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MADE IN ITALY

Successo per il vino italiano a Nairobi

Reportage sul riuscitissimo evento del Gambero Rosso in Kenya

01-02-2024 di Freddie del Curatolo

Un evento non solo ottimamente riuscito, ma curato nei minimi particolari per risultare una vetrina elegante e allo stesso tempo conviviale, ma soprattutto utile commercialmente per promuovere il vino italiano in Kenya e, attraverso la sua cultura, il Made in Italy in generale.
Il “Top italian wine roadshow 2024” del Gambero Rosso, di cui Nairobi è per la prima volta una delle tappe internazionali, svoltosi ieri allo Shamba Events della capitale, ha attirato moltissimi appassionati, addetti ai lavori ed esperti di vino non solo dal Kenya, ma anche da molti paesi limitrofi e addirittura dall’Africa Occidentale.

L’Ambasciatore d’Italia in Kenya, Roberto Natali, ha aperto con il consigliere delegato del Gambero Rosso Luigi Salerno e la responsabile della comunicazione del Kenya Tourist Board, Wausi Walya, una kermesse in cui sono state presentate 35 cantine d’eccellenza italiane che negli ultimi 17 anni hanno ricevuto i famosi “bicchieri” della guida enogastronomica più famosa d’Italia e dell’Italia nel mondo.
Natali ha ricordato come la promozione dei prodotti enogastronomici all’estero sia una priorità del governo italiano. “Eventi come questo del Gambero Rosso presentano una delle eccellenze dell'Italia, rappresentata dal vino – ha poi aggiunto l’Ambasciatore – e non sarà il solo quest’anno, il prossimo luglio l’Ambasciata, con il supporto dell’Italian Trade Agency organizzerà un altro evento simile per promuovere la nostra enogastronomia. I keniani apprezzano sempre più il vino italiano, grazie anche all'operosità dei nostri ristoratori nel paese, e l'importazione nell'ultimo anno è cresciuta del 17%, ponendo il vino italiano al terzo posto, dopo Sudafrica e Francia".

Molto soddisfatta della scelta di Nairobi e della risposta dei keniani anche il Direttore Internazionale del Gambero Rosso, Tiina Eriksson.
“Abbiamo puntato su uno dei mercati in cui il vino italiano ha tanto spazio per farsi conoscere – ha spiegato Eriksson al portale degli italiani in Kenya – e molte delle cantine che sono con noi nei nostri tour mondiali hanno aderito con entusiasmo. Siamo felicissimi, perché l’unione aiuta a promuoversi meglio. Ogni anno compiliamo una rosa di nuovi mercati, è da un po’ di tempo che seguivamo Nairobi, sia per i segnali di crescita nella diffusione e nella passione per il vino, sia come hub dell’Africa subsahariana”.
Gambero Rosso, azienda leader italiana nei media enogastronomici, promuove la cultura del vino ed il suo commercio in una maniera che conquista il pubblico keniano, che ha mostrato molto interesse non solo durante le degustazioni, ma nel conoscere i territori, le tecniche e i metodi per arrivare ad imbottigliare eccellenze come quelle proposte dalle case vinicole presenti a Nairobi.
“Noi raccontiamo anche lo stile di vita che accompagna il bere bene – conferma Tiina Eriksson – è un biglietto da visita per tutto il Made in Italy e questo mood fatto di piacere di stare insieme e positività è stato colto nella maniera giusta dai media e dalle istituzioni. Abbiamo seminato bene con questo primo roadshow e speriamo di tornare presto”.

Affollatissime le postazioni delle aziende vinicole, con grande interesse per il prosecco, re delle degustazioni, e dei rosè. Ma i più esperti e gli addetti ai lavori hanno potuto assaporare dei bianchi strutturati, dei rossi riserva ed altre “chicche” in rappresentanza non solo delle regioni più conosciute ed esportate, come Toscana, Veneto e Piemonte, ma anche di Puglia, Sicilia, Abruzzo, Lazio e Friuli, ad esempio.

