo che c’erano persone con il virus, evitate di frequentare chiunque, connazionali e non.
Bastano i classici quattordici giorni di isolamento volontario e se appaiono sintomi chiamate un medico o il Covid-19 team del Governo, i cui numeri di telefono dovrebbero essere in vostro possesso e a portata di mano per chiunque.
Anche perchè gli operatori solitamente si muovono in tempi rapidi, pur non avendo sempre il supporto di mezzi e strumenti a disposizione.

NON ORGANIZZATE FESTE IN CASA, COMPLEANNI ED ALTRO.
Chi è in Kenya per vacanza (ma purtroppo anche tanti residenti) e si comporta più o meno come se niente fosse, è un potenziale positivo asintomatico.
Evitate di organizzare cene, festicciole e incontri di venti o più persone.
Preferite piuttosto piccoli gruppi di sodali di cui conoscete le abitudini.
Un altro consiglio è quello di andare nei ristoranti che rispettano le distanze sociali tra tavoli, che sanitizzano voi e provano la febbre all’ingresso e dove i dipendenti e i proprietari indossano la maschera.
E invitiamo tutti i ristoratori che potrebbero dimenticarselo, a rinforzare queste misure nel periodo natalizio.

ABBIATE COSCIENZA DI COME FUNZIONA QUI LA SANITA’
L’età media degli italiani in Kenya è piuttosto alta e la sanità qui non offre le garanzie che ci possono essere in Italia. Nei giorni scorsi a Kilifi una persona importante è morta perchè non è stato trovato in tempo l’ossigeno. Può succedere anche a chi ha risorse economiche sufficienti.
In più, e questo è molto importante, la popolazione locale sulla costa per vari motivi non rispetta quasi mai le regole. Indossano spesso mascherine che sono solo una copertura per evitare i controlli delle autorità e nell’immediato entroterra non ci sono precauzioni di nessun tipo (a volte non c’è acqua per giorni, potete capire anche come sia difficile rispettare regole igieniche o simili).

EVITATE DI ABBRACCIARE CHI NON VIVE CON VOI.
E’ appunto questa leggerezza africana a doverci far diffidare di chi può avere abitudini diverse dalle nostre.
Il Covid-19 è presente e diffuso e gli asintomatici sono il 95% del totale.
Usate tutte le precauzioni con chi vi vende qualsiasi cosa, con il personale e allo stesso tempo non siate voi troppo espansivi con i conoscenti e le conoscenti keniane. In generale, come già detto, chi vive qui ha difficoltà a rispettare le regole di prevenzione e contenimento.

ESPRESSIONI E MANIERE DA STRONCARE
“Sono appena arrivato dall’Italia, ho fatto il tampone mi puoi salutare come si deve”.
Una fesseria.  Se qualcuno arriva nei luoghi di vacanza del Kenya semplicemente perchè in Italia non poteva fare determinate cose, bisognerebbe dissuaderlo da subito.
“I keniani se ne fregano talmente che se il Covid-19 qui fosse grave, sarebbero già tutti morti”.
Oltre al discorso dei numeri ufficiosi di cui sopra, sicuramente c’è il fatto che i keniani non siano colpiti in modo grave dal contagio, ma non dimentichiamo che i morti nel mondo appartengono in gran parte alla fascia d’età che va dai 60 anni in su e che l’età media dei keniani è più bassa.
Il problema non è tanto per loro, quanto per noi se non stiamo attenti.
Un consiglio: non salite su un tuk-tuk in cui il guidatore non porta mascherina e non ha il sanitizzatore. Evitate lo spostamento con i boda-boda.

Insomma, ci raccomandiamo, il Kenya ci ha insegnato la bellezza della vita, ma non necessariamente a farci solo i cavolacci nostri a discapito anche degli altri.
Buone Vacanze, e buon divertimento responsabile.

TAGS: consigli kenyaavvertenze kenyacovid malindifeste malindi

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