Opinioni

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Noi keniani, popolo di corrotti a tutti i livelli

Il giornalista Muganda: "E' l'unica cosa che ci unisce"

07-04-2022 di Freddie del Curatolo

“Il Kenya solo idealmente è una nazione unita. Non c’è niente di strano, perché poche nazioni nel mondo possono affermare di esserlo. C’è però una cosa che unisce i keniani che sono sempre in guerra per cose spesso poco importanti e specie per la politica: la corruzione”.
A scrivere questo è un keniano, Clay Muganda, uno dei più importanti editorialisti del quotidiano Daily Nation. Nei giorni in cui il Governo è travolto dalla crisi del carburante, figlia di debiti accumulati con il sospetto che la campagna elettorale in corso giochi un ruolo fondamentale in scelte che penalizzano i cittadini e l’intero sistema produttivo del paese, il giornalista lancia un pesante “j’accuse” che non riguarda solo i poteri forti, ma la maggior parte dei cittadini.
“I keniani odiano la corruzione perché nega loro opportunità, uccide i loro sogni, li priva di potere, li impoverisce e li lascia senza servizi di base – scrive Muganda in un articolo intitolato “La corruzione uccide, ma i kenyani la amano perché li unisce” - Ironicamente, la venerano ancora. La amano perché è il motore che muove le loro imprese. Prosperano grazie ad essa, e quando cadono, la incolpano di nuovo”.
Secondo Muganda i suoi connazionali sono sempre pronti a stipulare accordi sottobanco, quando vedono un ostacolo sulla loro strada, per prima cosa cercano metodi subdoli per aggirarlo o qualcuno da corrompere per superarlo.
“La corruzione per i keniani parte dal livello più basso – insiste l’editorialista – con l’intenzione di accedere ad uno più alto, dove pagheranno di nuovo una tangente. Dal più piccolo fruttivendolo al più ricco uomo d'affari, tutti i kenioti hanno un ruolo nell'industria della corruzione del paese, ed è per questo che porvi fine sarà un compito arduo. I kenioti possono urlare contro i politici perché sono corrotti, ma loro non cambieranno mai perché sanno che il popolo ha abbracciato i loro modi malvagi e alla fine adora quelli di loro che si dice siano i più corrotti”.
Muganda cita la campagna elettorale come il momento clou delle ruberie e del malaffare nel paese africano, ma spiega anche che tutto parte molto prima, quando cioè i politici amministrano la cosa pubblica e s’insediano nei vari ambiti istituzionali.
“Ogni volta che viene pubblicato un rapporto sull'indice di corruzione, e gli enti statali sono elencati come i più corrotti, i keniani si uniscono alla condanna, ma dimenticano che le persone che lavorano in questi enti sono corrotte dagli stessi cittadini, ovvero i contribuenti, i cosiddetti kenioti comuni – ammette il giornalista - Come possono gli automobilisti kenioti lamentarsi degli agenti di polizia stradale corrotti, quando loro stessi preferiscono pagare per non andare in corte e dover perdere tempo? Pagare tangenti è la norma e tutto il contrario è disapprovato, se ne può parlare in eterno, ma il sistema è stato progettato in questo modo e non funzionerebbe da solo, se non fosse alimentato dai keniani che avrebbero il potere di distruggerlo ma non lo fanno perché alla fine è più comodo così”.
Per Muganda la corruzione ormai dilaga dappertutto ed è causa di tanti incidenti stradali (“Quando si verificano incidenti stradali, diamo la colpa agli agenti di polizia, ma i proprietari o gli autisti sanno bene che quando hanno veicoli difettosi possono farli circolare tranquillamente, pronti al limite a pagare tangenti”) e anche del crollo di palazzi, come avvenuto recentemente (“Quando gli edifici crollano causando vittime, c'è un coro di condanna per il fatto che i proprietari delle case hanno usato materiale di costruzione inferiori agli standard, ma hanno corrotto le rispettive autorità per guardare dall'altra parte. Ma questi proprietari di case non sono stranieri. Sono keniani, nati e cresciuti, sono i nostri fratelli, genitori, zii, zie, nonni o persino coniugi. E l'idea di usare materiale scadente è venuta da loro”).
In questo caso, sembra di leggere qualcosa di simile ai trascorsi italici, storie di abusi edilizi, appalti truccati, di terremoti e ricostruzioni e mafia all’interno delle istituzioni.
L’editorialista del Nation chiude parlando di una delle ultime vicende che ha riguardato il tentativo del Presidente Kenyatta di mettere fine al commercio di scarti di metallo, che alimenta le ruberie di ogni struttura, come nel caso dei tralicci dell’elettricità crollati a Nairobi che hanno causato un blackout nazionale.
“La corruzione non è un singolo evento commesso da un individuo in modo isolato. È come un virus, un'infezione che ha bisogno di una catena di persone per prosperare, sopravvivere e continuare il suo percorso di distruzione – è il pensiero di Muganda - quando il commercio di rottami metallici è stato vietato a metà gennaio, i commercianti che trattano barre d'acciaio hanno aumentato in 24 ore i prezzi delle merci che avevano già in magazzino. Hanno citato il divieto come motivo dell'aumento dei prezzi, come se il metallo di scarto fosse consegnato ai loro negozi e trasformato in tondini in loco. Sono tanto diversi dai politici che rubano dalle casse pubbliche? Possono essere una parte della lotta contro la corruzione? Questo tipo di comportamento esiste in tutte le imprese in Kenya. Tutti vogliono rubare agli acquirenti. Questi commercianti non sono stranieri. Le loro famiglie imparano, letteralmente, i segreti del mestiere da loro, e continueranno con quella cultura del furto, o della corruzione, in qualsiasi settore, compresa la politica. Noi keniani non abbiamo mai interiorizzato il fatto che siamo intrinsecamente corrotti e che siamo gli unici a poterlo fermare, ma non siamo pronti. Così continueremo a soffrire e a lamentarci”.

Questa la fonte e il testo integrale dell’editoriale di Muganda.
https://www.standardmedia.co.ke/clay-muganda/article/2001442136/corruption-kills-but-kenyans-love-it-because-it-brings-them-together

TAGS: corruzione kenyagiornalista kenya

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