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Se torna la paura della magia nera sulla costa

Caos e linciaggi per presunte stregonerie con 'sparizioni di genitali'

24-06-2026 di Freddie del Curatolo

Sulla costa del Kenya ci sono cose che il progresso non è mai riuscito a sfrattare. Vivono accanto agli smartphone, ai pagamenti digitali e alle parabole satellitari. Camminano nelle stesse strade dove si parla di intelligenza artificiale e si prenotano safari online. Sono le paure antiche, quelle che abitano l'invisibile e che, quando riaffiorano, trasformano un vicino di casa in uno stregone e una voce di corridoio in una sentenza.
E’ capitato recentemente a Mombasa che alcuni predicatori dei Testimoni di Geova sono stati aggrediti dopo essere stati accusati di aver fatto "sparire" i genitali di due uomini. Un episodio che riporta alla luce il rapporto mai risolto tra magia nera, credenze ancestrali e giustizia sommaria.
Le leggende ancestrali, i riti e le superstizioni ricche di aneddotica che ne confermano la credibilità, in Africa orientale attraversano le generazioni più velocemente di qualsiasi notizia. Non hanno bisogno di prove, né di fotografie. Basta un sussurro. Basta qualcuno che gridi al mercato o all'angolo di una strada: "Mi hanno fatto sparire i coglioni". E all'improvviso la ragione si ritira, lasciando spazio al sospetto, alla rabbia e, troppo spesso, alla violenza.
Perché il vero incantesimo non è far sparire una parte del corpo. È riuscire a far sparire il dubbio, il buon senso, la capacità di fermarsi un istante prima di colpire. E’ così, nel retrobottega del turismo internazionale, laddove il mondo moderno convive ancora con spiriti, amuleti e fattucchieri: la paura continua ad essere la magia più potente.

Ma veniamo alla cronaca, a Nyali, sobborgo vacanziero e anche residenziale di Mombasa affacciato sull'Oceano Indiano, è bastata questa accusa tanto bizzarra quanto antica per scatenare il caos. Due uomini hanno sostenuto che alcuni predicatori cristiani, incontrati durante una missione porta a porta, avessero fatto sparire i loro genitali con un semplice saluto o un gesto misterioso.

La voce si è diffusa nel quartiere come un incendio alimentato dal vento. Nel giro di poche ore centinaia di persone si sono riversate nelle strade. Otto predicatori, successivamente identificati come membri dei Testimoni di Geova, si sono ritrovati assediati da una folla inferocita. Quattro di loro sono stati picchiati, riportando ferite anche gravi. Per salvarli, la polizia ha dovuto intervenire con rinforzi provenienti da diversi commissariati, lanciando lacrimogeni e sparando colpi di avvertimento in aria.

Quando gli agenti hanno verificato le accuse, la realtà si è rivelata assai meno misteriosa della leggenda. I due denuncianti avevano mentito. I loro genitali erano esattamente dove erano sempre stati.

Eppure sarebbe un errore liquidare la vicenda come una semplice assurdità folkloristica.
Chi vive da tempo sulla costa del Kenya sa bene che la stregoneria non appartiene soltanto al regno delle favole. Fa parte di un sistema di credenze che attraversa villaggi, città, famiglie e perfino ambienti istruiti. A Malindi, Kilifi, Mombasa e nell'entroterra, racconti di malocchi, incantesimi, spiriti e fattucchieri continuano a influenzare decisioni, relazioni e comportamenti.

Negli anni non sono mancati episodi tragici. Anziani accusati di essere stregoni e bruciati vivi. Guaritori tradizionali linciati. Persone assassinate perché ritenute responsabili di malattie, siccità o sventure familiari. Ogni volta il copione è simile: un sospetto, una voce, un'accusa e infine una folla convinta di esercitare una forma di giustizia.

Il fenomeno della presunta "sparizione dei genitali" non è nemmeno una novità africana. Antropologi e sociologi lo studiano da decenni come esempio di isteria collettiva e panico sociale. Episodi analoghi sono stati registrati in Nigeria, Ghana, Camerun, Benin e recentemente anche nella vicina Tanzania, dove decine di persone sono state arrestate dopo accuse simili.
La dinamica è quasi sempre la stessa. Una persona avverte una sensazione fisica, si convince che qualcosa sia cambiato e attribuisce l'evento a uno sconosciuto incontrato poco prima. Da quel momento la paura fa il resto. La convinzione individuale diventa verità collettiva.

Ma sarebbe superficiale considerare queste storie soltanto il frutto dell'ignoranza. In una società dove convivono tradizioni ancestrali, religioni moderne e profonde disuguaglianze economiche, la stregoneria rappresenta spesso un modo per spiegare ciò che appare inspiegabile. È una risposta culturale all'incertezza, alla malattia, alla sfortuna e all'angoscia.
Per questo motivo il dibattito resta delicato. Da una parte la scienza e le autorità ribadiscono che non esiste alcuna prova di poteri soprannaturali capaci di far sparire parti del corpo. Dall'altra milioni di persone continuano a credere che esistano forze che sfuggono alla comprensione umana.
Il problema nasce quando la credenza si trasforma in condanna.

A Nyali non è quasi sparito nulla, se non il confine tra paura e violenza. E forse la lezione di questa storia è proprio qui. Perché gli attributi dei due accusatori sono ricomparsi immediatamente, ma le ferite riportate dai predicatori resteranno per molto più tempo.
Sulla costa keniana, dove il sole tramonta ogni sera dietro l'oceano e le storie degli antenati continuano a camminare accanto agli uomini, la magia nera continua a fare paura. Ma a fare ancora più paura è la velocità con cui una leggenda può trasformarsi in una caccia all'uomo.

 

TAGS: superstizionemagiamgangamijikendariti

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