“Riteniamo il Kenya uno dei mercati più interessanti sia per l’attrattiva nei confronti del turismo, sia per la crescita di interesse sul vino da parte della popolazione locale – spiega a malindikenya Consuelo Donetto, export manager per Europa, Medio Oriente e Africa dell’azienda trevigiana Villa Sandi – puntiamo sul mercato keniano perché può fare da traino per tutta l’Africa, continente in cui l’enocultura può portare un approccio nuovo al Made in Italy”.

Sulla stessa linea anche i rappresentanti di Zorzettig, altra cantina rinomata che cerca il suo spazio in Kenya.
“E’ un mercato interessante e giovane, abbiamo conosciuto persone che hanno voglia di abbinare il vino alla storia e alla cultura del nostro paese, quindi pensiamo sia il momento per promuovere anche vini meno noti che hanno dietro di sé un mondo che richiama alle particolarità del nostro paese” spiega l'export manager, Alan Gaddi, facendoci assaggiare uno spettacolare Schioppettino. Per pochi, non per tutti.

Un mercato da esportazione in crescita è quello del vino siciliano. Patricia Romero, export sales manager di Firriato, cantina che presenta ottimi prodotti delle zone dell’Etna e del trapanese, tra cui uno zibibbo che ha incantato i presenti, è convinta del grande interesse dei keniani per i nuovi vini italiani di qualità.
“Abbiamo fatto numerose ricerche e possiamo dire che quello keniano è un mercato pronto ad allargare i propri orizzonti nei confronti del vasto panorama del vino italiano, esplorandone regioni e diversi vitigni”. Noi abbiamo apprezzato l'etna rosso (nerello mascalese e nerello cappuccio)


Sulla stessa linea quelli in decisa ascesa come il Salento (da citare una splendida riserva delle cantine Apollonio) e l’Abruzzo, con le variazioni sul tema del Montepulciano, a seconda del taglio con Merlot, Cabernet Sauvignon o Sangiovese. Senza scomodare il già consacrato Chianti toscano, di cui però vengono proposte bottiglie frutto di affinamenti e studi che non solo possono conquistare mercati nuovi e palati quasi “vergini” di cultura enologica, ma anche ribaltare in chi li propone e li vende in Kenya la narrativa classica sui più noti marchi di fabbrica. Villapicciola, con il suo sangiovese toscano in purezza, ne è l’esempio perfetto.

E’ sbarcato a Nairobi anche il Lazio, regione che forse è tra le meno conosciute per il suo vino a livello internazionale, ed anche in patria è troppo legata alle sue origini di vini sinceri del contadino o da “pronta beva”, come si suol dire. Le cantine Poggio Le Volpi e Casale del Giglio hanno portato invece vini che, pur esaltando il loro antichissimo territorio e i suoi vitigni autoctoni, come il bellone bianco e il cesanese rosso, producono bottiglie di qualità e molto adatte all’esportazione, come ad esempio il “Roma”, che non ha solo il nome ad attirare l’attenzione, ma anche la qualità del meglio delle coltivazioni della città eterna e del suo territorio.

Nella splendida cornice dell’evento del Gambero Rosso, infine, c’è stato il tempo di conoscere aziende familiari che con coraggio ma anche grande professionalità si sono lanciate verso l’Africa, come la cantina delle Sorelle Bronca, che produce un prosecco di livello superiore, o La Tordera, che mentre accettava di proporre le sue bollicine a Nairobi, ha trovato subito un importatore, tra l’altro non italiano.

Trentacinque cantine, ognuna con il suo perché e alcune anche in sintonia con l’emergente professionalità keniota, tanto da ingaggiare sommelier locali che hanno saputo creare un ponte tra l’expertise italiano e l’entusiasmo di poter trasmettere le proprie giovani conoscenze dei keniani.
Anche per questo, quello del Gambero Rosso a Nairobi, è stato un evento più che riuscito: non solo promozione, ma una vetrina della cultura e del modo di intendere la vita e l’approccio all’Africa del popolo italiano e delle sue aziende.
 

TAGS: vinieventomade in italyambasciatagambero rossocantineimportazione

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